Uno degli amari più esclusivi al mondo viene fatto nel Circolo degli Scacchi di Roma

Di Amarartis ne vengono prodotte solo 1500 bottiglie all'anno. Ed è stato creato per i soci del club più esclusivo di Roma.
Andrea Strafile
Rome, IT
10.2.21
Amarartis amaro scacchi roma
Foto per gentile concessione di Amarartis

Il Nuovo Circolo degli Scacchi a Roma è come uno di quei super club inglesi per nobili, riservato ai soci e ai loro ospiti, all’interno di Palazzo Rondinini sulla centralissima via del Corso

Alla fine di una lunga bevuta al bar con vista Colosseo, abbastanza instabile -ma con il cervello ancora funzionante-, ho buttato giù un amaro offerto dal padrone di casa e noto bartender della Capitale: Matteo Zed.

Sulla bottiglia c’erano simboli, capitelli romani, piante. Insomma, un bel mix di opulenza. “E pensa che questo amaro viene fatto per il Circolo degli Scacchi di Roma,” mi dice Matteo.

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First reaction: shock. Second reaction: devo assolutamente scovare la storia di Amarartis. Sì, ovviamente, come tutti, avevo appena finito di vedere la serie Netflix in cui una ragazza americana sbaraglia scacchisti russi (ops, spoiler) grazie a talento e allucinazioni notturne.

Il Nuovo Circolo degli Scacchi a Roma è come uno di quei super club di stampo inglese, riservato ai soci e ai loro ospiti, all’interno di Palazzo Rondinini sulla centralissima via del Corso. I soci sono - purtroppo - solo uomini e meno di 700, provenienti soprattutto dal mondo aristocratico e accademico. Il numero delle mirabilia, invece, è sicuramente più alto: quadri, statue, mezzi busti, porte intarsiate, passaggi segreti nella biblioteca. E poi le sale settecentesche, statue di allievi del Canova, marmi pregiatissimi conditi da rondini e setacci (i simboli del marchese Giuseppe Rondinini, tra i massimi commercianti di farine). E poi c’è il barbiere; hanno anche il barbiere insieme ad altri servizi interni che “facilitano” la vita dei membri.

Per molto tempo, in questo palazzo barocco è stata custodita anche la Pietà Rondanini (o Rondinini), l’ultimo lavoro -incompiuto- di Michelangelo, oggi invece al Castello Sforzesco di Milano. Insomma, tutte queste parolone evocative per sottolineare come sia un luogo decisamente inaccessibile.

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Lo dico subito, così da non affollarvi sotto il palazzo per vedere tornei di scacchi: nel circolo i soci fanno un sacco di cose. Quello che non fanno, invece, sono tornei di scacchi riconosciuti come abbiamo imparato a vedere nella serie Netflix. Il nome viene dalla fusione di due circoli nel 1916: il “Circolo degli Scacchi”, appunto, fondato a Roma nel 1872 e il “Nuovo Circolo”, che a sua volta fu una costola del “Circolo della Caccia.” Il nuovo Nuovo Circolo degli Scacchi è balzato tra i più bei palazzi romani fino al 1990, quando si è stabilito nella sede di Palazzo Rondinini. Chiaramente scrivo di costole, fusioni e date antiche per rendere il tutto più circolesco.

“Ogni prova è stata assaggiata sia da noi sia dai soci del circolo per arrivare al gusto perfetto tagliato su misura per loro e che ci rendesse soddisfatti.”

Ma torniamo al nostro amaro. Nel Nuovo Circolo degli Scacchi lavorano due bartender: Claudio Summa e Andrea Disperati. E i due hanno pensato bene di creare un amaro esclusivamente per il Circolo e i suoi soci. “Come puoi immaginare qui arrivano persone di un certo livello sociale, culturale e professionale,” mi raccontano mentre passiamo da una sala arredata da quattro statue romane del IV secolo d.C. “A fine pasto sono soliti chiedere un digestivo, così abbiamo pensato di creare qualcosa di nostro da offrirgli. Insomma: l’idea era di offrire un prodotto artigianale esclusivo.”

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Può essere bevuto sia freddo che a temperatura ambiente. Foto per gentile concessione di Amarartis

Grazie agli studi di Claudio in farmacia e all’esperienza di Andrea, è uscito fuori Amarartis, un amaro che si adatta a quasi tutti i gusti, con una nota piacevolmente dolce dovuta al caramello e una serie di quasi trenta tra radici, piante, rizomi, erbe, cortecce, bucce e fiori che gli danno invece il gusto amaro e un nutrito ventaglio di sapori complessi. “A ultimare la ricetta abbiamo impiegato un anno,” mi raccontano. “Ogni prova è stata assaggiata sia da noi sia dai soci del circolo per arrivare al gusto perfetto tagliato su misura per loro e che ci rendesse soddisfatti.”

Il circolo è “gemellato” con i migliori circoli italiani ed esteri. Anzi fu proprio il Nuovo Circolo degli Scacchi a decidere di creare un’unione di circoli italiani, poi allargatasi anche fuori dai confini. Questo per dire che Amarartis è stato pensato pure su palati diversi dal nostro e come legante di differenti paesi e culture.

“Per fare Amarartis usiamo molte piante laziali- in particolare le ottime erbe officinali dei Monti Ernici in Ciociaria-, ma anche il meglio delle erbe di altri Paesi.” Quindi insieme alla camomilla romana c’è spazio per il rabarbaro cinese, la genziana francese e il cardamomo dello Sri Lanka. “Le parti vegetali,” mi racconta Claudio, che grazie ai suoi studi farmacisti ha pensato la ricetta nei minimi particolari, “fanno fino a nove macerazioni. Sette sono solo di piante singole a tempi diversi per tirarne fuori i principi attivi migliori; una per un misto di radici e cortecce; una di erbe miste. In più si fa un’infusione di caramello alle piante officinali.” Poi si filtra il tutto alla vecchia maniera, con un panno di lino, si uniscono le varie macerazioni e si lascia riposare al buio due settimane. Insomma, tra una cosa e l’altra ci mettono due mesi: per questo ne producono solo 1500 bottiglie l’anno.

E se all’inizio fioccavano ancora i vari “mi dia un Amaro del Capo”, oggi l’amaro del circolo viene ordinato di default. “Cominciavano a chiederci dove trovarlo fuori dal circolo, volevano comprarlo e portarselo a casa. Quindi abbiamo pensato di imbottigliarlo e venderlo con il nome di Amarartis.” Mentre quello del Circolo, che ha una bottiglia diversa, ma la stessa ricetta, si chiama ‘Amaro del Circolo’, con una nota di esclusività.

E quindi no, non ho visto tornei di scacchi in pieno centro di Roma. Anzi, non ho visto proprio nessuno, giusto la bellezza muta del palazzo, dato che era vuoto quel giorno.

Ma per un attimo, sorseggiando l’amaro sul bancone in legno scuro, circondato da ritratti e statue, anche io mi sono sentito un tipo importante. Fino a quando sono salito sul tram per tornare a casa e tutto è tornato normale.

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