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Política

Il senatore del M5S che propone di affondare 'le Ong finanziate da Soros'

Facciamo la conoscenza di Elio Lannutti, ok?

di Leonardo Bianchi
25 giugno 2018, 9:51am

Anche in questo fine settimana, la preoccupazione principale dei ministri Salvini e Toninelli è stata la caccia alle navi delle Ong che fanno salvataggi nel Mediterraneo centrale. I due, in particolare, si sono accaniti sulla Lifeline (organizzazione tedesca che batte bandiera olandese) minacciando addirittura di sequestrare la “nave pirata” e di arrestare l’equipaggio—una promessa che non solo è infattibile, ma che è pure un “totale sovvertimento della divisione dei poteri che dal Diciottesimo secolo fonda le nostre democrazie.”

Oltre a loro, di cui già sapevamo la posizione, in questa infinita querelle si è fatto decisamente notare un neo-senatore del MoVimento 5 Stelle: Elio Lannutti. Il quale, con un semplice tweet, ha proposto di affondare “le Ong finanziate da Soros ed altri ideologhi della sostituzione etnica.” Così, come se nulla fosse.

Nel caso in cui sentisse questo nome per la prima volta: Lannutti è iscritto al MoVimento 5 Stelle dal 2014 ed è il presidente onorario di Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, Finanziari, Assicurativi) che ha fondato nel 1987. Ha pubblicato diversi libri dai titoli evocativi come Euro, la rapina del secolo, Bankster, La banda d’Italia e il recente La morte dei Paschi. Nel 2008 è stato anche eletto al Senato da indipendente con l’Italia dei Valori, partito da cui si è poi allontanato in polemica con Antonio Di Pietro.

Nel 2012 accusò l’allora leader dell’IdV di essere troppo duro contro “le istituzioni,” e “primo tra tutti” contro il presidente Giorgio Napolitano, salvo poi cambiare decisamente registro qualche anno dopo: Napolitano diventa “un golpista,” Mario Monti un “rappresentante delle mafio-massonerie internazionali” e Renzi “un burattino di JP Morgan.”

Ed è proprio per dichiarazioni di questo genere che, negli ultimi tempi, Lannutti si è fatto notare. I suoi bersagli sono più o meno gli stessi: le banche (specialmente la Banca d’Italia), Big Pharma, la Casta, la massoneria (onnipresente nelle sue tirate), giornalisti sgraditi (come Lilli Gruber, definita affettuosamente “Lilly Bilderberg” o Lilly Botox”) e così via.

C’è comunque da notare che prima—molto prima—del rientro in Parlamento con il M5S, Lannutti era una specie di grillino ante-litteram. Già nel 1991, ad esempio, Repubblica lo definiva "l’antesignano dei provocatori democratici delle assemblee, di quella sparuta schiera dei professionisti del disturbo che prende la parola in nome dei cittadini.” E come ricorda un profilo di Lettera43, “fu in quegli anni che Adusbef divenne quello che è adesso: una gigantesca macchina di ricorsi, contestazioni, class action a disposizione di un popolo naturalmente diffidente (e anche qui, non sempre a torto) nei confronti di chi gestisce i suoi soldi.”

Lannutti, dunque, è una figura interessante per fotografare due evoluzioni (o involuzioni, vedete voi) che ora sono confluite nel mileu “politico-culturale” del governo giallo-verde. La prima riguarda la progressiva radicalizzazione delle associazione dei consumatori, diventate appunto “macchine di ricorsi” nonché strumenti di lotta politica. In questo senso, l’atteggiamento del Codacons su obbligo vaccinale e vaccini è parecchio esemplificativo.

La seconda, invece, ha a che fare con lo slittamento di una certa retorica “anticasta” e “antisistema” nel complottismo più sfrenato—lo stesso Lannutti, per restare sul tema, aveva denunciato l’appartenenza del medico Roberto Burioni alla massoneria (circostanza ovviamente falsa, ma utile per screditare l’avversario).

Non sorprende affatto che adesso sia venuto il turno delle Ong—e che sia venuto fuori con le teorie del complotto più gettonate negli ambienti di destra (George Soros e la sostituzione etnica).

Per respingere le accuse di “razzismo,” il neo-senatore ha poi ricordato la sua esperienza da “emigrante” in Germania—paese dove, a suo dire, “era vietato in alcuni locali pubblici l’ingresso ‘ai cani ed agli italiani’”; ha in seguito tirato in ballo il famigerato “esercito industriale di riserva” di Karl Marx (ormai trasformatosi in un meme per coprire le più indecenti posizioni sull’immigrazione); ha evocato il vittimismo e rivendicato una sorta di sovranismo d’accatto (“Fiero di essere populista a tutela dei diritti ed interessi del popolo sovrano”); e ha chiuso scagliandosi contro i “nemici dell’Italia,” inclusi quegli “affaristi” che “dietro lo schermo di finalità umanitarie tentano di sovvertire i sistemi democratici.”

In due soli post sui social, troviamo davvero di tutto—dal Marx “sovranista” pompato dai Diego Fusaro di turno fino a intellettuali francesi d’estrema destra, passando per suggestioni anticapitaliste e antifinanziarie (“predatori, multinazionale e predoni degli indebitati”). Ma come si possono tenere insieme posizioni di questo genere, che fanno letteralmente a pugni l’una con l’altra?

A questo proposito, il giornalista e scrittore Giuliano Santoro aveva ben analizzato le modalità di questa “narrazione sincretica e disarmonica,” che se ne infischia delle contraddizioni, “attinge dall’estrema destra e dall’estrema sinistra,” si “appiglia ai cardini del liberalismo e al tempo stesso sventola lo spettro di una qualche dittatura stalinista e/o nazista.”

Questa è a tutti gli effetti ’l'evoluzione ultima della caratteristica riconosciuta da Furio Jesi nella sua analisi sulla ‘cultura di destra’: ridurre il passato ad una pappa informe dal quale pescare a proprio piacimento.” Santoro continua scrivendo che “il presente è ormai una melassa spalmata su troppi schermi […] a cavallo di diversi media,” e che ci muoviamo all’interno dello “spappolamento dell’idea stessa di verità.” Quello che figure come Lannutti offrono agli “spettatori votanti” è pertanto la possibilità “di raccattare il frammento che più gli aggrada, che più gli occorre per trovare una qualche rassicurazione istantanea.”

Inquadrata così la questione, ci si accorge subito che non siamo di fronte alla semplice sparata di un politico—è qualcosa di ben diverso: è l’essenza del dibattito pubblico nell’era giallo-verde. Lannutti, insomma, è solo una delle tante incarnazioni di un pensiero realmente egemone.

E infatti: chiunque si vanta di dire cose “controverse,” “ribelli” o “contro il pensiero unico,” è in realtà il primo propagatore di quello che, nell’Italia del 2018, è il vero “pensiero unico.”

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