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Recensione: Sulphur Aeon - The Scythe of Cosmic Chaos

Con il nuovo album, la band tedesca si conferma la migliore, la più varia e la più lovecraftiana che ci sia.

di Andrea Bosetti
28 dicembre 2018, 2:16pm

Puntuale come la compilazione del 730 torna la band death metal più interessante degli anni Dieci. A due anni e mezzo dall’episodio precedente i Sulphur Aeon hanno accettato la necessità della doppia chitarra e si presentano per la prima volta come quintetto, così da lasciare al fondatore Torsten Horstmann le incombenze di una sola sei corde, distribuendo basso e seconda chitarra ad altri.

"E nacque dunque il Caos primissimo", diceva Esiodo, e il quintetto tedesco lo ha preso in parola: dal caos i Sulphur Aeon partono, per poi portare ordine. Qui il primo punto di sostanziale differenza rispetto ai due capolavori che lo precedono: The Scythe Of Cosmic Chaos è un lavoro molto più controllato, e mai i tedeschi erano stati così padroni della situazione, in grado di gestire idee, risorse e soluzioni. La struttura dell’album differisce da quanto visto in precedenza, niente più undici brani con la titletrack posta esattamente a metà, qui i pezzi sono soltanto otto, a dare il titolo all’album è la traccia posta in chiusura e nonostante ci siano meno canzoni la durata complessiva è sensibilmente superiore ai primi due lavori. Perché qui i Sulphur Aeon sperimentano, superano spesso e agilmente i sei minuti a brano, mai successo fino ad ora, e si lanciano in un’oratoria che potrebbe fare invidia a Nergal, tanto sono declamatori certi passaggi vocali.

Poi assoli, cambi di tempo, rallentamenti e sfuriate da manuale, tutto costruito e incastrato alla perfezione. Fin dall’apertura di “Cult Of Starry Wisdom” è evidentissimo il cambio di paradigma: The Scythe… contiene molte più cose dei suoi due predecessori combinati, perché dopo aver spiegato il death metal a chiunque nell’ultimo lustro i Nostri devono essersi detti che era tempo di ampliare gli orizzonti e andare oltre. Io sono da sempre un grande fan dell’immediatezza e della fruibilità, ed è innegabile che i Sulphur Aeon abbiano deciso in questo caso di rinunciare in larga parte a questi due aspetti in favore di una varietà e profondità prima solo accennate. Però questi sono talmente bravi e sono riusciti a farlo talmente bene che non posso far altro che stare zitto e far ripartire il disco da capo. E in fondo basta arrivare a “Lungs Into Gills” per ritrovare quella potenza, quell’impatto frontale contro un muro di mattoni a duecento l’ora che mi aveva fatto impazzire al primo ascolto di “Incantation”.

A fare da collante, ora e sempre, Iä! Iä! Cthulhu fhtagn! Yuggoth, Nyarlathotep, Dagon e tutta l’allegra brigata di divinità del male sono ancora la sola e unica fonte di ispirazione per i tedeschi, che si riconfermano semplicemente la miglior band dedita all’esegesi lovecraftiana attualmente in attività (e sì, nel metal più scabroso e putrefatto la concorrenza è agguerrita). Con il loro death metal a tutto tondo, pregno di riferimenti europei e americani al tempo stesso, ricco di melodia quanto di brutalità e forte di una produzione caldissima e pastosa i Sulphur Aeon riescono un’altra volta a portarti migliaia di metri sotto il livello del mare, giù nell’abisso, fin nel buco del culo del demonio tentacolato più amato dai capelloni. Cittadini onorari di R’lyeh per acclamazione.

The Scythe Of Cosmic Chaos è uscito il 21 dicembre per Ván.

Ascolta The Scythe Of Cosmic Chaos su Spotify, Apple Music o Bandcamp.

TRACKLIST:
1. Cult of Starry Wisdom
2. Yuggothian Spell
3. The Summoning Of Nyarlathotep
4. Veneration Of The Lunar Orb
5. Sinister Sea Sabbath
6. The Oneironaut
7. Lungs Into Gills
8. Though Shalt Not Speak His Name

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