Droga

Come la cocaina ha influenzato il lavoro di Sigmund Freud

Il padre della psicanalisi ha ricevuto il primo campione nell'aprile del 1884, e ha subito cominciato a fare la cavia umana. Tutto nel nome della scienza.

Il fondatore della psicanalisi, Sigmund Freud, una volta ha detto che sono state tre le grandi rivoluzioni scientifiche che hanno buttato giù l'umanità dal suo piedistallo al centro dell'universo. La prima, ha detto, è venuta con Copernico, che ha dimostrato che la terra è solo un briciolo di materia che ruota intorno al sole in mezzo a un cosmo immenso. Poi c'è stato Darwin, che ha dimostrato che l'uomo non è la creatura prediletta di dio, ma che ha un antenato in comune con le scimmie, e quindi ha in sé un'intrinseca natura animalesca. E infine, ha strombazzato Freud, c'è la rivoluzione della psicanalisi, che fa cadere la "megalomania" dell'uomo e gli dimostra che "l'io non è più padrone in casa propria ma deve fare i conti con le scarse notizie riguardo a ciò che avviene inconsciamente nella sua vita psichica."

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Se sembra il delirio di un uomo che si è appena fatto una striscia di cocaina, probabilmente è perché la psicanalisi deve la sua fondazione, almeno in parte, all'amore di Freud per la coca, che ai tempi era un medicinale che si poteva acquistare liberamente, seppur a caro prezzo, in farmacia. E non solo la cocaina ha influenzato la psicanalisi—dalla scoperta del sogno come "via regia per l'inconscio", e dall'analisi del sogno, alla costruzione metodologica in sé—ma Freud è di certo anche responsabile della diffusione della cocaina. Secondo Dominic Streatfeild, autore di Cocaine: An Unauthorised Biography, "Se c'è una persona a cui imputare l'ascesa della cocaina a droga ricreativa, quella persona è Freud."

Se sono millenni che le popolazioni andine masticano foglie di coca, l'usanza non si è diffusa finché la cocaina non è stata sintetizzata nel 1855 da Freidrich Gaedcke con il nome di "erythroxylina". Già a fine decennio l'alcaloide aveva preso il nome, sicuramente meno complesso, di cocaina, e c'erano stati significativi passi avanti nel processo di purificazione della sostanza, che le case farmaceutiche ormai vendevano come cura per qualunque cosa. Freud scoprì questa nuova sostanza delle meraviglie dalla rivista Therapeutic Gazette, il gazzettino della Parke-Davis, ora controllata dalla casa farmaceutica Pfizer. Sono stati loro a sponsorizzare a un Freud 28enne la cocaina, per farsi pubblicità. Anche la Merck ha mandato all'ambizioso assistente dell'Università di Vienna dei campioni. Ovviamente, questi ne è stato tra i primi entusiasti.

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A questo punto, Freud stava per diventare qualcuno: aveva avuto qualche successo con un metodo per marcare il tessuto cerebrale e con un paper in cui ipotizzava la collocazione dei testicoli delle anguille. La cocaina sarebbe stata il suo lasciapassare per la fama e la fortuna, pensava, e gli avrebbe dato un tocco di eccesso e glamour anche nel mondo polveroso della medicina accademica. Ha ricevuto il primo campione nell'aprile del 1884, e ha subito cominciato a fare la cavia umana. Tutto nel nome della scienza.

Gli effetti fisici e psichici l'hanno attratto fin da subito, e nelle sue lettere Freud scriveva di aver cominciato a prenderla "contro la depressione e le indigestioni, e con grande successo" (facendo anche notare che gli effetti collaterali erano molto più interessanti di quelli del Gaviscon). Alla fine di quell'anno, ha pubblicato un paper, Über Coca, nel quale descriveva "l'eccitazione meravigliosa" della prima ingestione, una "esilarante e duratura euforia", e notava che fatica e fame scomparivano.

Comunque, Freud sembrava molto meno all'occhio quando si è trattato di individuare il potenziale della cocaina di indurre dipendenza e assuefazione. Ha scritto: "Mi sembra doveroso notare—e l'ho scoperto su di me e su altri tester—che una prima dose o anche dosi ripetute di cocaina non producono un desiderio compulsivo di aumentare la dose; al contrario, si prova una certa immotivata avversione alla sostanza"—insomma una situazione estremamente lontana dalla fotta delle cinque del mattino e dai messaggi disperati inviati agli ex fidanzati.

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Forse la non-dipendenza del buon dottore dipendeva solo dall'inesauribilità delle sue forniture. Deve essere stato sempre almeno con una riga in corpo a separarlo dal down. "Se si lavora con impegno sotto l'effetto della cocaina, dopo tre-cinque ore la sensazione di benessere scema, ed è necessaria un'altra dose per eliminare la fatica…"

Poco dopo, Freud ha cominciato a mandare ai suoi amici medici dei campioni di cocaina, citandone il potenziale come stimolante, come trattamento per l'asma e i disordini alimentari, come afrodisiaco (bisogna chiedersi se il noto interesse di Freud per i feticismi sessuali abbia preso forma durante una maratona di masturbazione sotto cocaina), e, cosa allarmante, come cura per le dipendenze da alcol e morfina. Ha dato della cocaina all'amico Ernst von Fleischl-Marxow, medico che prendeva la morfina per tenere a bada il dolore cronico che provava a causa di un pollice ferito mentre dissezionava un cadavere. Ma invece che neutralizzare la sua dipendenza, gliene aggiunse solo una nuova. Fleischl-Marxow arrivò in breve a spendere 6000 marchi al mese, e sette anni dopo, a 45 anni, era morto.

Un'applicazione più utile della sostanza l'ha scoperta l'amico oftalmologo Karl Koller, il primo a capire che la cocaina poteva essere usata come anestetico locale durante le operazioni agli occhi. Koller non ha sviluppato un amore personale per la cocaina pari a quello di Freud, comunque, e lo possiamo immaginare perché nel 1995 un campione non utilizzato della droga è stato trovato tra le sue carte conservate nella sala lettura della Biblioteca del Congresso. Freud avrebbe sicuramente ripulito la bustina.

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Era tale lo zelo con cui i colleghi di Freud sperimentavano su se stessi la panacea, che si erano dimenticati di essere alla ricerca di un bene maggiore. Certo, il dottor Wilhelm Fleiss—otorinolaringoiatra tedesco—ha pubblicato uno studio intitolato Relazione tra il naso e gli organi sessuali femminili, in cui sosteneva che il naso fosse un microcosmo del corpo, e che qualunque cosa poteva essere curata trovando il punto corrispondente nelle narici e applicandovi cocaina, teoria che Freud ha sostenuto personalmente al punto di aver bisogno di operazioni chirurgiche per sbloccarsi il naso, come Fleiss stesso.

È stato cercando di curare una donna dall'isteria—nevrosi che si credeva correlata alla vagina—che Freud e Fleiss hanno cannato in pieno e quasi ucciso la paziente che in seguito sarebbe stata immortalata come "Irma" ne L'interpretazione dei sogni, in cui Freud racconta un episodio che oggi l'avrebbe fatto cadere in disgrazia, l'avrebbe fatto radiare dall'ordine e gli sarebbe costato anche una causa e forse il carcere.

E invece, Freud ha continuato la sua professione ed elaborato le varie teorie che formano la base della psicanalisi—l'id, l'ego e il superego; la libido come energia sessuale fluttuante; il complesso di Edipo—il tutto innaffiando di ingenti quantità di cocaina i borghesi nevrotici viennesi che andavano a parlare con lui dei loro problemi, che derivavano tutti, secondo Freud, dal loro rapporto con i genitori e dal disadattamento alle norme borghesi (che però non si potevano contestare).

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Ne L'anti-Edipo Gilles Deleuze e Félix Guattari dividono la carriera di Freud in tre atti: "l'elemento di scoperta, pionieristico, rivoluzionario" con la scoperta della libido come desiderio informe; il momento classicista in cui il mito edipico è stato sovrapposto all'inconscio, intrappolando il desiderio nelle dinamiche famigliari; e infine il terapeuta che inventa la "infinita cura della parola". Ne parlano come di "un Cristoforo Colombo, un borghese lettore borghese di Goethe, Shakespeare e Sofocle, un Al Capone mascherato."

Deleuze e Guattari non sapevano che la terapia che ricalcava la struttura della dipendenza—basata sul continuo blaterare dei cocainomani, sui monologhi monadici—era alimentata, effettivamente, dalla coca. Sicuramente era un cartello, solo molto più Scarface che Al Capone.

Nonostante la sua popolarità sia tuttora forte tra quelli che hanno abbastanza soldi da buttare in chiacchiere solipsistiche, oggi molti considerano la psicanalisi una disciplina screditata, buona solo per le barzellette. I critici la ritengono una pseudoscienza, e la ritenevano tale anche prima che la dipendenza da cocaina del suo fondatore venisse alla luce. Gli scettici sottolineano l'influenza della cocaina su L'interpretazione dei sogni, il cui modello, pare, è stato proprio il sogno a occhi aperti del cocainomane. "Sono un pupazzo di neve, con una carota al posto del naso, in un prato enorme coperto di neve mai calpestata, che all'improvviso si scioglie, e poi mi sciolgo io, il naso mi cade e mi lascia che mi sento profondamente vuoto…" " È ansia della fertilità: la carota è il tuo pene…"

Il baloccarsi di Freud si è interrotto bruscamente nel 1896, il giorno dopo il funerale di suo padre, dopo 12 anni che era schiavo della signora bianca. È difficile interpretarla come mera coincidenza, anche se mi viene da chiedermi come sarebbe stata la storia intellettuale d'Europa se Freud avesse deciso di testare altre sostanze ora illegali.

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