MasciaTi è il mainstream che vorremmo

Abbiamo intervistato il nuovo talento del cantautorato di Latina e abbiamo scoperto un'artista vulnerabile, sincera e dotata di una creatività esplosiva.
16.3.18
Screengrab dal video di "Come il Vento".

Dopo queste infauste elezioni (ma quale elezione, ditemi, non lo è), lo sport preferito della gente è… sparare cazzate. Tutti figli di D’Agostino, tuttologi a ogni angolo, analisi lucidissime come il fondo di un bidè, una visione d’insieme delle cose che ti fa comprendere come mai è andata a finire così. Ma ancora prima c’erano i bellissimi commenti sull’ITPOP, o come vogliamo chiamarlo, la nuova musica leggera italiana che ovviamente si distingue dalla vecchia per le influenze “moderne”, “giovani”, e giù parole e paroloni e parolacce. Poi ti rendi conto che nessuno ci ha capito un cazzo e si paragonano progetti antitetici fra loro come se venissero tutti dallo stesso baraccone, il più delle volte additandoli con accezioni negative.

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Ecco, non è così: non sono tutti uguali, né tantomeno rappresentano il cancro della nostra musica. E oggi in qualche modo lo dimostreremo parlando di una giovane cantautrice che da qualche tempo è una promessa del nuovo pop italiano. Ma il suo operare è, a differenza di molti altri, privo di strombazzamenti, assente da pruriti di visibilità quasi compulsiva, di sponsorizzazioni danarose atte a convincere i gusti della gente. La nostra eroina, infatti, è quasi timida, volutamente distante dai riflettori: e nonostante bazzichi acque che possono dirsi quasi “mainstream” (e l’allusione non è casuale), mantiene, però saldo il volante verso strade diverse dalla maestra, sentieri che portano nel bosco per camminare a piedi scalzi. Anzi, che dico: nel bosco? Nel “sottobosco” che, per chi come lei abita a poca distanza dal parco nazionale del Circeo, rappresenta un underground che respira aria pura e che alle cantine preferisce suonare a casa, davanti ai gatti.

Signore e signore, MasciaTi. Da Latina, col suo primo EP Svegli sempre uscito per Giusville Dischi. Leggi la nostra intervista sotto il player di Bandcamp.

Noisey: Allora Mascia, raccontami un po' come siamo arrivati fin qui. Che cosa ti ha spinto a imbracciare una chitarra e a diventare una cantautrice (o una cantantessa, per dirla alla Carmen Consoli)?
Mascia: Nel lontano 2012 Daria (mia cara amica nonché prima bassista del mio progetto) mi portò a sentire le prove del suo nuovo gruppo (i Comunione), e a fine prove un ragazzetto che conoscevo solo di nome e di vista imbracciò la chitarra e suonò un pezzo. Io rimasi letteralmente stupita, anche stupida… insomma, quasi mi vennero le lacrime agli occhi per quanto era bello quel brano e per come lo aveva interpretato. Iniziammo a parlare, a frequentarci… fatto sta che mi regalò una chitarra - che poi si riprese però [ride] - e m’invogliò a suonare. Da lì è iniziato tutto (storia d'amore a parte).

Tu sei di Latina, scena di cui abbiamo parlato sommariamente e che ha comunque sfornato numerosi talenti riconosciuti. Quanto sei legata a questa città e quanto pesa sul tuo immaginario? Per quanto banale credo sia una domanda fondamentale da porti.
Latina è la mia città, ci sono nata e cresciuta e mi piace viverci tuttora. Non offre molto, ma a me piace così: un po’ spoglia, bruttina e umida, soprattutto stasera. È sempre stata il mio contorno, il mio sfondo. Forse a volte preferisco immaginarla un po' più offuscata dalla nebbia.

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Un’altra tua particolarità è la scelta di rimanere diciamo una sorta di one woman band. So che in precedenza ti accompagnava Daria al basso, ma il tuo modo di porti live è andato sempre più per sottrazione, con sporadici interventi di ospiti. Anche nel disco appaiono personaggi come Marco Scisciò (ex Shokogaz e ora negli All Against All) e Gianlorenzo Nardi alla sega musicale (già Lac Observation e Gran Diavolato). Si passa dal math rock alla psichedelia allo sperimentalismo scoppiato. Quindi spesso collabori con individui non propriamente avvezzi al tuo genere musicale. Come mai?
Tutti i pezzi che ho scritto provenivano da emozioni, sentimenti, paure che avevo bisogno di esprimere e già il solo suono di una chitarra era tanto per me, era proprio un modo per esprimere i miei pensieri cercando di non appesantirli troppo. Ovviamente le persone che suonano nel mio disco lo fanno o lo hanno fatto perché apprezzavano i brani (credo) e perché hanno capito che non avevo la minima idea di come volevo registrarlo.

Questo tuo tendere alla semplicità è evidente nel nuovo disco, in cui la chitarra acustica è centrale. Durante le fasi di registrazione, sono stati eliminati tastiere e bassi dal mix finale di gran parte dei pezzi. Avendo partecipato alla realizzazione di alcune parti ci sono inizialmente rimasto un po’ male, poi però ho capito che la scelta era tutto sommato necessaria per lasciare un senso di vuoto incombente nei brani, che è un po' una sorta di manifesto esistenziale, anzi forse addirittura antitetico all'essere… Come scomparire nell'atmosfera. Ti senti così? Cosa c'è dietro alle storie di questo EP?
Scomparire nell'atmosfera mi piace molto come definizione. Era quello che volevo mentre scrivevo questo EP, speravo che ogni parola, ogni nota portasse via piccoli pezzi di quello che provavo. Speravo di tirare tutto fuori così da potermi ritirare di nuovo nella mia normalità, non riapparire, solo essere. Forse più che scomparire volevo solo disperdermi nell'atmosfera. Per questo motivo ho preferito la semplicità nel disco, pochi suoni, pochi ornamenti, perché era semplice quello che avevo da esprimere.

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La gestazione di questo EP è stata forse un po' travagliata, in quanto si notano due direzioni e due diversi tipi di produzione. Da una parte quasi tutto il team di Forse… di Calcutta, con un gettonatissimo Manuel Cascone (Nastro, Cascao & Lady Maru, Steve Pepe) ai comandi, dall’altra invece vede lo stesso Calcutta sotto nome di battesimo, Gianmarco Monti (meglio conosciuto come Gimonti e produttore tra gli altri di 1933 del rapper Campidilimoni), Jacopo Federici e Flavio Scutti (quest’ultimo, fra le tante cose, produttore dell’osannato Ragni Giganti di tab_ularasa) che all’aspetto più folk sostituiscono un pop elettronico comunque non invadente come invece, a volte, accade nelle recenti produzioni di Edo. In qualche modo questa schizofrenia viene equilibrata dal fatto che tutti i soggetti chiamati alla realizzazione sono legati fra loro dalla condivisione di una stessa storia di partenza, di un vissuto, di un affetto forte. Com’è nata l’idea di mettere insieme questi mondi? È venuto naturale? Avevi le idee chiare?
No, non avevo le idee chiare. Per questo motivo mi sono ritrovata a registrare i brani in posti e con persone diverse. Ero incuriosita dai tanti aspetti che potevano assumere le mie tracce, ad esempio con Manuel tutto risulta più “grezzo” (perché lo volevo così) mentre con Jacopo e Edoardo si è provato a fare una cosa più "radiofonica". A un certo punto mi sono ritrovata con molte tracce registrate in maniera molto differente l’una dall'altra, e ho pensato che mi piacevano perché descrivevano un percorso, il mio percorso. Per questo ho selezionato quelle più distanti tra loro e le ho inserite nell'EP.

D’altronde non è la tua prima pubblicazione su supporto fisico: la prima risale al 2016 ed è uno split a cassetta con Tunonna prodotto dall’etichetta L'Amor Proprio di Gaetano Lo Magro, agitatore delle serate weird romane con il suo (((Reb))) e anche "uomo immagine" sulla copertina di Mainstream di Calcutta. In quella tape si sente ancora la Mascia lo-fi che si autoproduce con mezzi di fortuna e che in alcuni casi suona della roba di disarmante naiveté e di commovente dolcezza. Quanto sei cambiata da quei primi brani?
Sicuramente qualcosa è cambiato, prima scrivevo senza l'idea di avere davanti un pubblico, al massimo cantavo le canzoni al mio gatto che puntualmente si addormentava. Mi rendo conto che ho subìto tante influenze in questi ultimi anni e quindi trovo più difficile essere spontanea come agli inizi. Comunque continuo a scrivere pezzi senza pormi troppo il problema di quanto possano piacere… come prima cosa il disco deve piacere a me, se poi il gatto si addormenta, vuol dire che funziona [ride].

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Parlando delle tue origini, in questo disco c'è una cover di Maurizio Abbenda, mente dei Penthotal e grande autore pop di Latina che spesso si muove in sordina. "Pesca" è uno dei brani clou dell'album e anche Calcutta a suo tempo aveva inserito un brano di Abbenda ("Dinosauri") nel suo disco d’esordio. Tu e Edo in qualche modo siete cresciuti musicalmente insieme respirando il modello "abbendiano"?
Per quanto mi riguarda la risposta è sì, il ragazzo citato nella prima risposta era appunto Edoardo e il pezzo che cantava era di Abbenda. Quindi confermo, sono cresciuta ammirando la musicalità di Maurizio e tuttora credo che sia il migliore, almeno nella nostra zona, a scrivere canzoni.

Prima di approdare alla Giusville sei stata corteggiata da un bel po’ di label, e la tua ultima scelta decisiva sembra essere stata ponderata a lungo ma anche un po’ telefonata per ragioni affettive e di campanilismo. Raccontami un po' di questa etichetta pontina con la quale sei uscita, cosa produce e come ti hanno convinta alla release.
Allora, Gusville Dischi più che un’etichetta è un gioco tra amici, fanno qualche produzione, quando ne hanno tempo e voglia. Direi che la loro caratteristica principale è una certa purezza d'animo, loro sono i buoni e stanno con i buoni, o almeno io li ho sempre visti così. Quindi sostanzialmente hanno fatto di tutto, dal punk al twee-pop all’hardcore, l'importante è che non sia musica pensata per rimorchiare. Preferisco far parlare loro su come mi hanno convinta alla release, riportando qui una loro mail. Perché mi sono commossa mentre la leggevo: "Siamo contenti di aver contribuito, seppur minimamente, al tuo disco perché sei una dei nostri autori preferiti di canzoni, veramente. Pensiamo che le tue canzoni siano scritte benissimo, che dal vivo le esegui in modo fantastico e sinceramente spontaneo. Sei la messa a nudo del pop da cameretta reale, quello che uno suona da solo quando nessuno lo sente. E poi perché secondo noi tu rappresenti il fascino nascosto di una certa atmosfera pontina, fatta di case ariose, pini marittimi e edifici di cemento paradossalmente accoglienti, come i corridoi delle scuole pubbliche”.

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Concordo: il pregio di questo disco a mio parere è di unire una vocalità pop moderna con un modo di intendere la canzone come cantabile ovunque, leggera ma che colpisce nei punti giusti e che non sembra mai strafare anzi, ha timore di farlo. Un po' come come il De André de La domenica delle salme (in "Come il vento"), un po' come il primo De Gregori ma anche a una serie d’input brasiliani non indifferenti, per non parlare degli spunti hypno… Quali sono le tue fonti d’ispirazione maggiori quando scrivi? Anche a livello letterario intendo, credi più nell’attualità o nell’inattualità?
Credo in tutte e due, però forse propendo per l'inattualità. Le ispirazioni a livello letterario sono varie, sicuramente Sylvia Plath, Amelia Rosselli, poi c'è Panella che penso sia uno dei miti della scrittura italiana; spostandomi dall’altra parte del mondo (dove ho vissuto per un breve periodo) ovviamente non posso non citare Caetano Veloso, Jorge Ben Jor, Os Mutantes insomma tutta la scena del tropicalismo che mi ha formato a livello musicale, ma anche i Broadcast e tutta la scena più dream pop… in effetti se ci penso sono molti i gruppi che mi hanno ispirato e sicuramente ne sto dimenticando la maggior parte.

Parliamo del tuo immaginario visuale. La copertina è bellissima e ti vede appunto quasi soffiata via dal vento, in un bianco e nero classicissimo quanto chiaramente espressionista. Nel video di “Come il vento” agiscono i ragazzi della 148 produzioni audiovisive che, oltre ad essere tra i più interessanti videomaker di oggi, riescono perfettamente a rendere il tuo mondo sonoro attraverso paesaggi d’assenza nei quali però la tua sensibilità viene amplificata. Tu partecipi attivamente alla produzione di questi elementi visivi o lasci carta bianca?
Ci tengo a precisare che sulla copertina dell’EP non ci sono io, anche se lo pensano tutti. La ragazza in foto è la fidanzata del fotografo Mauro Renzetti, che ringrazio di essersi prestata. Per quanto riguarda il girato Michele Catalano e Pierluca Zanda appena sentirono il pezzo mi chiesero subito di poter fare il video: io lasciai loro totalmente carta bianca perché parlandoci avevo già capito che eravamo sulla stessa linea d'onda. Infatti sono molto contenta di quello che è venuto fuori. Ringrazio tantissimo anche loro, soprattutto per il gelo cui si sono sottoposti per girare le scene in pieno inverno.

Arriviamo alla domanda da un milione di dollari: che ne pensi della questione della donna in musica? Pensi se ne parli troppo, in maniera anche controproducente, oppure pensi che sia sempre doveroso sottolineare le differenze e vedere le produzioni femminili come uno stile a sé, orgogliosamente conquistato, come molte e molti ritengono?
Sinceramente non ho mai distinto la scena femminile da quella maschile in musica, penso che da entrambi le parti ci siano cose valide. Però mi rendo conto anche che si tende a valorizzare di più la scena maschile soprattutto in quest’ultimo periodo e soprattutto in Italia. Forse è solo il periodo?

Quali sono i gruppi e i singoli autori da tenere d'occhio oggi? Dimmi il nome di qualcuno che produrresti immediatamente.
Qualcuno da produrre immediatamente? Uhm, non mi viene in mente, sarei ripetitiva se dicessi Abbenda?

Per concludere: cosa può essere considerato "Come il vento" in questa vita moderna che va veloce ma del vento ha perso la poesia?
Non saprei, mi metterei a soffiare.

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