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Cos'è il reddito di inclusione

Come funziona, a chi si rivolge e come è stato accolto il decreto sul reddito di inclusione, approvato in via definitiva.

di Flavia Guidi
30 agosto 2017, 11:35am

Foto via Unsplash

Nella giornata di ieri, tramite un decreto legislativo il Consiglio dei Ministri tramite ha introdotto il reddito di inclusione (REI), che entrerà in vigore dal primo gennaio 2018.

ll decreto era parte della legge delega contro la povertà, approvata in maniera definitiva dal senato a inizio di marzo. Come facilmente intuibile, si tratta di una cifra destinata mensilmente alle persone più povere, e della prima misura sistematica che l'Italia introduce in questo senso.

Ecco, nel dettaglio, in cosa consiste la misura, a chi è rivolta, in che contesto si inserisce e quali sono state le reazioni che ha scaturito.

Come funziona

La misura consiste in circa 2 miliari di euro e riguarda potenzialmente circa 1,8 milioni di persone—tra cui 700mila minori.

Attualmente, sono già state individuate 660 mila famiglie—tutte con figli minorenni. Il reddito sarà infatti inizialmente destinato a famiglie con figli minorenni, disabili, donne in gravidanza, e disoccupati over 50 anni. L'idea del governo, è quella di ampliare progressivamente il bacino di destinatari.

Il reddito di inclusione consiste in un assegno mensile che va, a seconda dei casi singoli, da una cifra minima di 187,5 euro a un massimo di 485,4 euro. Ha una durata di 18 mesi, alla quale deve obbligatoriamente seguire una pausa di sei mesi prima di poterlo estendere per ulteriori 12 mesi.

A poterne usufruire, saranno le famiglie con un reddito familiare non superiore ai 6mila euro l'anno e un patrimonio inferiore ai 20mila euro l'anno. Inoltre, prevede la possibilità di continuare a lavorare ma non può essere ricevuto in contemporanea con l'assegno di disoccupazione.

Per concludere, è rivolto ai cittadini italiani, agli stranieri in possesso da lungo periodo di permesso di soggiorno e ai rifugiati e richiedenti asilo che sono stati in Italia da circa due anni al momento in cui presentano la domanda.

Il contesto

Secondo l'ultima analisi dell'Istat sul tema, uscita a metà luglio e che fa riferimento al 2016, in Italia il numero dei poveri è rimasto praticamente invariato rispetto all'anno precedente. Guardando il dato nello specifico, la situazione è peggiorata per le famiglie con più di tre figli e per i giovani.

Dalla stessa indagine, emerge che circa 1milione e 600mila famiglie vivono in una condizione di povertà assoluta, equivalenti a circa 4,6 milioni di individui. Inoltre la povertà assoluta è aumentata al centro, e rimane legata al titolo di studio.

Con povertà assoluta, non si intende una cifra fissa, ma che varia a seconda del posto in cui si vive e della propria condizione familiare. Di fatto, si parla di povertà assoluta quando non si è in grado di acquistare servizi e beni di base.

Le reazioni

La reazione generale, al di là delle differenze politiche, sembra essere quella secondo cui si tratta di una misura buona, ma non sufficiente.

È stato questo il giudizio espresso Don Ciotti, che ha parlato di "una buona notizia" che "non può farci dimenticare la dimensione e la diffusione della povertà del nostro paese". Sulla stessa linea, Tito Boeri, presidente dell'INPS, precedentemente alla sua approvazione, aveva palato di "un passo avanti rispetto alle tante misure parziali introdotte negli ultimi anni [...] ma ancora una misura basata su condizioni categoriali arbitrarie."

Parole più critiche, sono invece arrivate dall'Unione nazionale dei consumatori, che ha parlato di "importi vergognosi", e dalla segretaria della CIsl, Annamaria Furlan, che ha chiesto maggiori risorse.

Dal punto di vista della politica, mentre il Pd ha lodato all'unisono l'approvazione del decreto definendolo, tramite le parole del ministro del lavoro Giuliano Poletti "uno strumento che impegna tutte le istituzioni e le comunità locali a stare a fianco dei più deboli", diverse sono state le reazioni degli altri partiti politici.

Il MoVimento 5 Stelle, da sempre sostenitore del reddito di cittadinanza, si è scagliato duramente contro la misura—considerata da alcuni dei suoi esponenti inutile, dall'altra "una mancetta utile al pd solo a recuperare consensi". Nel frattempo, su il Populista, sito della Lega Nord di Matteo Salvini, si esprimono dubbi sul decreto e ci si chiede se "gli interventi previsti sono pensati più per le famiglie italiane o più per gli immigrati, come sembra essere e come solitamente è."


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