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Italia

La polizia italiana sta usando il 'drogometro', ma capirci qualcosa è un casino totale

Perché bere lo sciroppo per la tosse in Italia potrebbe rischiare di costarti la patente.

di Matteo Civillini
27 novembre 2015, 1:00pm

Grab dal video sul sito di Alere

Aggiornamento di venerdì 13 maggio: Chiusa la fase di sperimentazione del drogometro, le forze dell'ordine hanno reso noti i primi esiti del suo utilizzo sulle strade italiane. Secondo quanto riportato da La Stampa, a livello nazionale i controlli hanno interessato 14.000 automobilisti, tra cui solo 268 sarebbero risultati positivi al test. I risultati non sembrano quindi rispecchiare le aspettative dei promotori dello strumento antidroga.

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L'ultima a cadere nella rete è stata una donna di 44 anni che si sarebbe messa al volante sotto l'effetto di cocaina e cannabinoidi. Fermata dalla Polizia Stradale lo scorso fine settimana, per lei è scattato immediatamente il ritiro della patente. È successo a Terni, ma episodi simili si verificano sempre più spesso sulle strade di molte provincie italiane.

È l'effetto dell'introduzione del cosiddetto drogometro, il nuovo strumento di prevenzione nei confronti di chi guida sotto l'effetto di stupefacenti. Grazie al prelievo di saliva, questo dispositivo promette di svelare in pochi istanti la presenza di cannabis, cocaina, oppiacei e anfetamine.

La procedura è semplice. Al conducente che si presenta in apparenti condizioni psico-fisiche alterate viene chiesto di tenere in bocca una cannuccia. Il campione di saliva raccolto viene poi inserito in un lettore in grado di segnalare la presenza della droga incriminata grazie a una reazione antigene-anticorpo. In poche parole, quando le diverse sostanze entrano in contatto con composti chimici specifici racchiusi all'interno del 'drogometro', attivano degli enzimi che conferiscono alla cartuccia una colorazione particolare.

Se il tampone risulta positivo, scatta il ritiro immediato della patente a scopo preventivo. Due ulteriori campioni di saliva vengono poi spediti al laboratorio tossicologico forense di Roma per ulteriori accertamenti.

La necessità di un droga test più affidabile

L'adozione del drogometro da parte della Polizia Stradale è frutto di una sperimentazione partita a maggio in 19 provincie e successivamente estesa a 33 il mese scorso.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, fino a metà ottobre 617 guidatori sono stati sottoposti al test, e 155 sono risultati positivi. Lo scopo dell'iniziativa, finanziata dalla Fondazione Ania, è quello di identificare un sistema più rapido ed efficace per smascherare chi si mette al volante dopo aver assunto droghe.

Fino ad oggi i controlli venivano effettuati tramite l'analisi di urine e, quasi unicamente, in seguito a incidenti stradali. La novità del drogometro sarebbe soprattutto quella di consentire un accertamento in tempo reale della presenza di sostanze.

"Nelle urine la presenza di stupefacente resta per un tempo prolungato, e in quel caso risulta più difficile provare che stai guidando sotto l'effetto di droga [e che l'assunzione non sia pregressa]," spiega a VICE News Alessandro Rossi, Comandante della Polizia Stradale di Arezzo, una delle unità che sta testando il dispositivo.

"L'accertamento con la saliva è equiparabile a quello riscontrabile nel sangue e può risalire fino a 18-20 ore," continua Rossi, "dopo di che non risulta più traccia dello stupefacente. È un lasso di tempo congruo per poter affermare che, essendoci stupefacente in circolo, stai guidando sotto il suo effetto."

Quanta droga serve perché il test risulti positivo?

All'apparenza sembra tutto chiaro e limpido, ma, in realtà, rimangono alcuni dubbi sull'applicazione del test.

A differenza della guida in stato di ebbrezza - per cui il Codice della Strada stabilisce tassi alcolemici precisi da non oltrepassare - per il consumo di droghe manca ancora un protocollo consolidato.

I punti di cut-off, valori soglia che determinano la positività o negatività del test, non sono specificati in una legge, ma sono pre-impostati dall'azienda produttrice, Alere, che fornisce il drogometro alle forze di polizia di dieci paesi.

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"I dati vengono fuori dai congressi di tossicologia," spiega a VICE News Gabriella di Marzio, Sales Manager di Alere per l'Italia. "Ci sono montagne di studi scientifici da cui poi le varie accademie di tossicologia traggono questi punti di cut-off."

Per la cannabis, per esempio, il valore soglia è fissato a 25 ng/ml. Un valido numero scientifico ma di scarsa utilità per il consumatore medio, che vorrebbe ragionevolmente sapere quanto deve aspettare prima di mettersi al volante dopo aver fumato una canna.

Questa stima, però, si rileva particolarmente complicata data la moltitudine di fattori che influenzano il risultato del controllo—tra cui la salute di una persona, il suo metabolismo, la quantità di liquidi assunta e variazioni genetiche casuali.

Grab dal video sul sito di Alere

"Non è possibile stabilire la dose assunta solo con un test, se non si conosce la distanza di tempo dall'assunzione," dice a VICE News il dottor Roberto Baronti, responsabile del Laboratorio di Tossicologia Clinica di Firenze. "Una piccola quantità assunta da pochissimo tempo può dare lo stesso risultato di una grande quantità assunta da più tempo."

"Il risultato di questo tipo di test è solo presuntivo, in quanto è gravato da una certa percentuale di falsi positivi," continua Baronti.

"In caso di positività al test di screening devono essere eseguiti esami di conferma, con spettrometria di massa, su di un campione ulteriore prelevato e trasportato ad un laboratorio idoneo seguendo una valida catena di custodia."

Il drogometro - assicura Alere - ha una precisione del 95 per cento. Alcuni casi di risultati di falsi positivi possono però essere causati dall'assunzione di farmaci che interagiscono con gli anticorpi del test di screening. "Nel caso della Polizia Stradale il soggetto fermato deve dichiarare di aver preso medicinali come, per esempio, la codeina, cioè lo sciroppo per la tosse che fa venire risultato positivo per gli oppiacei," spiega Gabriella Di Marzio. "Non si può assolutamente sospendere la patente a chi ha preso un farmaco per la tosse."

La procedura sta venendo affinata in questa fase di sperimentazione, spiegano gli esperti sentiti da VICE News, con la prospettiva di estendere la pratica su tutto il territorio nazionale in futuro.

L'incertezza della pena

A restare all'oscuro però sono gli utilizzatori. Che nel frattempo rischiano di incappare in sanzioni esemplari.

Chi guida sotto l'effetto di stupefacenti infrange l'articolo 187 del Codice della Strada, che, oltre alla revoca della patente e alla confisca del veicolo, comporta sanzioni fino a 6.000 euro e l'arresto da sei mesi a un anno.

Si tratta di una norma che ha dato non pochi grattacapi ai giudici chiamati a interpretarla. Infatti, una persona è punibile solo se può essere dimostrato oltre ogni dubbio che stesse guidando sotto l'effetto della sostanza e che, al contrario, l'assunzione non fosse semplicemente pregressa.

Il test delle urine - che rintraccia la presenza di droghe fino a quattro giorni dopo l'assunzione - non è ritenuto in grado di dimostrare l'attualità dell'uso.

Le forze di polizia sostengono che il nuovo droga test della saliva sarà invece giudicato affidabile come quello del sangue in sede di processo. Ma c'è chi come l'avvocato Paolo Ghiselli, difensore in numerosi casi di guida sotto l'effetto di stupefacenti, nutre dubbi a riguardo.

"Se un mio cliente venisse fermato e gli fosse fatto un test in quella maniera e degli esami di laboratorio sulla saliva," afferma a VICE News Ghiselli, "questi si presterebbero a delle contestazioni perché attualmente solo l'esame del sangue eseguito in base a protocolli medici può offrire il grado di attendibilità che la giustizia penale richiede."

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Già nel 2012 il Ministero dell'Interno aveva pubblicato una circolare che specificava come il prelievo di saliva ai fini dell'accertamento del reato di guida sotto l'effetto di stupefacenti fosse "illegittimo e non sufficiente."

Le forze di polizia stanno però spingendo per un inasprimento dell'articolo 187 per dare una maggiore validità medico-legale ai droga test salivari.

Un sentimento espresso anche da Giuseppe Bisogno, Direttore del Servizio Polizia Stradale, nel corso di un'audizione alla Commissione Lavori Pubblici del Senato.

"Tale modifica [dell'articolo 187 ndr] potrebbe essere funzionale all'esigenza rappresentata di aumentare il numero dei controlli in quanto potrebbe consentire l'impiego di dispositivi che possono prescindere dalla dimostrazione dell'attualita? d'uso della sostanza e che, percio?, impiegano matrici biologiche (es. saliva) di piu? facile campionamento rispetto al sangue."

Un'occasione per modificare l'articolo è stato offerta dalla proposta di legge per l'introduzione del reato di omicidio stradale. Una serie di emendamenti volti proprio a cambiare la formula della norma erano stati proposti durante il secondo passaggio alla Camera. Il testo, approvato il 29 ottobre, passa ora all'esame del Senato. La votazione finale è attesa entro la fine dell'anno.

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