Kurtfürstenstraße, il quartiere a luci rosse di berlino
Tutte le foto di Flora Rüegg.
Cultura

24 ore nel quartiere a luci rosse di Berlino

Rafaela, 52 anni, sex worker a Berlino mi ha mostrato i caffè trasandati, le zone buie e i personaggi più eccentrici di Kurfürstenstraße​.
26 ottobre 2018, 7:22am

Sono le 8 di sabato mattina. Rafaela ha 52 anni, fuma un cigarillo e mi dice che crede nel vero amore. A pochi metri da noi, i topi scorrazzano nel parcheggio. Nella giornata che ho passato con lei, Rafaela ha fatto sesso con un solo cliente, ma a quanto dice, quando va bene può arrivare anche a otto incontri a notte.

Rafaela lavora a Kurfürstenstraße, il quartiere a luci rosse più grande di Berlino. "L'uomo dei miei sogni è là fuori, da qualche parte," dice fiduciosa. "E quando ci incontreremo, mi sentirò al caldo, anche con 25 gradi sotto zero—sai cosa intendo, no?" Rafaela ride molto e ad alto volume. A volte sembra che tossisca. Dice di essere un'ottimista, "anche se non aiuta molto."

A questo punto, io e Rafaela ci conosciamo da ormai 24 ore. Lei è stata sveglia per tutto il tempo—grazie all'aiuto di caffè, birra e vodka, passando le ore libere alle slot machine nei bar del quartiere.

Rafaela

Per cercare di capire meglio questa zona di Berlino, Rafaela e altre sex worker che lavorano con lei mi hanno concesso di passare un giorno e una notte insieme a loro. In queste ore ho incontrato una donna che lavora qui da quando ha 12 anni; un uomo della parrocchia che sta cercando di offrire una via d'uscita alle sex worker; un anziano che sta seduto tutto il giorno su una seggiolina pieghevole a guardare le donne passare. E ovviamente, Rafaela.

Ore 8:00

Quando inizio la mia giornata a Kurfürstenstraße, solo una delle sex worker sta già lavorando—una donna sulla cinquantina con un vestito nero corto. Incontro Rafaela un po' più tardi, seduta di fronte al Bistro Adler. Poco dopo mi racconta che si prostituisce da quando ha 18 anni, ma che si è trasferita da poco qui a Kurfürstenstraße. Negli ultimi sette anni ha lavorato come netturbina a Berlino. Il lavoro dei sogni, come lo descrive lei. Ma poi, dopo una relazione sbagliata e difficoltà economiche si è ritrovata senza una casa. "Ho pensato che lavorando qui avrei fatto i soldi più velocemente," dice Rafaela.

Al Bistro Adler, una donna gioca alle slot machine mentre un'altra dorme su una sedia—la parrucca bionda le è scivolata via. "Guarda qua," mi dice un uomo che si presenta come Toni. Toni è un cliente fisso—"da quando ho compiuto 18 anni." Si fa fare qualche pompino al mese, e li paga sempre 25 euro l'uno. Di notte lavora come cameriere, e di giorno dorme. "Non sopporto la luce del sole per troppo tempo," mi dice. Toni è arrivato in Germania a 17 anni su un'imbarcazione dall'Algeria. Suo padre ha pagato 2000 euro per quel viaggio.

Ore 9:00

L'ingresso del garage dove alcune sex worker portano i propri clienti.

"Vieni, ti faccio vedere i posti migliori," mi dice Rafaela. La prostituzione è legale in Germania, ma i politici minacciano costantemente di proibirla qui a Berlino, perché i residenti si lamentano spesso della gente che fa sesso nei parchi e tra i cespugli. Se prima le sex worker accoglievano i clienti nei parcheggi, oggi lavorano in appartamenti di lusso. Il complesso residenziale più recente si chiama "Carre Voltaire," e qui il prezzo al metro quadro è arrivato a 5mila euro.

Rafaela mi mostra il cortile sul retro di uno dei palazzi più vecchi. A terra ci sono mucchi di preservativi usati, un perizoma rosso, pacchetti di sigarette, bicchieri vuoti ed escrementi umani. Poi mi porta in un garage, che per qualche motivo ha un odore ancora più cattivo. Nonostante i cartoni all'ingresso, l'accesso è libero. "Solo le ragazzine dell'Est Europa usano i garage per lavorare, ribassando i prezzi," lamenta Rafaela, che si fa pagare 50 euro per ogni incontro e accoglie i clienti in stanze in affitto o in auto. Altre sex worker, dice, chiedono solo 20 euro e danno appuntamento ai clienti in posti tipo questi.

Rafaela ha avuto il suo primo cliente a 18 anni, e si era fatta pagare 150 marchi (l'equivalente di circa 75 euro). Aveva risposto a un annuncio sul giornale, che diceva: "Cercasi modella per visite in casa." Quando Rafaela ha chiamato il numero indicato sull'annuncio, le è bastato pochissimo per capire che l'uomo non stava affatto cercando una modella. Il giorno dopo, ci è andata lo stesso. "Sono rimasta davanti alla porta un bel po', cercando il coraggio di suonare." Alla fine ha suonato, e le ha aperto la porta una donna che l'ha fatta accomodare in una stanza dove gli uomini entravano per scegliere la donna che preferivano. Il primo uomo che entra, sceglie lei. Più tardi, Rafaela confessa di essere alla prima esperienza e lui le spiega cosa vuole. "Mi ha preso e rigirato per tutto il tempo come se fossi stata un animale di pezza."

Alla fine della giornata aveva guadagnato 500 marchi (circa 255 euro). "Sulla metropolitana verso casa mi sembrava che tutti potessero vedere quello che avevo fatto. Dopo una fermata sono scesa e sono andata piedi."

Ore 11:00

Circa un'ora dopo, una donna porta Tom*, 27 anni, in uno di quegli squallidi garage. Sette minuti dopo, Tom è già seduto al bar di fronte con una birra e quando gli chiedo di raccontarmi la sua esperienza, mi dice: "È andata. Volevo farmi una scopata senza dover portare rispetto a nessuno." E com'è stato per lei?—gli chiedo—"Mi ha detto che ho il cazzo grosso." Dopo un'altra birra, aggiunge "Non so cosa sia l'amore. Vengo qui spesso ma non è un posto che ti rende felice."

Gerhard Schönborn, 56 anni e proprietario di un bar della zona, non capisce quelli come Tom. "C'è un violentatore in ognuno di loro," dice. Qui da Neustart, il suo bar, le donne che lavorano in strada ricevono pasta e formaggio gratis, e possono anche trovare aiuto se vogliono lasciare la strada.

Gerhard Schönborn

Mentre parlo con Gerhard, impegnato alla parrocchia del quartiere, quattro donne dormono sulle poltrone e sul divano nel locale. Su una lavagnetta c'è una frase "Né la vita, né la morte ci possono separare dall'amore di Dio." Lo scopo di Gerhard non è convertire queste donne alla fede, ma solo cercare di aiutarle. Il suo intento, e quello dei volontari che lavorano con lui, è quello di incoraggiare le sex worker a lavorare nelle case come donne delle pulizie, e ad avere il loro appartamento. "Ma succede molto raramente," ammette.

Nonostante tutto, Gerhard non vuole che la prostituzione nelle strade venga proibita, perché "il problema non farebbe altro che spostarsi in un'altra zona della città."

Dentro il bar di Gerhard.

Rafaela, invece, non sarebbe dispiaciuta all'idea. "La situazione peggiora sempre di più," dice. C'è molta poca fiducia tra le donne. "Se chiedi un preservativo a un'altra sex worker, si gira dall'altra parte."

Il nuovo edificio residenziale Carré Voltaire.

Ore 15:30

Sandra esce di casa ogni giorno a quest'ora per lavorare. Ha circa 30 anni e un solo dente rimasto, è cresciuta a Neustrelitz, una cittadina a nord di Berlino. Suo padre è morto quando lei era giovane, e tutti i compagni della madre sono stati problematici. Uno, racconta, ha anche cercato di violentarla.

A 12 anni Sandra scappa di casa e vive per strada per un po', finendo presto in un brutto giro di droga. Alla stessa età Sandra inizia a prostituirsi. In questo modo riesce a racimolare in dieci minuti la stessa cifra che avrebbe fatto in un giorno intero di elemosina. Oggi vorrebbe lasciare la strada, ma non se lo può permettere, dice. Vorrebbe anche smettere con l'eroina, ma non ce la fa. Un medico le ha prescritto una terapia, ma questa non fa altro che smorzare un po' la sua voglia.

Mi ritrovo al Kurfürsten pub con Rafaela e Claudia, 42 anni, mentre bevono drink energetici a base di vodka. Le due commentano la morte di una conoscente, una ragazza dell'Est Europa morta di overdose in un garage la settimana prima, "probabilmente tra le lattine vuote e la spazzatura," dice Claudia. "Tutti dicono di averla vista, ma nessuno ha fatto niente. Questa cosa mi distrugge."

Claudia ha una grossa cicatrice sulla coscia destra. Quando le chiedo come se l'è procurata, scuote la testa. Nessuna di loro porta con sé dello spray al peperoncino, o un'arma per difendersi. "Se io avessi un'arma, ce l'avrebbero anche loro," dice Claudia. La polizia ha registrato oltre 2345 aggressioni solo a Kurfürstenstraße lo scorso anno, di cui 50 ferite gravi, 273 furti nei negozi, 50 rapine.

Quasi tutti i bar della zona hanno una slot machine.

Anche Rafaela ha una cicatrice, sul sopracciglio, che le ha fatto un magnaccia 20 anni fa. Lo stesso tizio ha rotto la mascella a una sex worker, ha appeso una ragazza dalla finestra tenendola per i piedi e ha minacciato di colpire in pancia una donna incinta. Rafaela ha dovuto pagargli 50mila marchi tedeschi (circa 25mila euro) per liberarsi di lui.

Ore 20:00

Horst (a).

Per circa quattro ore ogni pomeriggio, Horst, 78 anni, osserva tutto quello che succede a Kurfürstenstraße seduto sulla sua sedia pieghevole. "Che altro dovrei fare?" mi chiede. "Starmene a casa davanti alla TV?" Vicino a lui, c'è un ragazzo più giovane con una tuta bianca, che spara techno da una piccola cassa portatile. Sul blocco di cemento dietro di loro ci sono dei biscotti, una bottiglia di limonata e un sacchetto di plastica pieno di vestiti. Poco dopo, una ragazza bionda si avvicina, si toglie un reggiseno verde fluo e lo scambia con uno bianco preso dal mucchio.

"Lei," dice Horst indicando una donna con i capelli rossi e un vestitino grigio, "lei vive proprio accanto a me." Horst non chiede mai soldi alle ragazze, ma a volte chiede loro di fare sesso. Anche se questo gli è costato qualche problema. Poco tempo fa, una donna l'ha colpito con un coltello, ha rubato la carta di credito e l'ha chiuso a chiave nel suo appartamento. "L'ho vista qui oggi," dice, senza alcun rancore. Sa che è un mix di dipendenza dalle droghe, dai magnaccia e dalla povertà che spinge molte donne in strada. "È un gioco molto triste."

Ma allora perché lui sta al gioco, gli chiedo. Horst sorride. "È vero, io sto al gioco. Ma le donne le tratto bene." Horst ha fatto il camionista per 30 anni, si è sposato quattro volte e ha un figlio che non vede da cinque anni. Mentre ci salutiamo, mi dice sottovoce: "Fai attenzione, questo non è un posto sicuro. Qui la gente sparisce nel nulla."

Claudia.

Ore 22:30

A pochi passi da me, in mezzo alla strada, una donna di 50 anni siede sulle gambe di un uomo con i capelli neri e sporchi. Stanno facendo sesso. Poco più in là, due uomini bevono birra e sembrano non accorgersi di nulla.

A quest'ora, verso sera, ci sono circa 50 sex worker attive su Kurfürstenstraße. L'amministrazione locale dice che non ha idea di quante donne lavorino in strada. Sul registro del servizio sanitario sono registrate circa 2000 donne, ma molte lavorano illegalmente. Secondo Hydra, un gruppo di supporto dedicato alle sex worker, potrebbero esserci circa 8000 sex worker in tutta Berlino.

Rafaela mi raggiunge per dirmi che questa sera non ha tanta voglia di lavorare, ed è per questo che ha avuto solo un cliente. Dopodiché inizia a lamentarsi degli uomini—di quanto siano luridi, di quanto piccoli siano i loro peni. "A volte, se il preservativo è troppo grande, la punta vuota ti rimane in gola," dice. "Io cerco sempre di fare il minimo indispensabile."

Il barman di Nil

Alle 3 del mattino, nel bar deserto, Rafaela mi racconta di essere stata sposata con un ragazzo che poi è morto a poco più di trent'anni. Lei non gli aveva mai detto di essere una sex worker, ma non andava mai a letto con lui dopo essere stata con i clienti.

In un attimo, è già l'alba. Alla televisione, Udo Jürgens, un cantante tedesco, si esibisce con una giacca argentata e un papillon insieme a una donna con un taglio decisamente anni Ottanta. La loro canzone dice: "Ti auguro un amore senza sofferenze, e di non perdere mai la speranza." Rafaela e il barman cantano insieme.

"Credi che esista un amore senza sofferenze?" chiede il barman. La risposta di Rafaela è ferma e senza alcuna esitazione: "No."