Un supermercato inglese non mette più la data di scadenza

E lo fa per combattere lo spreco. Se la mela è un po' ammaccata non dovete per forza buttarla, ecco.
Andrea Strafile
Rome, IT

Avete presente quando comprate lo yogurt perché vi viene una voglia pazzesca davanti al reparto frigo e poi puntualmente rimane in frigo, dimenticato e anche un po' schifato? Quando la stagnola sopra si gonfia come la pancia di un pollo morto, per intenderci, e allora lo si prende e si butta guardando dall’altra parte.

Prima di comprare un qualsiasi cibo è ormai consuetudine leggere la data entro cui deve essere consumato. E il più delle volte tendiamo, per paura o per pigrizia, a gettarlo, pensando che quella data sia il limite massimo da non superare per evitare di morire o contrarre qualche orrenda malattia.

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“Da consumarsi preferibilmente entro il” implica una piccola dose di buon senso. Se lo aprite e sembra ancora buono, è probabile che lo sia.

Beh, sappiate che quella data non indica il giorno esatto superato il quale mangiandolo andrete al creatore, ma una data approssimativa che ti avverte che non manca molto prima che vada a male.

“Da consumarsi preferibilmente entro il” implica una piccola dose di buon senso. Se lo aprite e sembra ancora buono, è probabile che lo sia.

Ecco perché in Inghilterra la gigantesca catena di supermercati Tesco ha deciso di togliere da alcuni alimenti freschi l’etichetta Best Before”, il nostro “Da consumarsi preferibilmente”, lasciando che sia il cliente a decidere se l’insalata completamente marcia sia ancora buona da mangiare o meno.

La decisione è stata presa dopo alcuni studi che hanno evidenziato come una famiglia britannica media butta circa 700 sterline (800 euro) in cibo ancora perfettamente digeribile. Una lotta allo spreco massiccia che parte da 70 prodotti freschi, dalle cipolle alle mele, passando per insalata e patate.

Il discorso cambia con quei prodotti in cui se si supera la data dichiarata si rischia grosso: carne, latte, pesce. Se si va oltre qui ci si può beccare una sontuosa cacarella, o addirittura vermi strani ben felici di mangiarsi la vostra flora intestinale. Per questi alimenti l’etichetta è proprio diversa: troverete scritto “Entro il”. Non si discute.

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A quanto pare la cosa è piaciuta parecchio e funziona così bene che altre catene di supermercati inglesi vogliono fare la stessa cosa per proiettarsi verso un presente dove spreco fa rima con mostro. Grazie al cielo.

Immagino che in Italia ci siano centinaia di cavilli burocratici che non permetterebbero una cosa del genere per un bel po', soprattutto perché le aziende non sono pronte a gestire le prevedibili centinaia di denunce per intossicazione alimentare.

Quindi, se volete aggiungere una regola in più alla miriade di regole che ci fanno venire forti dilemmi davanti agli scaffali, questa di non buttare un alimento che non ha una vera e propria data di scadenza non è affatto male.

Che poi, se lo yogurt passa la data indicata di un paio di giorni, diventa acidino. E con un po' di miele è ancora più buono, oltre che dare una pista al Bifidus della Marcuzzi.

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