Recensione: Bright – The Album

Se c'è una cosa che possiamo imparare dalla colonna sonora di Bright è che il rap è la forza musicale dominante, e che tutti gli altri provano a stargli dietro.
19.12.17

Fare la colonna sonora di un film di successo, se si tratta di una compilation di brani e non di uno score composto appositamente, significa andare a cercare di soddisfare i gusti di un pubblico determinato—chi guarderà Bright, il nuovo film di Netflix con Will Smith che fa il poliziotto in mezzo a una distopia fantasy? Con una trama, un protagonista e una piattaforma del genere, la risposta potrebbe benissimo essere "tutti". Da cui la necessità di soddisfare un enorme pubblico informe, e quindi di metterci dentro tutte le cose che piacciono al grande pubblico nel 2017.

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Se andiamo a vedere chi ha partecipato a questa raccolta di inediti, ricaviamo un dato: il rap è la forza musicale dominante del mercato americano, e quindi anche quello di buona parte dell'Occidente. Gli altri titani—nel nostro caso il pop, il classic rock, l'alt-rock moderno, l'indie da stadio—tendono quindi a chinare il capo e seguire le sue indicazioni. Il risultato è che a condividere una traccia si ritrovano D.R.A.M. e Neil Young. Il primo, con "Cha Cha", si è lanciato in un'eccitante carriera tutta sorrisoni, emoji a forma di cuore e broccoletti che ha trovato il favore delle folle. Neil Young, invece, di lavoro fa il pezzo di storia del rock. È un cortocircuito splendido, e fortunatamente non è il solo: anche A$AP Rocky e Tom Morello dei Rage Against The Machine hanno pensato di passare del tempo sulla stessa traccia per mandare, con fervore, il mondo a fanculo.

Lo stesso destino dei rocker è riservato ai grossi dell'EDM. Steve Aoki si ritrova a mettere una base tutta a picchi sotto alla voce Lil Uzi Vert, Marshmello tiene su i Migos mentre vengono a comandare la città e a premere il pedale dell'acceleratore stando attenti a non dire troppe parolacce. L'indie-che-ha-sfondato tiene duro, sia con il gloss dei Bastille che con le stramberie degli Alt-J. E poi ci sono i Portugal. The Man, che è assurdo ritrovare sulla colonna sonora di un film di Will Smith dato che solo qualche anno fa scrivevano capolavori simil-psych-emo-prog da venti minuti e passa intitolati It's Complicated Being A Wizard. Vedere la band di The Satanic Satanist portare quel groove folk-rockeggiante che tanto piace agli americani fino a queste vette di visibilità è la dimostrazione che a portare avanti un discorso coerente crescendo pian pianino fino ad arrivare primi su Billboard uno su mille ce la fa.

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È quando il rap non si ritrova a dover adattare il passo per poter camminare insieme a generi dalle gambe più o meno lunghe che vengono fuori i momenti più riusciti di questa compilation. Nonostante abbiano un brano tutto per loro, Ty Dolla $ign e Future sembrano ancora un po' troppo il rapper-ospite-sulla-hit-pop-non-pensata-per-lui, ma almeno sono ottimi rapper-ospiti-sulla-hit-pop-non-pensata-per-loro. E Meek Mill, YG e Snoop Dogg tirano fuori l'unica vera bomba di questo album con un banger anni Novanta adattato ai nostri tempi e basato su un azzardato ma efficace campione di "Still D.R.E.". E poi c'è un po' di pop innocuo, spina dorsale di ogni progetto destinato a soddisfare i gusti di quello che siamo abituati a chiamare mainstream.

Tutti questi fattori, messi insieme, non danno come risultato un ottimo prodotto. Ma ascoltare Bright – The Album significa essere quello che si pensa sia l'ascoltatore ideale del 2017: un tizio che ha sempre apprezzato quello che la radio passava, ha avuto una fase rock e una fase indie, ha cominciato ad ascoltare rap e si è reso conto di essere sempre impazzito per le rime e il carisma. Oppure, per dirla più semplice: è impossibile non trovarci dentro almeno qualcosa di interessante, chiunque siate.

Bright – The Album è uscito per Warner venerdì 15 dicembre. Il film sarà disponibile su Netflix dal 22 dicembre.

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