'South Park' ha finalmente fatto il culo a Mark Zuckerberg

Il quarto episodio della 21esima stagione ci offre finalmente un momento di violenta catarsi.
Giulia Trincardi
Milan, IT
13.10.17
Immagine via: Comedy Central

Negli ultimi due anni — tra elezioni presidenziali USA, presunte ma confermate interferenze del governo russo nelle stesse, filter bubble, fake news a briglia sciolta e algoritmi determinati a rimediare agli errori passati bannando indiscriminatamente un po' chiunque — abbiamo avuto la conferma in via definitiva del peso enorme che Facebook ha nelle nostre vite.

E con nostre intendo proprio di tutti tutti, anche quelle dei creatori della serie di animazione satirica South Park, che ha spesso inserito il social tra i suoi sketch più spietati.

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Nell'episodio andato in onda questa settimana su Comedy Central, però, ha deciso di trattare Facebook facendo leva sul preciso senso di frustrazione a cui ci siamo ridotti oggi e per cui Zuckerberg è in parte responsabile, per sua stessa ammissione.

Il livello di invadenza tanto del social quanto dell'insieme di visioni e retoriche distopiche del suo CEO ha raggiunto un nuovo picco giusto questa settimana: l'annuncio in diretta della nuova feature per la realtà virtuale chiamata Facebook Spaces — recitato dagli avatar di Zuckerberg e di Rachel Franklin dalle macerie di Puerto Rico, a pochi giorni dal devastante passaggio dell'uragano Maria sull'isola — ha infatti provocato critiche alla capacità empatica del miliardario tech e sulla sua ossessione nel voler riempire qualsiasi angolo di vita quotidiana sia rimasta ancora illesa dalla sua invenzione.

In aggiunta, giusto nelle ultime ore, Facebook ha annunciato che aprirà le Stories — ovvero, la feature meno riuscita del social che non vediamo l'ora che sia tolta di mezzo — alle pagine oltre che ai profili personali. Il che significa, in parole povere, più spazio per le aziende paganti.

Nella quarta puntata della 21esima stagione di South Park, intitolata "Franchise Prequel," i protagonisti della serie vogliono vendere a Netflix la loro storia da supereroi — perché tanto Netflix accetta di produrre qualsiasi cosa, spiegano — ma sono ostacolati da un tappeto di fake news che rovina la loro reputazione e vendibilità. Allo stesso tempo, gli adulti della città, incapaci di leggere attraverso le suddette fake news e distinguerle dal reale ( well played, South Park), decidono di invitare Zuckerberg stesso nella cittadina del Colorado, per parlare di come Facebook porti sulla cattiva strada i bambini.

Ma, quando arriva, Zuckerberg è una sorta di robot ri-doppiato che ripete le stesse meccaniche parole tutto il tempo, come una sorta di banner pubblicitario pop-up impossibile da bloccare, e che si inserisce nella vita personale della gente senza ritegno: mangia dal loro frigo, entra nelle loro macchine, consuma i loro flaconi di lubrificante, tutto senza permesso.

Quando affrontato in un faccia a faccia da Cartman e compagni, infine, evade qualsiasi domanda legittima su come la sua azienda possa aver fornito — di fatto — una piattaforma che incentiva economicamente chi fa disinformazione, tramite un loop di visibilità e retribuzione infinito.

"Mi ha pagato 17 dollari e 63 centesimi," risponde il magnate a chi gli chiede perché tuteli l'autore delle fake news cittadine.

I giovani protagonisti — seriamente determinati a farsi finanziare una serie su Netflix e macinare un mucchio di soldi — decidono alla fine di battere Zuckerberg al suo stesso gioco, regalandoci un finale di rissa organizzata e violenta a cui non potremo mai prendere parte.