Salute

Perché tra i ricoverati per coronavirus ci sono così pochi fumatori?

Un cardiologo greco e un neuroscienziato francese stanno cercando la risposta a questa domanda.
12 maggio 2020, 8:25am
Un fumatore
China Photos/Getty Images.

I cinesi fumano. Ben più della metà dei maschi sono fumatori, e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha calcolato che circa un terzo delle sigarette del mondo vengano fumate in Cina. Ma qualche tempo fa Konstantinos Farsalinos ha notato una cosa strana: pochissimi dei pazienti ospedalizzati a causa del coronavirus erano fumatori.

Farsalinos, cardiologo e specialista della riduzione del danno da tabacco in Grecia, a quel punto si è chiesto se la nicotina potesse impedire in qualche modo a chi la consuma di contrarre il COVID-19 o ai sintomi di diventare più gravi.

L'ipotesi di Farsalinos, detta in termini semplici, è che la nicotina abbia un qualche effetto anti-infiammatorio. I sintomi più gravi del COVID-19 sembrano causati da una reazione esagerata del sistema immunitario chiamata "tempesta di citochine". Durante questo fenomeno, il sistema immunitario risponde a un'infezione, per esempio nei polmoni, causando un'infiammazione che può portare a difficoltà respiratorie. La nicotina, secondo il ragionamento di Farsalinos, potrebbe essere in grado di attenuare l'intensità di questa risposta.

Vista così, è una teoria bizzarra. Il fumo è tuttora tra le principali cause di morti evitabili al mondo; di certo nessuno sta dicendo che fumare sia un buon metodo di prevenzione. E la nicotina è soltanto una delle tante varianti inusuali che sono state prese in considerazione dalla comunità scientifica. I dottori, con un atteggiamento molto possibilista, somministrano estrogeni a uomini infetti, prendono in considerazione farmaci da banco contro il reflusso gastrico e testano medicine per controllare il sistema immunitario normalmente usate nella terapia oncologica, tutto nella speranza di trovare un modo per controllare il virus o la reazione del corpo al virus (ma ancora nessuno ha provato a far bere il cloro ai pazienti).

Le osservazioni di Farsalinos, pubblicate sulla rivista Internal and Emergency Medicine, hanno catturato l'attenzione di scienziati, politici ed esperti sul controllo del tabacco in tutto il mondo, alcuni dei quali credono che questa paradossale teoria sia abbastanza importante da dover essere approfondita.

"Sappiamo tutti, ovviamente, che fumare fa male," dice Raymond Niaura, direttore del dipartimento di epidemiologia dell'Università di New York ed esperto in trattamento della dipendenza dal tabacco. "Ne consegue che i fumatori dovrebbero stare molto peggio. Lo penserei anch'io. Ma sono rimasto sorpreso: non è quello che stiamo vedendo."

Niaura appare fra gli autori del paper su Internal and Emergency Medicine insieme a Farsalinos e all'esperta di salute pubblica greca Anastasia Barbouni (Farsalinos ha anche detto a VICE che un altro suo paper, che giunge a conclusioni simili e più approfondite, sarà presto disponibile in una diversa pubblicazione scientifica, Toxicology Reports).

La teoria non è emersa dal nulla. La nicotina, uno stimolante presente nel tabacco (ma anche in altre piante come i pomodori, anche se in quantità inferiore), è stata già studiata per le sue qualità neuro-protettive, che interessano gli scienziati che studiano le malattie di Parkinson e di Alzheimer. È una delle sostanze chimiche che si liberano con la combustione del tabacco, fa notare Niaura, che causano infarti, tumori e malattie polmonari.

"Da legislatore, devi chiederti che conseguenze potrebbe avere agire seguendo queste ipotesi nel caso poi si scopra che ti sei sbagliato," ha detto Clive Bates, un ex-funzionario della salute pubblica in UK e figura di spicco nel controllo del tabacco. "I contro sembrano pochi, se si tratta di indagare più a fondo. C'è un modo per andare avanti."

Un gruppo di ricercatori francesi guidati dal neuroscienziato Jean-Pierre Changeux sta facendo proprio questo—nella speranza di poter testare i cerotti alla nicotina su operatori sanitari e pazienti positivi al coronavirus. Un team che lavora nel prestigioso Pitié-Salpêtrière di Parigi ha osservato nella popolazione francese dati simili a quelli rilevati da Farsalinos: su 343 pazienti ricoverati, soltanto il 4,4 percento è stato registrato come fumatore; su 139 pazienti ambulatoriali, il 5,3 percento. È utile confrontare questi dati con quelli sull'intera popolazione francese, più di un quarto della quale fuma sigarette.

La notizia ha provocato un tale scalpore in Francia che il governo ha dovuto sospendere la vendita online di cerotti alla nicotina e altri prodotti simili, apparentemente per paura che i cittadini facessero scorta per amministrarsi da soli questa "terapia".

A differenza dello studio di Farsalinos, quello francese non ha ancora attraversato il processo di revisione paritaria. Questi ricercatori, inoltre, hanno ipotesi diverse, anche se guidate da una logica simile, per cui la nicotina potrebbe impedire al coronavirus di entrare nelle cellule del corpo, oltre a calmare le tempeste di citochine di cui sopra. L'ipotesi di Farsalinos spiegata in Internal and Emergency Medicine si concentra sul cosiddetto enzima convertitore dell'angiotensina, o ACE, il recettore a cui si crede che il coronavirus si attacchi per entrare nel corpo umano; i francesi, invece, pensano che il virus venga trasportato nel corpo tramite i recettori nicotinici o nAChR—un altro tipo di recettori che si trova nei polmoni o nel sistema olfattivo.

I dati preliminari rilevati a New York e in altre località degli Stati Uniti sembrano suggerire che il ricovero dei fumatori sia altrettanto raro, spingendo parti della comunità scientifica a chiedere maggiori test clinici come quello che stanno cercando di far partire i francesi.

Eppure, ogni scienziato ed esperto di controllo del tabacco che ha parlato con VICE ci ha tenuto a sottolineare ripetutamente che queste sono solo ipotesi, e che nessuno si può permettere il lusso di raccogliere dati precisi con tanta rapidità; tutti stanno dando il massimo per aiutare mentre restiamo in attesa del vaccino. Ci potrebbero tranquillamente essere altre spiegazioni del perché si trovino così pochi fumatori negli ospedali e negli ambulatori, spiegazioni che potrebbero anche non avere nulla a che fare con la nicotina.

"Che ci sia un problema nella raccolta dei dati?" ha detto Derek Yach, presidente della Fondazione per un Mondo Senza Fumo ed ex-direttore esecutivo del dipartimento di malattie non comunicabili e salute mentali dell'OMS. "Che muoiano prima di essere ricoverati? Che il loro status di fumatori non sia classificato correttamente? Voglio essere più scettico possibile."

E ci sono abbondanti motivi per esserlo, come ha fatto notare Yach. Il sistema sanitario potrebbe essere talmente sovraccarico che le cartelle cliniche potrebbero non essere compilate correttamente. C'è anche la possibilità che sia qualche altra sostanza chimica nel tabacco—non la nicotina—a produrre questo effetto protettivo. E la proposta di test francese potrebbe anche avere una lacuna in partenza, visto che la nicotina viene assorbita in modo diverso a seconda che si fumi una sigaretta o si indossi un cerotto.

Fumando, la nicotina entra nel corpo a ondate, mentre il cerotto alla nicotina dà un apporto costante della sostanza, ha spiegato Jed Rose, professore di psichiatria e scienza del comportamento alla Duke University e fra gli inventori del cerotto alla nicotina.

Michael Siegel, professore di scienze della salute comunitaria all'Università di Boston, ha un altro dubbio riguardo allo studio francese, e resta diffidente in generale. "È probabile che i fumatori che hanno sviluppato una malattia cronica abbiano smesso per questo motivo," ha detto Siegel. "Molti fumatori che continuano a fumare lo fanno perché non hanno ancora contratto una malattia. Perciò è lecito aspettarsi che questo condizioni i dati sui fumatori ricoverati."

Dall'inizio della pandemia, i ministeri della salute di tutto il mondo hanno consigliato e incentivato i cittadini a smettere del tutto—tanto di fumare quanto di usare sigarette elettroniche. La distinzione tra nicotina e tabacco—spesso ignorata nella demonizzazione comune—è molto importante per gli esperti che si occupano di salute dei fumatori. Una dose di nicotina assunta in maniera più sicura rispetto a una tradizionale sigaretta è uno strumento molto prezioso per combattere la dipendenza e un pilastro nella ricerca sulla riduzione del danno da tabacco.

Ora, potrebbe essere diventata ancora più importante.

"Prendere la decisione sbagliata su questo argomento," ha detto Bates, "può voler dire uccidere delle persone."

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