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Music by VICE

È arrivata in Italia la app definitiva per comprare i biglietti dei concerti

Sei stanco di essere fregato dai bagarini e dalla gente che vende i biglietti su Facebook? Abbiamo intervistato i ragazzi dietro a DICE, una app che vuole renderti la vita più facile.

di Elia Alovisi
01 ottobre 2019, 1:51pm

Fotografia promozionale via DICE

Qualche anno fa ho vissuto a Londra per un paio d'anni. Come ogni italiano appassionato di musica che vive in una capitale europea, sono rimasto affascinato da quanti concerti ci fossero. Non che a Milano la situazione fosse tragica, intendiamoci, ma il nostro paese resta comunque un luogo ostico dove organizzare i concerti. I motivi sono sia geografici che culturali: siamo una nazione fuori mano per gli itinerari europei, abbiamo una cultura dei festival tutta nostra, molti artisti costano troppo e/o sono troppo rischiosi per i promoter. A Londra tutto questo non c'era e non c'è.

Quando mi sono messo a esplorare la scena degli eventi londinesi mi sono trovato, a un certo punto, a usare un'app per scoprirli e comprarli. Si chiama DICE ed è molto bella—e lo dico più da persona che va a tanti concerti che da addetto ai lavori. Il motivo è semplice: sembra fatta da gente che ha davvero a cuore la musica e l'esperienza live, e quindi mette l'esperienza dell'utente prima di ogni altra cosa.

Avete presente la solita trafila per cui tutti siamo passati? Compri il biglietto, scopri che ci sono delle tasse che chissà a chi vanno e perché ci sono, se vuoi il biglietto fisico devi pagare altri soldi per fartelo mandare con un corriere. Altrimenti devi stampare su un foglio di carta la mail di conferma, andare al concerto, fare una fila, far vedere la tua carta d'identità, ritirare il biglietto vero—e solo poi puoi entrare e guardarti un concerto.

Ecco, su DICE tutto questo non c'è. Compri il biglietto nell'app, pagandolo meno che alla porta, e ce l'hai lì. Quando arrivi lo fai vedere sul telefono ed entri. Non puoi più andare al concerto e devi venderlo? Non ci sono mail da mandare, servizi clienti da contattare: puoi fare tutto direttamente nell'app e ti tornano indietro i soldi. Metti che il concerto è sold out? Se non sei riuscito a prendere un biglietto, puoi metterti in lista d'attesa. E chi non può più andare può così passarti il biglietto, direttamente all'interno dell'app. Niente ricerche spasmodiche sugli eventi Facebook, nessun rischio di fregatura, e soprattutto nessun bagarinaggio.

DICE ha appena lanciato la sua app a Milano—perché lavora per città e non per nazioni. Ci puoi trovare concerti molto belli, da quelli grandi a quelli piccoli, e nei prossimi mesi ne troverai sempre di più. Non quelli nei palazzetti e negli stadi perché, come mi spiega Russ Tannen, uno dei dirigenti dell'azienda, l'obbiettivo è portare più gente a più concerti medio/piccoli semplificando l'esperienza dell'acquisto dei biglietti e della scoperta degli eventi. Parlo con lui e Giorgio Riccitelli, già di Radar Concerti e ora head of music italiano di DICE, e mi faccio raccontare un pochetto come è successo che adesso magari pure da noi cominciamo ad avere un modo semplice e ben fatto per fruire della musica dal vivo.

Noisey: Perché l'Italia? E perché proprio adesso? Immagino che prima di lanciare l'app in una città ci pensiate molto a lungo.
Russ Tannen:
DICE è stato fondato a Londra, e prima di espanderci abbiamo dovuto riuscire a fare tutto per bene nel luogo dove siamo nati. Abbiamo passato un sacco di tempo a lavorare sul prodotto. La cosa più importante è stato creare un'app che non crashasse—come ti sentiresti a scaricare un'app per comprare un biglietto e vedertela smettere di funzionare? Non la useresti più. Ecco, ci siamo rimasti su due anni. Poi abbiamo dovuto creare e perfezionare le funzionalità pensate per i fan: la lista d'attesa, gli artisti preferiti, le notifiche e il sistema per i rimborsi. Infine è arrivato il momento di capire come far funzionare davvero bene il processo di scoperta, così che ogni utente si veda proposti eventi coerenti con il suo gusto ogni volta che apre l'app.

Si tratta quindi anche di consigliare concerti ai vostri utenti, più che di vendere biglietti?
Russ: Conta che la prima persona in assoluto che abbiamo assunto è un data scientist che lavora su quell'algoritmo da cinque anni e mezzo. Prima di muoverci su altre città dovevamo prima fare tutto questo: e ora siamo a Parigi, a Los Angeles, a New York, a Chicago, a Sydney, a Melbourne. Ora è arrivato il turno di Madrid, Barcellona e Milano. Sono venuto in Italia quasi un anno fa per un viaggio esplorativo. Ci sono diversi fattori che ci hanno spinto ad aprire proprio qua ma principalmente è stato il renderci conto di essere perfettamente d'accordo con Giorgio, il nostro head of music locale, sul contributo che avremmo potuto dare all'Italia. Cioè fermare il mercato secondario, creare un'esperienza migliore per i fan e soprattutto far andare più gente ai concerti. È da un anno che lavoriamo al lancio.

Da persona italiana che va ai concerti, posso assicurarti che avere DICE nel nostro paese è una cosa molto bella. Non è mai bello pagare soldi a caso, dover stampare fogli, perdere tempo a fare code...
Russ: È così ovunque. Tutti dicono che nel loro paese la situazione è davvero brutta, ma lo sento dire da tutti! Seriamente. È un problema mondiale. È come se chi vende biglietti non volesse farti andare ai concerti.

Mi spieghi il ragionamento per cui avete scelto di mettere i fan al primo posto in ciò che fate?
Quando chi lavora nell'industria musicale fa un prodotto tecnologico spesso non ha idea di quello che sta facendo—e viceversa. Sono competenze diverse, e ci sta. Noi abbiamo avuto la fortuna di collaborare fin da subito con uno studio che ci ha fornito un team di designer e sviluppatori. La prima cosa che ci hanno chiesto è stata una lista delle funzionalità che volevamo nell'app: oggi, ad anni di distanza, ancora non siamo riusciti a inserirle tutte! Pensavamo di finire in tre mesi, ma poi ci siamo resi conto di quanto fosse tutto davvero complesso. Solo quest'anno abbiamo cominciato a creare più tool per i promoter e i locali, dato che già ce ne sono molti in giro. Abbiamo voluto pensare prima ai fan, ed è a partire da questo principio che abbiamo sempre lavorato.

E quanto è importante la funzione di rivendita interna dei biglietti e di lista d'attesa nella vostra comunicazione? Perché mi sembra il punto focale dell'app.
Giorgio Riccitelli: Tutti sanno che il bagarinaggio è un problema enorme, e per chi lavora nel settore sono soldi che lasciano il mercato ed entrano in un mercato alternativo. È il nostro obiettivo principale, oggi come oggi. Quando andiamo a presentare DICE, in ogni conversazione, lo mettiamo come primo punto.

Avete appena lanciato DICE a Milano e state lavorando, per ora, con gli eventi di Radar Concerti, con i Magazzini Generali e il circolo Ohibò. Che reazioni avete avuto finora dagli addetti ai lavori?
Giorgio: Sono stati tutti molto curiosi. Quando facciamo vedere l'app la reazione che vediamo è semplice: "Allora può andare così! Può essere tutto così semplice!" E contemporaneo, ovviamente. Ci sono stati degli altri tentativi di app di ticketing in Italia, ma nessuno ha davvero colpito l'immaginario collettivo o si è affermato nel mercato. Ovviamente una delle prime domande che ci siamo sentiti fare è stata, "Ma è legale?"

Ecco, è legale? Quanto è stato difficile rendere DICE a norma di legge?
Russ: Quando sono venuto in Italia quest'anno mi ero dato gennaio 2019 come scadenza per lanciare DICE qua. Ogni nazione ha le sue leggi diverse sui servizi di biglietteria, dato che tutti hanno provato a combattere il bagarinaggio. L'Italia è forse tra le più difficili da navigare, ma ce l'abbiamo fatta. A me non sembra di lavorare per una compagnia che vende biglietti, né di provare a vendere un sistema di biglietteria a chi fa concerti. In qualche modo, mi sembra di fare qualcosa d'altro. Parlo più di concerti e musica, con i nostri clienti, che di affari. Ma ci sono due livelli: da un lato vai a bussare alla porta dei locali e dei promoter, dall'altro lavori con un'ottica globale. Abbiamo un head of music in ogni nazione in cui lavoriamo, e il loro ruolo è quello di parlare con tutti gli addetti ai lavori.

Il rap è un mercato enorme e in continua espansione: come ci lavorerete in Italia?
Russ: Guarda, il rap è la nostra fetta di mercato più grande. L'anno scorso abbiamo lavorato con Kanye West agli eventi di lancio di ye negli Stati Uniti. Abbiamo stretto un accordo con A$AP Rocky per i suoi concerti in Francia. Abbiamo coperto artisti enormi quando erano nell'underground, in ogni mercato, da Cuco a Stormzy. Quindi ovviamente sarà una parte molto importante del nostro lavoro anche a Milano.

Scorrendo l'app, ho notato che coprite eventi di tutte le dimensioni, ma non i più grossi: avete interesse anche a lavorare sui palazzetti e gli stadi?
Russ: Vogliamo che la gente esca di più con costanza, e quindi non siamo così interessati a lavorare su concerti enormi. Non è che uno può andare ogni settimana a un concerto da 50.000 persone—quello che ci interessa di più sono gli eventi da 5.000 persone in giù. Di concerti così potresti farne uno, due a settimana. Andando più in basso, dalle 500 persone in giù, potresti uscire ogni sera. E c'è chi lo fa! In ogni caso, non c'è un limite verso il basso. Puoi mettere il tuo evento su DICE anche se fai dieci paganti e organizzi la serata in un bar a caso.

Qual è la tua storia, Russ? Come hai cominciato a lavorare con i concerti?
Russ: Sono cresciuto sull'Isola di Wight, ascoltavo punk e hardcore e ovviamente non potevo andare a molti concerti. Quando avevo quindici anni cominciai a mandare email alle mie band preferite con il mio account di hotmail chiedendogli di venire a suonare da noi. E tra l'altro i primi anni non potevo nemmeno entrare nei locali dove organizzavo i concerti! Ero troppo piccolo. Quindi mi guardavo il soundcheck e poi mi mettevo nel parcheggio sul retro con i miei amici, stavamo lì a berci due birre e aspettavamo la fine del concerto. Il proprietario del locale usciva, mi dava i soldi dei biglietti, io pagavo il gruppo, loro riprendevano un traghetto e tornavano in UK.

Non male, per essere su un'isola! E poi ti sei trasferito sulla terraferma?
Sono andato a studiare fotografia all'università. Ho conosciuto una band, i The View, e sono andato con loro in tour come fotografo. Ho girato il mondo: al SXSW, in Texas, ho conosciuto dei ragazzi che lavoravano per la Universal e sei mesi dopo mi hanno scritto per lavorare a una serie TV. Da quella cosa cominciai a fare il presentatore in programmi musicali, ma dopo poco cominciai a lavorare da VICE. Lo adoravo e l'ho letto fin dal primo numero, ce l'avevano al negozio di skateboard nella via dove stavo. Ho cominciato a gestire la parte live dell'Old Blue Last, il pub di VICE a Shoreditch. E poi è arrivato DICE. In fondo è tutta la vita che penso a come far venire la gente ai concerti. Da ragazzino organizzai un festival di due giorni e mi misi a girare per tutta la città, ad appiccicare volantini in giro, sulle vetrine, sui muri.. il giorno dopo il comune mi chiamò a casa. Rispose mio padre, me li passò, e mi dissero che mi avrebbero multato 200 sterline per ogni singolo volantino. E ne avevo messi, ti giuro, un migliaio. E quindi sono dovuto uscire a tirarli via uno per uno sotto la pioggia.

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