Per l’Unione Europea la censura online vale più dei diritti dei cittadini

Tutto questo in nome dei cari vecchi amici di internet: terrorismo, pedopornografia, odio online e copyright.
Riccardo Coluccini
Macerata, IT
1.3.18
Immagine: Facebook — Composizione: Federico Nejrotti

Oggi la Commissione Europea ha pubblicato un documento con delle raccomandazioni per contrastare la diffusione online di contenuti illegali. Queste misure suggeriscono una sorveglianza ancora più stringente da parte delle piattaforme digitali che dovrebbero implementare anche dei sistemi automatici per analizzare i contenuti online. Una novità quantomeno curiosa, viste le ottime intenzione emerse recentemente dalle stesse istituzioni per ciò che riguarda il coinvolgimento dell'etica in questi processi decisionali.

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Se vi state chiedendo di quali contenuti illegali si parla, la risposta è semplice: i soliti vecchi amici di internet — terrorismo, abusi sessuali sui minori, odio online e violazioni del diritto d’autore.

Queste raccomandazioni, sottolinea in un post l’organizzazione EDRi (European Digital Rights), si inseriscono in un trend preoccupante, “la Commissione Europea ha spesso sfruttato la possibilità di minacciare una regolamentazione delle piattaforme per spingerle a compiere delle attività di controllo volontarie.”

Tutte le piattaforme che gestiscono contenuti dagli utenti dovranno prevedere delle apposite procedure per ricevere notifiche su eventuali contenuti illeciti ma, allo stesso tempo, dovranno adottare anche delle forme automatizzate di controllo dei contenuti: stiamo parlando di algoritmi in grado di filtrare ogni file, immagine, video, documento che carichiamo online.

Queste raccomandazioni, suggerisce EDRi, sembrano voler creare una sorta di pressione pubblica in modo da spingere le piattaforme a reagire in modo rapido contro i contenuti illegali — viene persino richiesto di rimuovere contenuti legati al terrorismo entro un’ora.

Il documento della Commissione Europea introduce anche un riferimento velato alle procedure di notice and stay downdi cui avevamo già parlato in un caso italiano — per cui i contenuti non devono solamente essere rimossi ma deve esserne persino vietato l’upload, richiedendo così l’introduzione di filtri appositi.

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Uno screenshot di un passaggio del documento.

Questo tipo di misure, però, non tiene in considerazione i diritti degli utenti: abbiamo visto più volte che gli algoritmi possono sbagliare e chiunque potrebbe vedersi un contenuto rimosso a torto. In questo caso il documento della Commissione Europea accenna solamente alla possibilità di appellarsi “entro un tempo ragionevole, attraverso l’invio di una contro-segnalazione [….] I meccanismi per inviare queste richieste devono essere user-friendly e avvenire anche per via elettronica.”

Una formulazione alquanto vaga e che rischia di scoraggiare tutti quegli utenti che finiscono nei falsi positivi dell’algoritmo: il contenuto viene rimosso ma non era di certo illegale.

Si preferisce nuovamente la velocità tecnologica al ragionato e lento processo legislativo che tiene in considerazioni i diritti degli utenti. Esistono organi che si occupano di verificare l’illegalità o meno di un contenuto ma sembra che abbiamo deciso di metterli da parte e preferire l’assurdo fascino degli algoritmi.

Al momento diverse organizzazioni europee per i diritti digitali stanno portando avanti una campagna per contrastare un particolare tipo di algoritmi, i cosiddetti upload filter, che sono previsti nell'articolo 13 della direttiva sul copyright Europeo. Al momento la campagna prevede il coinvolgimento diretto dei cittadini che sono chiamati a contattare i rispettivi membri del Parlamento europeo per indicare il loro sconforto.

In Italia se ne stanno occupando Cild ed Hermes.

Segui Riccardo su Twitter: @ORARiccardo