Recensione: Grouper - Grid Of Points

I suoni di Liz Harris sono sempre più spogli, le sue canzoni sempre più malinconiche, e io continuo a rimanere vittima del suo fascino agrodolce.
30.4.18

Quando un amico mi fece imbattere in Grouper era ancora l’effimera epoca di Rapidshare e Megaupload, quando la musica viveva in un Internet avaro di informazioni, per lo più demandate al blogger bielorusso che aveva uppato illegalmente l’album trovandolo chissà dove, corredando il link di download ad una spataffiata di impenetrabili caratteri cirillici. Il disco in questione era il monumentale doppio AIA Alien Observer / Dream Loss, che dalle copertine così cupe e dai titoli così immaginifici pensavo fosse parto di qualche mente malata pronta a friggermi il cervello a suon di riverberoni stile Angelic Process; quando scoprii che Grouper è Liz Harris, una tenera ragazza di Portland che esorcizza il mal di vivere tipico del Nord Ovest con una delicatezza e un candore angelici, rimasi sconvolto.

Pubblicità

Sei o sette anni dopo, esce un nuovo disco di Liz (che nel frattempo ne ha pubblicati altri tre a cadenza regolare), anche se questa volta viene registrato in una sorta di isolamento autoimposto nel bel mezzo del Wyoming, dove a parte i paesaggi più belli del mondo e un freddo porco non c’è assolutamente niente. E io rimango ancora sconvolto, come se non avessi mai ascoltato il suo tocco leggero e la sua voce sommessa, il suo piano etereo e i suoi effetti impalpabili. Tutte cose che mi commuovevano allora così come mi commuovono oggi, poi se anche il disco dura venti minuti e spicci non importa, così come non importa che io di questo non riesca a capire altro che i titoli delle canzoni e qualche mugugno sommesso, perché ad avere davvero rilevanza nella musica di Grouper sono le idee e gli umori, non le parole con cui vengono espressi.

Grid Of Points continua l’opera di sintesi iniziata ormai da qualche anno, e Harris continua a spogliare i suoi suoni rendendoli più asciutti ed essenziali, facendo di questi sette frammenti un insieme organico di chitarra, voce e piano sempre arricchito dall’ambiente circostante, ma non più espanso da quel quantitativo di fuzz e droni che avevano portato il nome di Grouper sulle labbra degli amanti di certo psych folk a stelle e strisce. Gli effetti ci sono ancora, ma non sono più loro al centro della scena, anzi, sono solo una leggera sfumatura di contorno, quasi il filo che delimita e lega queste canzoni appena abbozzate. Eppure, nonostante l’evoluzione e il cambiamento e gli anni e le mezze stagioni che non ci sono più, il talento di Grouper rimane invariato, così come la sua innata capacità di vestire la malinconia di un fascino agrodolce che sì, non so bene cosa dicano e sono canzoni tristissime, però fammele ascoltare un’altra volta.

Pubblicità

Grid Of Points è uscito il 27 aprile per yellow electric.

Ascolta Grid Of Points su Bandcamp:

TRACKLIST:
1. The Races
2. Parking Lot
3. Driving
4. Thanksgiving Song
5. Birthday Song
6. Blouse
7. Breathing

Segui Noisey su Instagram e su Facebook.