Cultura

Foto di hooligan russi e del loro "periodo d'oro e sangue"

"Non si vedono più quelle scene bellissime con 100 tizi che se le danno di santa ragione."
13.11.20
Hooligan Russia ultras
Tutte le foto: Pavel Volkov.

La parola "hooliganismo" indica un approccio semi-organizzato alle risse tra ubriachi alle partite di calcio. Gruppi di tifosi si ritrovano prima delle partite, si sbronzano e vanno allo stadio per fare a botte con quelli della squadra avversaria.

L’hooliganismo si è sviluppato nella English Football League degli anni Settanta e poi diffuso in paesi con una tradizione calcistica come Australia e Germania, prima di raggiungere la Russia negli anni Novanta. Alla fine del decennio, i tifosi russi avevano ottenuto la reputazione di quelli che si ammazzano di botte a torso nudo nella neve e tengono assemblee nei ring da boxe.

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Negli ultimi anni le tensioni tra hooligan russi e inglesi sono arrivate al punto di rottura, come nella gigantesca rissa di Marsiglia nel 2016 in occasione del campionato europeo.

A tal punto che, stufa delle connotazioni negative da parte della stampa estera, la polizia russa ha iniziato a prendere provvedimenti contro gli hooligan nel periodo precedente al campionato mondiale del 2018. Da quel momento in poi, bastava accendere un petardo durante una partita di calcio per essere processati per terrorismo, cosa che ha comprensibilmente messo una pezza sulla scena degli hooligan, limitando di molto le risse durante i mondiali.

Il fotografo russo Pavel Volkov è riuscito a infiltrarsi negli hooligan nel loro periodo d’oro a metà anni 2000. È uno dei pochi ad aver fotografato una tifoseria dall’interno e a esserne uscito con tutti i denti al loro posto. Ha raccontato a VICE come è entrato nel gruppo, che cosa ha visto e che futuro vede per questa comunità.

Hooligan Russia ultras

VICE: Ehi Pavel, da quanto ho capito hai iniziato a lavorare a questo progetto diversi anni fa. Puoi descriverci il contesto? Com’era la situazione a quei tempi?
Pavel Volkov: Verso il 2012 gli hooligan russi erano molto più seri di quanto sono oggi. Facevano risse in continuazione, e i video venivano caricati su internet—c’era addirittura chi vendeva i DVD con le migliori. Esistevano anche delle fanzine. Alcuni dei miei amici ne facevano parte, quindi conoscevo molta gente del giro. Era una parte importante della cultura calcistica russa.

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E come ci sei entrato?
Tramite alcuni amici, ma non è stato facile. Ho dovuto dimostrare che non avrei fatto la spia con la polizia. Quindi ho iniziato ad andare solo alle partite di calcio con loro. Poi a un certo punto mi sono trovato in mezzo a una rissa e ho scattato delle foto. Con il passare del tempo hanno iniziato a fidarsi di me, penso che abbiano capito che non volevo fare del male alla loro comunità. Alla fine la cosa più importante era capire la gerarchia del gruppo. Io ho fatto amicizia con il capo perché era l’unico che poteva decidere se farmi entrare o meno. E mi ha fatto entrare.

Com’erano questi tizi da vicino?

Be’, la cosa interessante è che gli hooligan non sono necessariamente tutti appartenenti alla working class. Molti di loro sono persone benestanti che fanno lavori specializzati, ma tracciano una linea tra l’hobby e il resto della loro vita. Ho una foto in particolare che sorprende sempre chi la vede perché ritrae un tipo nel suo ufficio con una bandiera di una squadra di calcio. Dopo aver scattato quella foto, siamo saliti sulla sua auto costosa e andati a una partita. C’è da dire che questo tizio mi ha chiesto di smettere di usare la sua foto, ma l’esempio è per dire che in questi gruppi si trova di tutto.

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Ti sei mai sentito minacciato stando con queste persone?
Non posso dire di aver mai avuto paura. Naturalmente sapevo che avremmo potuto cacciarci nei guai—avremmo potuto essere pestati o arrestati, ma ero consapevole dei rischi e mi sentivo pronto ad affrontarli. Una cosa che non puoi ignorare è quanto ci si diverte con questi ragazzi. Le nostre erano vere e proprie avventure. Scattando foto ho imparato a empatizzare con questa gente. Ero triste quando venivano picchiati o feriti. Ero triste quando la loro squadra perdeva la partita. Siamo diventati amici e sono ancora in contatto con alcuni di loro.

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Hai un ricordo preferito del tempo che avete passato insieme?
Sì. Una volta siamo andati in trasferta in una piccola cittadina. Era molto presto e il centro era vuoto, così i ragazzi hanno deciso di farsi un bagno nella fontana. Alcuni passanti non erano proprio contenti al riguardo, ma nessuno ci ha fermati. A un certo punto è arrivata la polizia, ma neanche loro hanno fatto nulla. Ci hanno solo detto di fare i bravi.

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Raccontami la rissa più grossa che tu abbia mai visto.
La più grande di tutte non l’ho vista con i miei occhi. Era avvenuta nel centro di una delle maggiori città russe, coinvolgendo tantissime persone. Alcune hanno riportato lesioni pittosto gravi, e sono state tenuti in cella per una notte. Secondo i loro avvocati, i tizi messi peggio non hanno mai detto alla polizia chi li aveva ridotti così. Non hanno fatto l’infamata ai loro avversari, anche se li avevano pestati a sangue. Insomma, da un certo punto di vista è stato il giorno più bello della loro vita.

Hooligan Russia ultras

La scena degli hooligan in Russia è cambiata molto ultimamente. Perché?

Penso che ci sia più gente che preferisce guardare la partita invece che fare a botte. Ora è possibile distinguere gli hooligan dai tifosi normali, mentre una volta erano una cosa sola.

La subcultura degli hooligan di sette o otto anni fa non esiste più, e questo è dovuto in gran parte alla polizia. La Coppa del Mondo che ha avuto luogo in Russia ha dimostrato che la polizia è in grado di avere un effetto. Non c’è stato uno scontro serio con gli hooligan russi per tutta la durata dell’evento.

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Ma si vedono ancora risse alle partite di calcio?
No, è abbastanza impossibile vedere una rissa nel centro di una città oggi. La polizia cerca di prevenirle e gli hooligan non vogliono finire in galera. Quindi non si vedono più quelle scene bellissime con 100 tizi che se le danno di santa ragione. Il tempo è passato, e forse è meglio così.

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