Quando per la prima volta incontro Valeria Bassetti, guru della mixology con 25 anni di carriera alle spalle e iper nominata da tutti gli articoli in cui si parla di donne e cocktail bar, faccio subito una gaffe. La chiamo “barlady” e vedo subito l'occhio iniettarsi di sangue. È un errore da dilettante, ma lei mi perdona e mi spiega: “In inglese barlady non ha un significato, la stampa italiana lo ha coniato perché si vede che sentiva il bisogno di dare un’etichetta alla lavoratrice donna”. Il bartender è colui che dirige il bar, non ha sesso, è universale e non c'è un corrispettivo italiano perché la cocktail culture di stampo moderno è anglosassone.In inglese barlady non ha un significato, la stampa italiana lo ha coniato perché si vede che sentiva il bisogno di dare un’etichetta alla lavoratrice donna. Il bartender è colui che dirige il bar, non ha sesso, è universale.
Come vi dicevo prima della gaffe, Valeria ha un sacco di esperienza alle spalle: è passata dal Brancaleone, centro sociale romano, all'Hotel De Russie, cinque stelle in Piazza del Popolo; praticamente un triplo salto mortale che a pochi sarebbe riuscito. Al De Russie ha capito davvero cos'è l'essenza del lusso: “Non è il bling bling, ma la sostanza; il lusso lo puoi dare anche al bar della stazione, e io l'ho appreso proprio grazie a quell'esperienza così diversa dalle mie origini”. Quando si parla di Valeria dobbiamo citare Baccano, locale della capitale aperto da mattina a notte fonda, che è ancora oggi il suo bancone del cuore; lo ha seguito fin da quando era ancora solo un disegno su carta ed “è stato il primo grande progetto che ho sviluppato e avviato secondo la mia idea di ospitalità. Soprattutto però è stato un grande esperimento di team building” mi racconta.Chiarito questo le chiedo quali sono state le difficoltà all'inizio della sua carriera e Valeria mi spiazza subito: “Le stesse difficoltà sono state le stesse facilitazioni: TETTE è la parola chiave. Le bartender donna vengono considerate più per un fattore estetico che qualitativo.” Valeria ammette di saper benissimo che, soprattutto negli anni '90, nei club e nelle discoteche, si veniva assunte anche grazie all’aspetto fisico: “Ti impedivano di avanzare nella carriera, ma erano loro che ti facevano pagare l'affitto e le bollette”.“Le stesse difficoltà sono state le stesse facilitazioni: TETTE è la parola chiave. Le bartender donna vengono considerate più per un fattore estetico che qualitativo”
Non a caso nelle carriere di tutte le donne al bancone ci sono stati diversi episodi che probabilmente oggi sarebbe stati denunciati “Dieci anni fa, in Costa Smeralda, il proprietario del locale che stava per aprire mi chiese di reclutare una squadra di bartender donne”, mi racconta Valeria. “Devono lavorare in bikini con stivale con tacco bianco e… Valè, non mi interessa che siano brave, l'importante che siano bone e soprattutto, la danno?”. Valeria ha lasciato immediatamente quel lavoro.Se sorridi e sei vestita un po' sexy, mi dice Valeria, è capace che i clienti un po' agé ti passino 100 euro in mano con il numero di camera in cui li puoi raggiungere. “Le donne bartender non dovranno più sottostare a tutto questo, se un datore di lavoro le molesta va denunciato; infatti allo studio, in Senato, stiamo lavorando a un manifesto di affermazione dei diritti delle donne impiegate nei settori bar e ristorazione facendo un unico fronte con i nostri colleghi”, dice Valeria.“Stiamo lavorando a un manifesto di affermazione dei diritti delle donne impiegate nei settori bar e ristorazione facendo un unico fronte con i nostri colleghi”
Ma Valeria è ottimista: “Le nuove leve di bartender sono meno categorizzate secondo questi vecchi schemi, oggi c'è sempre più crossover tra i due generi, ed è quello che mi sono sempre augurata” dice Valeria. Sul fatto degli stipendi è difficile fare chiarezza. Le donne guadagnano meno anche in questo settore? La situazione contrattuale nel mondo dei bar è sempre stata un po' opaca, il lavoro nero ha fatto da padrone. Il problema non è tanto la retribuzione a pari ruolo, che si è ormai livellata, ma la difficoltà di poter raggiungere alti livelli a causa delle scelte riguardo la vita privata. In sede di colloquio, anche in strutture di lusso, hôtellerie e ristoranti stellati, la prima cosa che ti chiedono è se sei sposata e se vuoi avere figli. Un classicone.In sede di colloquio, anche in strutture di lusso, hotellerie e ristoranti stellati, la prima cosa che ti chiedono è se sei sposata e se vuoi avere figli.
C'è chi però in questo settore una prospettiva se l'è creata da sé. Nice & Nasty è un bar senza bar. Anastasia Artamonova è russa e vive a Milano da 8 anni.I World Class Club, ovvero gli Oscar dei bartender, negli ultimi anni sono stati vinti sempre da donne
Anastasia Artamonova. Foto per gentile concessione dell'intervistata
ShakHer. Foto per gentile concessione di Valeria Bassetti
I paradossi nel mondo dell’alcol non finiscono con le bartender che eccellono nelle gare internazionali; in Italia alcune delle migliori aziende di beverage sono trainate o fondate da donne: Montenegro, Varanelli, Nonino, Bevande Futuriste, Sister's Gin, i Giardini d'amore, Liquore delle Sirene e potrei andare avanti ancora. Antonella Bocchino di Ab Selezione è una produttrice e lavora tutti i giorni per piazzare i suoi prodotti: “Ci sono uomini normali, intelligenti, e uomini… che ti giudicano quando vedono che sei una donna: i secondi li inquadro subito e cerco il più possibile di starne alla lontana, nuocciono a loro stessi e non sono di grande utilità ai miei progetti. Ma esiste per fortuna anche la prima categoria che collabora alla pari e sa lavorare in team”.Per rendere più inclusivo l'ambiente del bartending si dovrebbe anche partire dal luogo del lavoro. Tutti i piani di lavoro, ad esempio, sono ideati per un'altezza di 1,70 m - altezza a cui spesso, evidentemente, una donna non arriva.
