Salute

Tutte le noiose verità che ho imparato cercando di perdere peso

Per un esperimento, ho cercato di farmi venire gli addominali in 80 giorni. Ma la vera lezione l'ho imparata nei 10 mesi successivi.
Prima e dopo il fitness
Foto per gentile concessione dell'autore.

Un giorno qualcuno mi ha scattato una foto a una festa. Era una foto normale, di me con un paio di amici al bancone del bar. La luce non era così male e l'angolazione piuttosto accettabile, ma quando quella foto è finita sui social mi sono vergognato. Ero più grasso di quello che avrei voluto. Il mio peso aveva sempre oscillato di quei tre o cinque chili in più o in meno, e ora, senza accorgermene, ero di nuovo ingrassato un bel po'. Fino a quel momento avevo cercato di ignorarlo, ma ormai era impossibile far finta di niente. E così ho iniziato il mio programma di allenamento, per capire se potevo davvero cambiare il mio aspetto fisico, sacrificando tutto in nome del fitness.

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Il risultato del mio esperimento è stato un articolo di VICE intitolato Ho cercato di farmi venire gli addominali in 80 giorni, pubblicato a dicembre del 2017. Un successo per molti versi e un fallimento per altri. Ho perso il sette percento del mio grasso corporeo, ma non sono comunque riuscito a ottenere il six pack che sognavo. È stato il mio pezzo più letto in assoluto ma anche una delle più grandi penitenze a cui mi sia mai sottoposto.

Le reazioni sono state contrastanti. C'è stato chi mi ha fatto i complimenti per come scrivo o per il risultato che avevo ottenuto e chi invece mi ha insultato. Una donna mi ha scritto addirittura che mi ero macchiato le mani di sangue. Secondo lei, i lettori avrebbero rinunciato alla propria forma fisica per via dell'articolo, alcuni di loro sarebbero morti per questo ed era tutta colpa mia. Ok.

Ma alcuni mi hanno contattato per chiedermi come avessi fatto. Avevo scritto chiaramente di aver sofferto molto durante l'esperimento, di aver capito che quello era il modo peggiore per perdere peso, e nonostante questo alcune persone volevano che gli inviassi la dieta e il programma di allenamento che avevo seguito.

A dieci mesi dall’uscita del pezzo sugli addominali, grazie a qualche cambiamento nel mio stile di vita e alla pazienza di Geoff Girvitz, proprietario di Toronto’s Bang Fitness e coach durante l'esperimento, sono riuscito a non riprendere i chili che avevo smaltito e, anzi, a perderne ancora un po'. Ovviamente è stato molto meno traumatico rispetto a quella full immersion di 80 giorni, e anche se al momento della pubblicazione non potevo ancora definirmi un esperto, penso di aver comunque imparato qualcosa. A questo punto, mi sono sentito pronto per parlarne. Qui sotto, con l'aiuto di Geoff, ho elencato alcune delle cose che ho imparato nel mio primo anno di fitness.

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1. PROBABILMENTE QUELLA CHE CONSIDERI UN'ALIMENTAZIONE SANA NON È POI COSÌ SANA

Quando ho iniziato l'esperimento degli addominali pensavo di avere già un'alimentazione corretta. Mangiavo pochissimi snack, bevevo alcolici solo una o due volte a settimana e mangiavo verdure. Ecco, una delle prime cose che ho dovuto fare per l'esperimento è stata tenere un diario con tutto quello che mangiavo. Un esercizio illuminante, provateci. "Spesso quando chiediamo alle persone di tenere un diario alimentare, anche se poi non lo mostrano a nessuno, tendono a correggersi da sole e a migliorare la propria dieta," ha spiegato Girvitz. "Scrivere ci aiuta a valutare la situazione."

Anche le piccole cose, se ripetute nel corso della settimana, diventavano sempre più evidenti. C'erano tante salse, più alcol di quanto credessi e un bel po' di pane. Nonostante i dati fossero lì davanti a me, cambiare la mia routine è stato più difficile del previsto. C'è voluto del tempo per trovare le giuste strategie.

La divisione dei cibi in buoni o cattivi non mi è stata d'aiuto. Piuttosto, valutavo ogni alimento in funzione di quanto mi avvicinasse o allontanasse dal mio obiettivo. Ogni volta che mangiavo qualcosa cercavo di capire se avrei potuto fare una scelta migliore. All'inizio era piuttosto semplice: condimento con aceto balsamico al posto della maionese. Caffè espresso al posto del cappuccino. Cibi semplici invece che elaborati. Pormi questa domanda e tenere un diario alimentare mi hanno aiutato a mettere a fuoco il mio obiettivo.

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2. ESSERE COSTANTI È PIÙ IMPORTANTE CHE FARE UNO SFORZO ENORME

Nella fase iniziale, i cambiamenti drastici e improvvisi sono stati l'ostacolo più drammatico da affrontare. In pochissimo tempo sono passato da andare in palestra due volte a settimana ad andarci due volte al giorno. Il comfort food non era più contemplato e mi sentivo molto più stanco del solito, avevo bisogno di dormire molto di più. Tutte queste cose insieme hanno richiesto un'enorme energia mentale.

"In realtà, il fitness dovrebbe essere una via per la felicità. E allora perché avere un approccio così distruttivo? La cosa migliore è cercare di capire cosa puoi portare avanti con continuità. Capisco che sia meno accattivante di un approccio tutto-o-niente, ma allo stesso tempo è l'unico modo per farcela," ha detto Girvitz.

Quello che stavo facendo io era assolutamente insostenibile. Senza la motivazione e la pressione dell'articolo avrei mollato subito. Dopo dieci mesi, avevo capito che mi bastava impegnarmi a fare sport quattro volte a settimana. Idealmente in palestra, o almeno in casa con un kettlebell o facendo jogging.

3. MAGARI MANGERAI PIÙ COSE DI PRIMA

Il rapporto tra il peso e la quantità di cibo ingerita varia da persona a persona. Ma—ad eccezione di patologie particolari—perdi massa grassa quando bruci più calorie di quelle che ingerisci. Il problema è che tutti sopravvalutano il quantitativo di calorie smaltite con ogni allenamento.

Se vuoi che la tua massa corporea cambi, devi mangiare cose diverse. E questo non significa necessariamente mangiare meno. Io mangiavo più di prima, ma il tipo di alimenti era cambiato. Ci voleva molta più insalata per farmi sentire sazio rispetto a un pezzo di pane. E serve molto più pollo per raggiungere lo stesso apporto calorico di un hamburger.

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I miei pasti erano quasi tutti a base di proteine magre e verdura. Quando avevo voglia di uno spuntino, sceglievo un frutto o delle noci. Anche in questo caso, la coerenza è tutto. Le diete radicali possono farti raggiungere l'obiettivo in fretta, ma il problema è mantenerlo nei mesi successivi.

4. DATTI UN OBIETTIVO, FAI UN PIANO, TIENI TRACCIA DEI PROGRESSI. LO SO, È NOIOSO

Le foto del prima e dopo possono fare paura. I numeri sulla bilancia sono una tortura. Scrivere esattamente tutto quello che hai fatto durante l'allenamento o quello che hai mangiato è noioso. Ma senza quel tipo di informazioni, è impossibile tenere traccia dei progressi fatti e capire cosa manca.

"Non puoi pretendere di fare progressi da professionista con una pianificazione da principiante," ha spiegato Girvitz.

Un'altra cosa utile è darsi un obiettivo quantificabile, qualcosa di più concreto di "voglio essere più bello nudo." I numeri non sono tutto, ma almeno sono quantificabili, a differenza di molti altri criteri. Se non sai da dove iniziare, fai ricerca e trova un esperto (che sia un coach o un nutrizionista) che possa aiutarti a trovare il tuo metodo. Se non ti puoi permettere di pagare qualcuno, online ci sono tantissime risorse utili e gratuite.

5. RISPETTARE I PROPRI OBIETTIVI È UNO STILE DI VITA

Finito l'esperimento degli addominali, ho dovuto prendere una decisione. Potevo tornare alle mie vecchie abitudini, annullando tutti gli sforzi che avevo fatto. Potevo portare avanti l'esperimento e cercare di conquistare l'ambitissimo six pack, anche se per colpa di quell'esperimento mi ero già cagato addosso ben due volte (letteralmente). Oppure potevo cercare di preservare quello che avevo ottenuto trovando un nuovo ritmo accettabile che potesse conciliarsi con la mia vita. Dieci mesi dopo, ero più in forma di quando avevo finito l'esperimento, e, anche se non avevo ancora raggiunto il fisico che volevo, ero felice.

Graham Isador scrive, vive a Toronto ed è su Twitter.

Geoff Girvitz è un autore e un professionista del fitness. Lo trovi su Twitter.

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