lavorare in fattoria ed essere gay
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Cosa significa essere apertamente gay quando fai l’allevatore

Fare coming out in un settore tradizionalista come quello agricolo non è affatto semplice. Abbiamo parlato con Pierre Damonneville, allevatore francese.
10.8.21

“Andiamo, Jugeote, datti una mossa. Non possiamo star qua tutta la notte!” Con queste parole, Pierre Damonneville, allevatore di 42 anni, sprona la sua mucca. Ci incontriamo in una sala di mungitura illuminata dal sole a Villepail, un paesino nel nord-ovest della regione francese di Mayenne.

Dopo aver finito la mungitura, si è accorto che una delle sue mucche sembrava essere entrata in travaglio. Preoccupato, Damonneville è andato subito al pascolo. “Ecco cosa significa lavorare con creature viventi,” dice. “Un animale non è come un computer, non puoi spegnerlo.”

Damonneville è fiero della propria dedizione al lavoro, ma anche dell’essere un uomo apertamente gay in un settore estremamente eteronormativo. Cresciuto in una fattoria, ha sempre voluto lavorare in campagna, ma per anni ha sentito di dover tenere segreta la propria sessualità per essere accettato. Poi, nel 2016, ha acceso la televisione per guardare uno dei suoi programmi preferiti, L’Amour Est Dans le Pré—che è la versione francese del reality show Il contadino cerca moglie. Per la prima volta, è apparso un contendente gay, Guillaume Barbier, che è tornato a casa senza match, ma ha poi trovato l’amore.

Suonerà banale, ma Damonneville dice che Barbier gli ha fatto capire che non era solo. Nel 2017, Damonneville ha deciso di lanciare una pagina Facebook intitolata Agriculteur et gay et alors? (“Agricoltore e gay, quindi?”) per aiutare le altre persone queer del settore a superare il senso di isolamento. Centinaia di persone hanno contribuito alla pagina con storie personali. “Siamo molti più di quel che pensavo,” racconta Damonneville a VICE:

Pierre Damonneville, essere gay nel mondo dell'agricoltura

Pierre Damonneville, 42, ha una fattoria dove produce latte biologico.

In alcuni paesi, agricoltor* queer hanno trovato modi di organizzarsi: in Canada esiste un’associazione chiamata Fierté Agricole, in Germania c’è l’associazione GayFarmer e negli Stati Uniti esistono circa 20 gruppi simili. Nel Regno Unito, l’ex cappellano Keith Ineson ha istituito la Gay Farmer Helpline nel 2010 dopo essersi confrontato con le pressioni terribili che le persone queer subiscono nelle comunità rurali isolate. Nel 2019, il cortometraggio Landline ha raccolto alcune delle chiamate, rimettendo in scena il loro contenuto.

In Francia, però, questo tipo di organizzazione non esiste. Ecco perché la pagina di Damonneville è così importante per persone come Jean-Jeacques Biteau, un produttore di vino 53enne che vive nella regione di Charente-Maritime, poco a nord di Bordeaux, sulla costa occidentale della Francia. Biteau si è riconosciuto nella storia di Damonneville. “Ho iniziato a vivere la mia identità liberamente a 30 anni,” racconta. Prima, non riusciva a parlare apertamente della sua sessualità con le persone che lo circondavano. Quando l’ha fatto, è stato disconosciuto dal padre, una figura di riferimento nella comunità agricola locale.

Pierre Damonneville

La fattoria di Pierre Damoneville

Le reazioni al messaggio di Damonneville non sono state tutte positive, però. Mi racconta che ha ricevuto persino una chiamata telefonica anonima e molto ostile, proprio il giorno prima al nostro incontro. “So che è qualcuno di queste parti, ormai ci sono abituato,” dice Damonneville. “Ho un vicino che mi spia da mesi, come per controllare se un uomo gay sia capace di fare il suo stesso lavoro.”

Poiché Damonneville è immerso in questo mondo da sempre—i suoi genitori coltivavano cereali e i suoi nonni allevavano animali per fare prodotti caseari—lui è fin troppo abituato alla mentalità chiusa e conservatrice che prevale in molte comunità rurali. Sua madre ha lasciato il padre, incarnazione dello stereotipo del contadino francese, nel 1995. La separazione è stata così devastante che Pierre non ha mai più rivisto suo padre. “Ci ha detto che il divorzio era una disgrazia assoluta nella comunità agricola e che da quel giorno in poi, lui non aveva più dei figli.”

Stando a François Purseigle, sociologo specializzato nelle comunità agricole, il settore in Francia è ancora segnato da una forte influenza cristiana. “La professione è stata sostenuta dalla Chiesa durante i processi di modernizzazione nel 19esimo Secolo,” spiega Purseigle. “Di conseguenza, conserva un’idea della famiglia molto tradizionale.”

Maxime Duteil

Maxime Duteil, 18 anni, lavora come apprendista nella fattoria di Damonneville.

Un sondaggio del 2015 condotto da Terre-net e Web-agri, due siti francesi dedicati all’agricoltura, ha scoperto che il 61,3 percento delle 2609 persone che hanno partecipato al sondaggio riteneva che l’omosessualità non fosse accettata nelle comunità rurali. Al netto del sostegno storico della Chiesa, Damonneville ritiene che questo sentimento di rifiuto sia legato anche al fatto che molti agricoltori sono ossessionati con la propria linea di successione. “Nella loro mente, devi sposarti, avere figli e lasciare tutto in mano al primo genito,” dice.

Maxime Duteil, 18 anni, lavora come apprendista alla fattoria di Damonneville. Ammette di non aver mai menzionato la sessualità del suo capo davanti ai suoi compagni di classe, per paura della loro reazione. “Alcuni direbbero di essere contrari,” dice Duteil. “Nel mondo dell’agricoltura, le persone sono testarde come muli.” Duteil esprime ammirazione per l’uomo che gli ha insegnato tutto ciò che c’è da sapere sul mestiere. “Ci vuole una forza incredibile per venire a patti con la tua omosessualità in un ambiente dalla mentalità tanto chiusa,” dice.

allevatore francese

Una delle mucche di Pierre

Damonneville non ha sempre avuto la sicurezza in se stesso che ha ora. A 21 anni, ha realizzato la propria omosessualità in modo—dice—idilliaco: innamorandosi di un amico. Dopo tre anni, hanno fatto il passo e sono diventati una coppia. “All’epoca, ero bloccato in una mentalità da contadino,” racconta. “Il mio piano era avere una fattoria tutta mia, un’impresa impossibile se avessi dichiarato apertamente la mia omosessualità.”

Ha deciso di interrompere la relazione con il ragazzo dell’epoca, per paura che mettesse a repentaglio il suo futuro professionale e si è buttato nel lavoro. Otto anni e diversi mestieri dopo, ha capito di essere stabile da un punto di vista economico, ma sterile emotivamente. Alla fine, la solitudine l’ha spinto a uscire dal guscio e si è iscritto a varie app di dating, dove ha conosciuto un uomo che è ora il suo ex compagno.

“Fortuna ha voluto che lo conoscessi mentre stavo comprando la fattoria di Villepail, lontano da dove sono cresciuto,” racconta Damonneville. I due si sono separati dopo sei anni di relazione, ma Damonneville crede che l’uomo giusto per lui sia là fuori da qualche parte. “Per me, la vita di coppia non è incompatibile con il lavoro agricolo,” spiega. “Anche se lavoro 15 ore al giorno, riesco a ritagliarmi tempo libero durante i fine settimana e a organizzare vacanze.”

Trasferirsi lontano dal paese in cui è cresciuto è stato benefico. “Volevo dimostrare che puoi essere figlio di un agricoltore, ottenere successo fuori dalle dinamiche di famiglia e realizzare progetti di vita, tutto vivendo apertamente il fatto di essere gay,” dice.

La sua scommessa è stata vincente—Damonneville spera di aprire presto una quarta sede agricola, assumere nuovi lavoratori, costruire un fienile dove conservare il fieno secco e aprire un laboratorio dove produrre yogurt e formaggio, oltre ad altri prodotti. Sta anche considerando di affidare quote della sua impresa alle persone con cui lavora in modo più stretto, per risolvere il problema della successione—tutto questo, lasciando aperta la porta all’amore.

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