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Giulio Regeni

Il governo egiziano dice di aver trovato gli assassini di Regeni — ma nessuno ci crede

Il ministero degli Interni del Cairo ha pubblicato su Facebook una foto con dei documenti del ragazzo, e un comunicato che rinforzerebbe la pista dell'aggressione criminale.

di Vincenzo Marino
25 marzo 2016, 12:35pm

Foto via pagina Facebook del ministero egiziano

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Nella giornata di ieri ci sono stati degli aggiornamenti sul caso dell'assassinio di Giulio Regeni, lo studente italiano ucciso al Cairo all'inizio di febbraio in circostanze ancora misteriose.

Nel pomeriggio, infatti, c'è stata una sparatoria nei pressi di New Cairo, una zona non lontana dal luogo del ritrovamento del corpo del giovane. Lo scontro a fuoco avrebbe coinvolto cinque persone, che secondo le autorità egiziane avrebbero fatto parte di una gang specializzata nel rapimento di stranieri nel territorio della capitale egiziana, e che utilizzerebbe spesso divise da ufficiali di polizia per travestirsi.

Stando a Repubblica, una "fonte della sicurezza" citata dal giornale locale El Watan avrebbe collegato la banda di sequestratori al caso Regeni.

Nella serata di ieri, il ministero dell'Informazione egiziano ha dichiarato di aver ritrovato gli effetti personali di Regeni in un'appartamento della periferia in cui abitava la sorella di uno dei capi della gang: una borsa di pelle, un porta-documenti, il passaporto, le tessere dell'università, la carta di credito e due telefoni.

Sarebbe inoltre stato trovato - secondo il Corriere della Sera - un portafogli femminile con cinquemila sterline egiziane, un orologio marrone e "un pezzetto di materiale marrone che sembra hashish."

Il ministro dell'Interno egiziano ha poi pubblicato, sulla sua pagina Facebook, le foto del passaporto di Regeni e un comunicato dell'arresto di poche ore prima — un evento che ha sembrato collegare l'operazione di polizia con il caso dello studente italiano.

Gli investigatori italiani in Egitto sono stati informati dalla polizia locale dell'uccisione dei membri della banda.

Al termine dell'incontro, tuttavia, avrebbero espresso forti dubbi sulla questa versione, che avrebbe dovuto corroborare la pista del rapimento, inizialmente sostenuta dalle autorità egiziane: come fa notare il Corriere della Sera, appare difficile pensare che la banda fosse effettivamente attiva e nota per rapimenti del genere, senza mai averne avuto notizia prima d'ora.

Nei giorni scorsi, il governo egiziano aveva aperto alla collaborazione con la procura di Roma. Tuttavia, dopo le dichiarazioni di disponibilità da parte del Cairo e l'avvio della collaborazione tra magistrati egiziani e procura di Roma, l'interpretazione fornita sul blitz di polizia sembrava riportare l'inchiesta verso la pista della criminalità — sebbene le autopsie avessero rivelato segni di tortura sul corpo del giovane.

Leggi anche: Sono stato incarcerato ingiustamente in Egitto: cosa ho visto nei miei 27 giorni di prigionia

L'intervento del procuratore del Cairo, Cherif Abd El Monim, ha poi sgonfiato la correlazione fra i due casi, spiegando che le indagini sui cinque criminali della gang non avevano nulla a che vedere con la morte di Regeni — legame poi smentito anche da altri due giornali locali, Al Masry Al Youm e Al Shourouk.

Tuttavia, per qualche ora, è sembrato "che l'Egitto tentasse di nuovo di rifilare all'Italia la storia della banda criminale per chiudere il caso Regeni," come scrive il manifesto. "Così non è. Ma che Il Cairo abbia o meno provato a rigiocarsi la carta della criminalità, resta l'assenza assordante dell'«inchiesta trasparente» che al Sisi aveva promesso."

In una breve nota su Repubblica, il giornalista Carlo Bonini - che segue il caso per la testata - ha definito il comunicato del ministero degli Interni egiziano "qualcosa che non somiglia neppure vagamente alla verità su quell'omicidio. Piuttosto, ha le stimmate inconfondibili de un'ultima infernale macchinazione."

Da settimane, la procura di Roma sta indagando sulla morte di Regeni: le indagini, finora, sono sembrate procedere molto a rilento, soprattutto a causa della scarsa collaborazione tra autorità giudiziarie ed esercito egiziano, che hanno restituito un quadro ancora poco chiaro degli eventi e hanno di fatto escluso l'Italia dalle indagini.

Per approfondire: Il nostro speciale sul caso Regeni


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