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Mafia, borghesia e massoni: qualcuno starebbe "proteggendo" Matteo Messina Denaro

Il procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato, in un'intervista al TG1 di domenica 17 aprile, ha parlato del capo della mafia trapanese, uno dei leader di Cosa Nostra latitante da 13 anni.

di VICE News Italia
18 aprile 2016, 10:33am

Grab del servizio del TG1

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Il procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato, in un'intervista trasmessa durante l'edizione serale del TG1 di domenica 17 aprile, ha parlato di Matteo Messina Denaro — capo della mafia trapanese, tra i leader di Cosa Nostra, e latitante da circa 13 anni.

"Riteniamo che Messina Denaro, in questi anni di latitanza, abbia viaggiato molto. Qualcuno gli ha 'prestato' il proprio passaporto, la propria l'identità, consentendogli di vivere la sua vita," ha spiegato.

Il procuratore Principato, che coordina da sette anni le indagini per la ricerca del capomafia di Trapani, ha anche approfondito alcuni aspetti della nota capacità 'imprenditoriale' del boss, che in questi anni, dagli investimenti "negli appalti," sarebbe passato "con assoluta indifferenza ai supermercati, alle energie alternative," e coi suoi parenti avrebbe "addirittura costituito un McDonald's."

Stando a quanto dichiarato dal procuratore Principato al TG1, "il contesto trapanese, a differenza da quello palermitano," avrebbe "una particolarità in più: ossia il fortissimo legame tra mafia, massoneria, settori della borghesia professionale, e imprenditori."

I familiari stessi, secondo il procuratore, lo avrebbero definito come soggetto "anaffettivo, intento soltanto a spolpare i suoi parenti."

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Messina Denaro è considerato il vertice alto di Cosa Nostra, o comunque uno tra gli esponenti apicali e più pericolosi della mafia siciliana.

Su di lui pendono diverse accuse, tra cui strage, omicidio, associazione mafiosa, devastazione, detenzione di materiale esplosivo, rapina.

È latitante dal 1993, e da lungo tempo comunica con le cosche attraverso i famigerati pizzini, in cui era solito firmarsi col nome di 'Alessio'.

Questo sistema di comunicazione è stato però intercettato e fermato nell'agosto scorso, in un'operazione che ha portato a 11 arresti, e ad avvicinarsi sempre di più al boss latitante.

"Se non lo prenderemo noi subito, lo prenderà sicuramente qualcuno dopo," ha concluso il procuratore. "Il terreno, intanto, è stato sicuramente arato."


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