Quanta solforosa posso trovare in un vino? In Europa i limiti per i vini convenzionali sono 160 mg/litro per i rossi, 210 mg/litro per bianchi e rosati e 400 mg/litro per i dolci. Nel biologico si abbassano di poco: 100 mg/litro per i rossi, 150 mg/litro per i bianchi. Più ne aggiungi, più il vino sarà “controllato” chimicamente e però anche più “chiuso”, “ingessato” al palato.Ogni tanto, anziché la scritta “contiene solfiti” sulla bottiglia trovate: “non contiene solfiti aggiunti”. Questo vuol dire che il vino ne contiene meno di 10 mg/litro. È difficile che sia proprio a zero, perché il processo di fermentazione produce spontaneamente SO2, in quantità variabili. Per questa ragione – mi baso su quello che mi dicono i produttori – capita che anche senza aggiungerne, la quantità totale superi il limite burocratico dei 10 mg/l e si è costretti a esporre comunque la dicitura “contiene solfiti”.Un vino che declama zero solfiti in etichetta basta a dirmi che si tratta di un vino naturale? Purtroppo no, perché l’enologia industriale ha già imparato a fare a meno della solforosa, usando altro al suo posto.
La solforosa fa male? Anche qui dipende dalle quantità. Di certo c’è che si tratta di una sostanza irritante, per cui va evitata soprattutto l’inalazione. L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) consiglia di non assumere più di 0,7 mg di SO2 per chilo di peso corporeo, al giorno. Tradotto: io peso 58 chili, il limite consigliato sarà 40 mg al giorno, se a cena tracanno una bottiglia di vino convenzionale sono già ampiamente fuori. Certo immagino che l’OMS mi sconsiglierebbe di traccannarla a prescindere dai solfiti.Spesso i solfiti vengono associati al mal di testa e su questo mi spiace, ma non ci sono conferme né smentite definitive. C’è sicuramente una variabilità individuale.
È possibile fare vino senza aggiungere solfiti?
Non c’è una ricetta, ma ci sono alcune “condizioni di base” che ti permettono di lavorare senza solfiti.
I vini di Pierre Frick, Alsazia. Foto dell'autrice
Il secondo testimone che ho scelto è un maestro del vino naturale italiano. Quarant’anni di esperienza, in parte passati a liberarsi dalle prassi enologiche “raccomandate”, fino a rifondare una prassi nuova o come direbbe lui “antica”, a fare un vino di sola uva o come direbbe lui “un vino di terroir”.Aggiungere solforosa, soprattutto in fermentazione, è un disastro per il vino, perché altera il sistema di microrganismi presenti sull’uva.
I vini de La Stoppa di Giulio Armani, azienda Denavolo.
Comunque, più affondo nel tema solfiti, più mi appare come prettamente agricolo.
