I leghisti che cercano disperatamente di mettere al bando il comunismo

Le mozioni per mettere al bando ​l'ideologia comunista arrivano da Veneto ed Emilia Romagna.

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28 marzo 2018, 11:07am

Statua di Lenin al museo del comunismo di Praga. Foto via Flickr/Jorge Gobbi.

Nella retorica della Lega, l’essere “radicati sul territorio” e “vicini alla gente” sono senz’ombra di dubbio due fiori all’occhiello della forza politica. E sarà per questo che da parecchi mesi diversi consiglieri leghisti stanno portando avanti una battaglia tutta votata alla contemporaneità: la messa al bando del comunismo.

Solo qualche giorno fa, a Padova, il consigliere d’opposizione Alain Luciani ha presentato una mozione per punire “chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito Comunista, ovvero le relative ideologie,” dal momento che “il Partito Comunista ha cagionato la morte di oltre cento milioni di persone sotto il simbolo Falce e Martello.”

A PadovaOggi Luciani ha anche spiegato che “la Lega è un partito che si oppone agli estremisti di qualsiasi colore essi siano,” e che la sua mozione condanna dunque “qualsiasi totalitarismo.” Lo stesso ha in seguito dichiarato che “per aver proposto la discussione su questo punto sono stato minacciato di morte, pesantemente insultato e tacciato di fascismo, pubblicamente su Facebook e con numerosi messaggi privati.”

Quella di Padova, tuttavia, è solo l’ultima di una lunga serie di mozioni-fotocopia presentate da esponenti leghisti. Tra settembre e ottobre 2017—mentre la legge Fiano veniva approvata in prima lettura, salvo poi finire nel dimenticatoio—iniziative analoghe ci sono state a Vigarano Mainarda (provincia di Ferrara), Reggio Emilia e Parma. In quest’ultimo caso, tuttavia, la capogruppo Laura Cavandoli ha ritirato la mozione perché riteneva “doveroso e urgente concentrarsi sui temi che preoccupano i cittadini.”

La lotta leghista contro il comunismo ha avuto successo solo in un caso: a Soragna, un piccolo paese in provincia di Parma guidato da una giunta di centrodestra. Lo scorso fine settembre, la consigliera della Lega Maria Pia Piroli è riuscita a far passare la mozione (con 6 voti favorevoli e 4 contrari) che impegna il sindaco ad "avanzare al Governo la richiesta di perseguire penalmente con pene severe chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito comunista." In un’intervista alla Stampa, il primo cittadino Salvatore Iaconi Farina ha detto di averla “votata a titolo personale,” anche se “non credo che avrà degli effetti pratici.”

L’episodio di Soragna aveva causato un discreto putiferio: polemiche, manifestazioni di protesta, interpellanze in Parlamento e anche prese per il culo (come il fantomatico “Partito Comunista Clandestino di Soragna”).