influencer what i eat in a day
Illustrazione di Elnora Turner
Salute

Perché ci interessa così tanto cosa mangiano gli influencer?

I video 'Cosa mangio in un giorno' sono seguitissimi su YouTube e Instagram: c'è chi sostiene che siano diseducativi, ma gli influencer difendono il loro diritto a "fare quello che è giusto per loro".
17.9.20

I video “cosa mangio in un giorno” sono un formato molto usato da vlogger, modelli, attrici e altre persone misteriosamente famose, oltre a chi veicola contenuti sul fitness; abbiamo una curiosità morbosa per l’alimentazione di questa gente.

Circa un anno fa, Cassey Ho, che fa video su YouTube e post su Instagram a marchio “blogilates”, ha iniziato un “viaggio di 90 giorni” per mettersi “nella miglior forma della sua vita, una volta per tutte. Mentalmente e fisicamente”. Sembra che questo abbia colto alcuni dei suoi follower di sorpresa, perché secondo loro Ho era già in ottima forma: era una influencer di fitness ormai da anni; milioni di persone seguivano i suoi workout; di tanto in tanto postava video di “idee per un pranzo sano” eccetera eccetera. Certo alcune volte dava l’idea di avere un rapporto leggermente problematico con il cibo, raccontando fantasie di mangiarne grandi quantità, tipo “un burrito grande come un bambino” o “un piatto di spaghetti grande come una pizza famiglia”, e ammettendo di essere soggetta a fame nervosa.

Questo viaggio di 90 giorni è finito per durare un anno intero, durante il quale Cassey Ho ha fatto sempre più post su quello che mangiava e con foto del suo fisico visibilmente più magro, facendo di nuovo arrabbiare alcuni dei suoi follower che hanno criticato le porzioni e la carenza di carboidrati nei suoi pasti. Ho ha postato una video-risposta in cui si difende dicendo “la frutta, la verdura e i popcorn SONO CARBOIDRATI!!!!” e che “per me - per il mio corpo - interferiscono con il flusso della mia digestione, mi fanno sentire estremamente gonfia e piena di gas e mi fanno venire sonno. Quindi cerco di assumere i carboidrati in forme diverse, come frutta e verdura”.

Di recente è stata criticata anche per un video su TikTok in cui lodava il “banana test” per scoprire se hai davvero fame (test secondo il quale se non hai voglia di mangiare una banana, vuol dire che non hai davvero fame, un criterio che è stato oggetto di debunking da parte di vari dietologi). In un post di luglio, rispondendo a una critica sul suo fisico, ha scritto: “Oh. Vedo che stiamo ancora cercando di diagnosticarmi un disturbo alimentare… SMETTETELA DI APPROPRIARVI DEL MIO CORPO. Prima ero troppo grassa. Ora troppo magra. Non sta a voi giudicare il mio corpo. Né quando pesavo di più, né oggi, né MAI… Questa è la MIA verità. E se non siete in grado di credere alla mia verità, allora vi consiglio di farvi il vostro viaggio per trovare la vostra”. Due mesi dopo, ha pubblicato un video su “come ha perso 9 kg” che promuove un piano nutrizionale da lei stessa creato con l’aiuto del suo dietologo.

Nelle dichiarazioni che mi ha rilasciato tramite il suo manager, Ho è stata più diplomatica e ha detto di aver sofferto di un disturbo alimentare in passato, ma oggi non più: “In passato, sì, ho dovuto combattere l’ortoressia dopo aver partecipato a un concorso in bikini nel 2012. Guidata da un allenatore di body building, sono diventata super magra e pronta per la sfilata in sole 8 settimane. Mangiavo pochissimi carboidrati e molte proteine. Mi è stato insegnato a evitare la frutta… Non era una dieta sostenibile nel lungo termine,” ha scritto. “Ci sono voluti anni di lavoro su me stessa per liberarmi di questo rapporto malsano con il cibo, ma ora sono finalmente guarita. Non ho più paura del cibo. Vedo il cibo come nutrimento, gioia, energia!”

Ho è solo un esempio famoso di tanti, tantissssssimi influencer che postano quello che mangiano per perdere o mantenere peso. I video “cosa mangio in un giorno” sono un formato molto usato da vlogger, modelli, attrici e altre persone misteriosamente famose, oltre a chi veicola contenuti sul fitness; abbiamo la stessa curiosità morbosa per l’alimentazione di questa gente, pari a quella che nutriamo per il contenuto delle borse altrui.

Ma molto spesso questi video, in particolare se fatti da persone convenzionalmente considerate attraenti che non sembrano mangiare un granché, suscitano una risposta di tipo particolare: prima la sezione dei commenti viene invasa da gente che accusa l’influencer/vlogger di avere un disturbo alimentare e di promuovere comportamenti malsani, poi i fan, e a volte, l’autore stesso del video rispondono dicendo che “è il suo corpo e ci fa quello che la fa stare bene”, e a volte “non sei un dottore quindi non parlare di cose che non sai”. Tutti si incazzano e la persona del video torna tranquillamente a mangiare quello che dice di mangiare. Questi video scaldano così tanto l’opinione pubblica che è nato un meta-genere di video in cui altri youtuber postano reaction ai video originali, scatenando una nuova ondata di polemiche nei commenti.

Penso che per capire che cosa significa tutta questa roba serva separare problemi diversi e affrontarli uno alla volta: 1. È giusto che una persona come Cassey Ho parli pubblicamente di cosa mangia, anche puntualizzando che le scelte sono private e “la fanno sentire bene” e prendendo le distanze da qualunque possibilità di dare consigli di tipo medico? 2. È giusto che Ho si aspetti che nessuno critichi quei post, nemmeno gli esperti, visto che nessun post o raccolta di post può essere considerato un ritratto fedele di una persona e del suo stato di salute? E infine, 3. Considerate queste due cose, che cosa dobbiamo fare noi?

Ho mi ha detto che crede che “ogni corpo sia diverso, quindi nessuna dieta o programma di esercizio fisico funzionerà allo stesso modo per tutti. È importante che le persone influenti nel campo del fitness e della cura di sé insegnino ai loro seguaci l’importanza della scoperta di sé per comprendere meglio il proprio corpo”.

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Ma ha anche aggiunto: “Ho sempre condiviso esperienze che penso possano portare valore positivo nelle vite degli altri, niente che non consiglierei a una cara amica”.

Nessuno degli esperti con cui ho parlato ha condannato esplicitamente i post di Ho, ma tutti hanno espresso fortissima disapprovazione per l’impulso degli spettatori a imitare l’influencer (e mi sembra ragionevole sottolineare che questi video non sono così guardati solo perché sono divertenti, ma evidentemente c’è una spinta basata sui risultati che ottengono, cioè l’aspetto fisico di chi li fa). “Come regola generale, per informazioni sulla salute e la nutrizione, la gente dovrebbe rivolgersi a fonti credibili e accreditate, specializzate nel conferire piani nutrizionali basati sulla persona singola”, ha detto a VICE Maya Feller, dietologa. “È comprensibile che una persona voglia seguire le orme di un personaggio pubblico—ma a volte non è prudente. Vorrei anche ricordare che non possiamo sapere cosa succede nella cucina di ognuno. Nello specifico, non sappiamo a quali risorse hanno accesso o che tipo di team medico le segue”.

Non sono ancora state fatte abbastanza ricerche sull’impatto delle scelte degli influencer in materia di salute, in particolare rispetto ai follower più giovani, quindi i disclaimer non bastano per distanziarsi dall’impatto negativo dell’esempio che danno.

Secondo gli esperti che ho contattato, postare quei video fa parte delle attività nella categoria “è un paese libero”, ma è anche un paese libero per i follower che vogliono rispondere, perché il post che l’influencer fa è pubblico e viene visto da molte persone. Postare contenuti che sono chiaramente comportamenti da imitare e dire che non hanno consigliato esplicitamente nulla “che non consiglierebbero a una cara amica”, come ha fatto Ho, ma poi dire alle persone di non fare come loro o chiedere di non dire che contiene comportamenti potenzialmente malsani, può confondere. A voler pensar male, sembra che l’influencer voglia la botte piena e la moglie ubriaca. “Se hai un numero di follower significativo, devi dare per scontato che una fetta di questi potrebbe trovarsi in una situazione di vulnerabilità e potrebbe rivolgersi a te per una guida, un indirizzo”, ha detto Claire Mysko, amministratrice delegata della National Eating Disorders Association, l’associazione USA contro i disturbi alimentari.

Lorien Abroms, professore di prevenzione e sanità pubblica alla George Washington University, ha detto che un disclaimer non basta per scoraggiare i follower, perché l’influencer sta comunque dando un esempio. “È palesemente pericoloso nel senso che le persone modellano i propri comportamenti su quelli degli influencer o, in generale, su quelli degli altri”, ha detto. “Quindi se vedono qualcuno dire ‘ho dato solo un morso alla ciambella’ o ‘guardate quanto sono magra con questi jeans’ o ‘guardate quanto peso che ho perso’, la gente penserà che conviene fare la stessa cosa”.

Abroms ha detto che non sono ancora state fatte abbastanza ricerche sull’impatto delle scelte degli influencer in materia di salute, in particolare rispetto ai follower più giovani, quindi i disclaimer non bastano per distanziarsi dall’impatto negativo dell’esempio che danno. “Probabilmente l’influencer è in grado di autoassolversi perché nessuno le ha mai fatto vedere le prove dei danni che provoca. Ma dai pochi studi che sono stati fatti, la mia idea è che sia un comportamento dannoso, e mettere le mani avanti con una semplice premessa nella didascalia del video non basta”.

Instagram e altre piattaforme social hanno algoritmi del tutto imperscrutabili per gli utenti, ma che li bersagliano con i messaggi degli influencer, le pubblicità dei prodotti e altri contenuti che le compagnie ritengono in grado di fare profitto.

Si può avere la tentazione di avvicinarsi a un influencer nello stesso modo in cui ci si avvicina a un amico, e in quel caso tutto si ridurrebbe alla domanda “sta o non sta esibendo un rapporto malsano con il cibo e con il suo corpo?” Ma la risposta non importa, perché i social media non sono la realtà, anche se l’influencer dà mostra di portare i suoi adorati fan ovunque in ognuno dei suoi percorsi (va detto che nei commenti che mi ha mandato Ho dice: “Non condivido nulla che non sia fedele a ciò che sono. Per questo mostro i miei pasti salutari e i miei allenamenti, ma anche il mio amore per i dolci o il mio odio per i burpee!”). Questi post, in particolare se fatti da persone molto famose, possono arrivare a essere parziali o completa finzione, che la persona mangi di più o addirittura di meno di quanto dice nei post; che alterni abbuffate a comportamenti purgativi; o che mangi in modo del tutto normale, ma nei post si dipinga più asceta di quanto non sia perché ha una strategia social di un certo tipo e sa come far funzionare l’algoritmo in suo favore, quale post la gente salverà o manderà in DM agli amici. Al momento, si tratta di post con il piccolo adorabile pranzetto vegetale con pochissime tracce di carboidrati e una patatina fritta perché nessuno è perfetto, eh eh.

Dovremmo guardare più in alto, alle piattaforme social stesse, che producono algoritmi volti a sfruttare e manipolare, e agli sponsor che traggono profitto dal promuovere la non-accettazione del proprio corpo e disturbi alimentari

Tuttavia, la domanda resta: anche se non è giusto esprimere preoccupazione per l’influencer come persona dando per scontato che il suo feed sia probabilmente ritoccato o falso in certi aspetti, non sarebbe giusto criticare l’influencer perché promuove una dieta squilibrata e magari raggiunge un tale livello di cinismo da dare una falsa immagine di quello che mangia solo per fare post a cui più gente metterà like e commenterà?

Secondo gli esperti, sì, ma non è questo il punto. “I post di Cassey Ho o di altri con un messaggio simile non finiscono nel feed social delle persone per caso”, ha detto S. Bryn Austin, docente alla Harvard T.H. Chan School of Public Health. “Instagram e altre piattaforme social hanno algoritmi del tutto imperscrutabili per gli utenti, ma che li bersagliano con i messaggi degli influencer, le pubblicità dei prodotti e altri contenuti che le compagnie ritengono in grado di fare profitto”. Secondo Austin bisogna mettere sotto una luce critica l’intero sistema in cui si inseriscono i post di Ho, invece di considerarla un agente indipendente. “Da una prospettiva di salute pubblica, potrebbero esserci dei buoni motivi per criticare il messaggio di Cassey Ho, ma significherebbe anche mirare troppo in basso”, ha detto Austin. “Dovremmo guardare più in alto, alle piattaforme social stesse, che producono algoritmi volti a sfruttare e manipolare, e agli sponsor che traggono profitto dal promuovere la non-accettazione del proprio corpo e disturbi alimentari”.

Quindi, che cosa dobbiamo fare? Passare oltre? Commentare in modo critico? Smettere di seguire?

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La politica degli ultimi anni ci ha dimostrato che ignorare, non farsi coinvolgere o smettere di seguire, è una strategia che funziona ben poco quando si tratta, per esempio, di contrastare la disinformazione su Facebook. Confermando il punto di vista espresso da Austin, ciò che si è dimostrato davvero efficace è stato far riconoscere a siti come Facebook le proprie responsabilità e costringerli a contenere meglio gente come Alex Jones o Richard Spencer. Costringere aziende come Facebook a comprendere tutte le sfumature della persecuzione e dell’hate speech è stato un lavoro lungo e difficile, ma estremamente importante.

Vale la pena guardare bene chi ha successo su Instagram e con che tipo di contenuti, e chiedersi se si tratta solo del libero mercato che fa il suo lavoro o di qualcosa di più calcolato che colpisce le nostre insicurezze.

Un esempio che tocca più da vicino quello di cui stiamo parlando è quello di TikTok: la piattaforma ha ammesso a fine 2019 di aver penalizzato i video di persone grasse, queer e disabili. Il fatto che i suoi contenuti sembrassero prodotti solo da persone giovani, convenzionalmente belle e normodotate non era il risultato di una meritocrazia; erano le persone al timone di TikTok che imponevano i propri criteri e le proprie preferenze al pubblico.

L’algoritmo di Instagram è poco considerato rispetto a quello di Facebook (che ne è proprietario) o di YouTube. Il motivo potrebbe essere che Instagram è un social focalizzato sul lifestyle, considerato un campo meno pericoloso rispetto a, per esempio, politica o affari. È difficile paragonare il culto della dieta alla alt-right. Certo, ha aperto la strada alle fasce addominali, alle tisane “pancia piatta” e al carbone vegetale, ma non sta certamente distruggendo il sistema democratico. Ma vale la pena guardare bene chi ha successo su Instagram e con che tipo di contenuti, e chiedersi se si tratta solo del libero mercato che fa il suo lavoro o di qualcosa di più calcolato che colpisce le nostre insicurezze.

Forse siamo tutti e tutte prigionieri dello stesso schifoso algoritmo, e anche se sarebbe bello che gli influencer andassero controcorrente e prendessero personalmente scelte più coraggiose riguardo ai contenuti che diffondono, sarebbe ancora meglio se le piattaforme non li ricompensassero per questo.

Se tu o qualcuno che conosci si trova ad affrontare un disturbo del comportamento alimentare, puoi chiamare il numero verde SOS disturbi alimentari all’800-180-969 dal lunedì al venerdì dalle 7.00 alle 21.00.

Casey Johnston, autrice dell’articolo, non è un medico, una nutrizionista, una dietologa, una personal trainer, una fisioterapista, una psicoterapeuta né un avvocato; è semplicemente una persona che nella vita ha fatto (e studiato) molto sollevamento pesi. Seguila su Instagram.