Cosa c'è dietro i poster con le 'bestemmie' e la pasta in giro per Roma

La Chiesa Pastafariana Italiana ha lanciato una campagna per abolire il reato di blasfemia, e lo street artist Hogre li ha aiutati con dei poster.

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mar 30 2018, 4:00am

I poster realizzati da Hogre e apparsi in questi giorni a Roma. Foto via Facebook.

Per chi si facesse una camminata nel quartiere San Lorenzo a Roma in questi giorni, sarebbe piuttosto difficile ignorare alcuni cartelloni affissi in via degli Ausoni e in via dello Scalo di San Lorenzo. Uno di questi è modellato sul logo della Barilla, recita “Se dio fosse spaghetto, DioScotto” ed è accompagnato dall’hashtag #EndBlasphemyLaws. Gli altri poster sono una variazione sul tema, mentre le scritte sono sempre le stesse.

Personalmente, il poster l’ho visto per la prima volta dall’account Instagram di Daniele Fabbri—stand up comedian, fumettista, e autore di Quando c’era Lvi e Il Piccolo Führer insieme a Stefano Antonucci.

Ma non è difficile capire che dietro questa iniziativa ci sia la Chiesa Pastafariana Italiana, visto che “dioscotto” è la bestemmia pastafariana per eccellenza.

A proposito: nel caso in cui non conosciate questa religione fondata nel 2005, il loro dio è il Prodigioso Spaghetto Volante, un "essere levitante composto da spaghetti e polpette al sugo, perennemente sbronzo e che vomitando ha creato l'universo."

Tornando ai cartelloni apparsi a Roma, questi si inseriscono a loro volta nella campagna globale End Blasphemy Laws lanciata dalla International Coalition Against Blasphemy Laws. Per quanto possa essere strano, in Italia esistono ancora sanzioni per le bestemmie (anche se il reato è stato depenalizzato nel 1999, e quindi ora è un illecito amministrativo) e i “delitti contro le confessioni religiose.” E a volte, queste sanzioni non rimangono sulla carta ma sono applicate.

L’anno scorso, ad esempio, gli street artist Hogre e DoubleWhy avevano affisso una serie di poster—tra cui due considerati “blasfemi”—su alcune pensiline a Roma, ricevendo una denuncia dalla polizia per “offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di cose.” Non è un caso, dunque, che i poster di cui ho parlato all’inizio siano stati realizzati proprio da Hogre.

Per capire più precisamente cosa ci sia dietro questa iniziativa ho fatto una chiacchierata con Pappessa Scialatiella Piccante I, "pastefice massimo" ("il corrispettivo di ciò che è Papa Francesco per i cattolici," puntualizza) della Chiesa Pastafariana Italiana. Anzitutto, mi dice, “DioScotto” chiede appunto l’abolizione del reato di blasfemia a livello mondiale e italiano: “Spesso è uno strumento censorio e in alcuni paesi persercutorio soprattutto a danno di artisti e intellettuali. A differenze di altre chiese la nostra non censura, non mette all’indice, non condanna. Se tutti bestemmiassero ‘dioscotto’ nessuno verrebbe punito per blasfemia, semplicemente perché il nostro Dio non si offende e dunque neanche noi.”

La campagna nasce invece qualche tempo fa, e inizialmente consisteva in un “progetto divulgativo” e in un “fondo di solidarietà per i rei di bestemmia”—inaugurato per pagare la multa comminata a un pastafariano italiano. Una volta esauritosi il fondo, la Pappessa mi spiega di aver proposto alla Chiesa “un’operazione culturale più complessa.”

È così che, a partire da questo gennaio, sono nate le collaborazioni con l’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), Daniele Fabbri, gli autori del fumetto Don Zauker (Daniele Caluri ed Emiliano Pagani), il vignettista Pierz e altri artisti che hanno sostenuto la campagna e—secondo la Pappessa—fatto la differenza.

“Il coinvolgimento degli artisti ha dimostrato che il problema non è indulgere verso la maleducazione,” mi dice, “ma affermare che il pensiero civile e artistico ha il diritto di affrontare le tematiche religiose e la libertà di respingere il sacro. Perché la fede è una scelta, non un'imposizione.”

Per quanto riguarda Hogre, Scialatiella Piccante I mi spiega di aver sposato sin da subito la sua causa e quella di DoubleWhy: “Altre chiese condannano azioni come [le loro], noi le reputiamo essenziali al libero pensiero.” L’intervento urbano dello street artist a San Lorenzo, dunque, “è un omaggio che abbiamo ricevuto come un mazzo di fiori anonimo, e la campagna dopo sei mesi di duro e inosservato lavoro ha fatto un balzo in avanti solo grazie a questo. Non smetteremo mai di ringraziarlo.”

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