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politica

La nuova ministra della famiglia è quasi peggio di Fontana

La nuova ministra della famiglia, la leghista Alessandra Locatelli, è una fedelissima di Salvini che ha alle spalle lunga scia di provvedimenti contro senzatetto, mendicanti e migranti.

di Leonardo Bianchi
10 luglio 2019, 1:34pm

Matteo Salvini e Alessandra Locatelli. Foto via Facebook.

In quest’ultimo anno abbiamo avuto l’immenso piacere di conoscere Lorenzo Fontana, il ministro leghista della famiglia e delle disabilità, e le sue opinioni su famiglie arcobaleno, aborto, legge Mancino e molto altro ancora.

Oggi, in seguito a un mini-rimpasto di governo, Fontana è stato piazzato al ministero degli affari europei—lasciato vacante dopo la nomina di Paola Savona alla Consob; al suo posto è subentrata Alessandra Locatelli, deputata della Lega e vicesindaca di Como, nonché segretaria provinciale del partito.

A parte il fatto di essere considerata una fedelissima salviniana vicina al sottosegretario all'interno Nicola Molteni, il suo nome probabilmente non dirà un granché al grande pubblico. Secondo quanto riportano i giornali, è militante della Lega dagli anni Novanta, è laureata in sociologia ed è stata “un’educatrice specializzata nella cura delle persone affetta da disabilità psichica," nonché responsabile di struttura in una comunità alloggio per disabili con insufficienza mentale.

In linea teorica, dunque, le competenze in materia sarebbero decisamente superiori a quelle (inesistenti) di Fontana; e non risultano vicinanze di sorta con Family Day o Congressi Mondiali delle Famiglie.

Ma proviamo a capire meglio quali sono le sue opinioni politiche su altri temi, ok?

Come prima cosa, scorrendo il suo profilo Facebook ci si trova di fronte a un ricettacolo di post contro migranti, Ong e Carola Rackete. In uno recente, definisce la comandante della Sea Watch 3 “una criminale che dice di essere stata sempre ricca,” bollando come “gente miserabile” chi ha promosso la raccolta fondi di sostegno a Rackete.

Andando sul concreto, cioè sulla sua attività assessore alle “Politiche Sociali e di sostegno alla famiglia” e “decoro sociale” (e molte altre deleghe), emerge più che altro un’autentica ossessione nei confronti di poveri, senzatetto, artisti di strada, migranti e musulmani.

Nel dicembre del 2017, ad esempio, il Comune aveva emesso—cito da un articolo de Il Populista—“un’ordinanza per debellare l’accattonaggio. […] Basta a bivacchi, venditori ambulanti abusivi che cercano di rifilare rose o accendini, questuanti che importunano i cittadini.”

In un’intervista, Locatelli aveva evidenziato la necessità del provvedimento, ritraendo Como come una specie di Sin City fuori controllo: “Occorre porre un argine a una situazione inaccettabile, scoraggiando chiunque entri in città per bivaccare e mendicare. Certi comportamenti non possono essere tollerati, serve un po’ di polso per riportare ordine in città.” Il Corriere della Sera ha ricordato che quella direttiva aveva portato a uno scontro con i volontari che assistono i senzatetto, ai quali è stato addirittura vietato di distribuire le colazioni ai Portici di San Francesco.

Per Locatelli, tuttavia, di situazioni inaccettabili in città ce ne sono molte. Una è la piaga dei “suonatori che ricorrono a basi pre-registrate o a piccoli stereo amplificati,” i quali “simulano o accennano qualche nota reale per giustificare la propria ‘arte’.” Sempre nel 2017, la leghista ha spiegato al Corriere di Como che la presenza di questi “finti musicisti” è una minaccia alle quiete di case e negozi, e quindi un pericolo tout court.

Poi, naturalmente, ci sono i migranti che vogliono il wi-fi gratis e creano disagio. Nel settembre del 2018 Locatelli ha così fatto spegnere il wi-fi libero di un locale in via Milano Alta, vicino a piazza San Rocco. La decisione, ha spiegato a Comozero, era nata “dalla richiesta di alcune famiglie che erano stanche di dover convivere con certi assembramenti sotto casa.”

Passando ad altro, la scorsa estate la parlamentare aveva lanciato una specie di crociata contro i centri islamici di Como, ricicciando la solita sbobba leghista sull’islam. “Non è giusto dedicare spazio, tempo e risorse per queste organizzazioni che non è chiaro cosa fanno, quale lingua parlano, come si muovono,” aveva detto a Comozero. “Questo tipo di islam che non rispetta le regole, la cultura, i dettami di questo stato e il rispetto della donna non si avvicina a noi.”

La battaglia più coraggiosa di Locatelli, tuttavia, è stata sicuramente quella contro i temibili venditori di rose e mimose. Dopo uno spropositato blitz della polizia locale dello scorso 8 marzo, che aveva sollevato polemiche persino nel centrodestra, l’assessora aveva difeso a spada tratta l’intervento ricordando l’“orrore” provato nel passare per il centro e “vederne uno ogni dieci metri. Con noi la situazione è migliorata, sono molti meno.” E non solo: la leghista ha pure chiesto ai comaschi di “non dare monetine ai mendicanti, neanche un euro” per non alimentare “un fenomeno che confina spesso con la delinquenza.”

Essendo comunque una deputata, Locatelli si occupa anche di politica nazionale. E nel maggio del 2018, ai tempi delle frenetiche trattative che hanno portato alla formazione del governo gialloverde, aveva aderito alla proposta del collega leghista Paolo Grimoldi di togliere dagli uffici pubblici la foto del presidente Sergio Mattarella perché “non rappresenta più un garante imparziale dei cittadini.” Chissà se la penserà ancora così, quando giurerà al Quirinale proprio di fronte a Mattarella.

Insomma: era davvero difficile trovare qualcuno al livello di Fontana; ma le risorse della Lega, si sa, sono infinite.

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