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Drast e Lil Kaneki si esibiscono dal vivo a Napoli, foto di Klotien

Gli Psicologi sono la meglio gioventù

Siamo stati a Napoli a conoscere Drast e Lil Kaneki, i due diciottenni che hanno portato il SoundCloud Rap italiano fuori da SoundCloud a forza di cuore, chitarre e coscienza politica.

Le cose si muovono alla svelta, oggi. Alle 14:05 del 15 febbraio il mio amico Matteo mi manda su Whatsapp il link al video di una canzone. Si chiama "✞PSICOLOGI // DIPLOMA✞". Due ragazzini girano a Roma di notte sotto la pioggia, li accompagna una chitarra acustica. Nella mia mente compaiono le figure di Carl Brave x Franco126, ma è come se fossero più concreti. Ci sono la metropoli e il disagio, sia relazionale che intimo, ma non sono ironici e malinconici. Sono lucidi e combattivi: il diploma è solo un pezzo di carta, gli psicologi non curano l'ansia, ma le luci non si spengono e ci sentiamo ancora belli.

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Nel giro di una settimana quel video ha fatto 100.000 views. I ragazzi che hanno fatto quella canzone, Drast e Lil Kaneki, sono sotto contratto con Bomba Dischi e hanno già un posto nel cartellone del MI AMI. È il 27 marzo e sono su un treno diretto a Napoli per parlare con loro e guardarli esibirsi dal vivo: quella sera Drast, Marco, compie 18 anni. Lì è nato, lì ha conosciuto Kaneki, Alessio, che è di Roma.

Si muovono alla svelta le cose, oggi, e bruciano forte come il cuore quando diventa maggiorenne.

Mentre camminiamo verso casa di Drast, passando per la via Roma cantata in "DIPLOMA", i ragazzi mi parlano un po' di loro. Si sono conosciuti al raduno di un gruppo Facebook e da allora hanno cominciato a fare musica insieme. Come già facevano prima di conoscersi l'hanno messa su SoundCloud, quel luogo che al mondo ha regalato un nuovo approccio al fare rap e all'Italia lo sta regalando. Poi hanno girato un video ed eccoci qua, sul terrazzo di casa di Drast, nel centro di Napoli, a registrare un'intervista con sua mamma che ci prepara un tè caldo per reggere al freddo.

La prima cosa che i ragazzi mi dicono è che la madre di Drast è la persona che "ispira e salvaguarda" il loro fare musica. È lei che, dall'esterno, gli ha dato un'identità: gli PSICOLOGI sono la voce di una generazione fatta di famiglie scassate, che ha perso fiducia nelle istituzioni—nello stato, nella scuola—ma rifiuta di arrendersi al disagio e ha, anzi, coscienza politica e voglia di cambiare le cose. Si tratta di reagire, non di subire passivamente. Perché "dentro di me c'è un bambino / Che urlerà per sempre 'basta' / E che mio padre picchiava mia madre ed urlava", come canta Kaneki in "AUTOSTIMA".

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Da sua mamma Drast prende "il mito della rivoluzione" tramite le figure di Fabrizio De André, Giorgio Gaber e dei 99 Posse. Il rap arriva nella sua vita verso i 13 anni, ma subito gli si presenta di fronte un problema: lui vuole suonare come gli artisti che ascolta, ma gli studi di Napoli non hanno l'autotune. Quindi si fa regalare dalla nonna un microfono USB e si chiude a registrare in cameretta. Ancora su internet c'è traccia di quello che ha fatto lungo il corso degli anni: "Penso sia bello che chiunque possa vedere il mio percorso", dice.

Chiedo a Kaneki com'è cresciuto, lui risponde con un sorriso e una sola parola: "male". I suoi genitori si sono separati quando aveva solo un anno e a crescerlo è stata la nonna, che viveva a San Lorenzo: "Papà stava sempre in carcere. Quando ero piccolissimo s'è fatto quattro anni a Berlino perché stava a portà roba da Amsterdam… l'hanno cioccato. Mia madre aveva un compagno, un DJ sudamericano che stava a Torre Maura, se spaccava il culo a lavorà e la vedevo solo il weekend."

"Erano situazioni del cazzo. Poi da piccolo le amplifichi, no?", continua Kaneki. "In classe mia alle elementari ogni giorno entrava un nuovo ragazzino e diceva che i suoi si erano separati", gli fa eco Drast. "Questo, insieme all'avvento di internet, ha scatenato un caos che ci ha portato a vivere esperienze particolari, ma più che altro a viverle presto, subito. Ora non fumiamo più, ma le prime canne le abbiamo fumate a 11, 12 anni. Io vengo dalla 'Napoli Bene', però non mi ci ritrovo. Ho vissuto di tutto. Quello che sei non dipende dal posto da cui provieni."

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Drast e Lil Kaneki si esibiscono dal vivo a Napoli, fotografia di Klotien

Per quanto posso conoscerli in un pomeriggio, mi sembra che il rapporto tra Marco e Alessio si basi sul completamento reciproco. Drast è alto, posato, tranquillo, pensoso mentre Kaneki è minuto, esplosivo, cazzone, impetuoso. A unirli, oltre a una sensibilità comune, c'è una genuina passione per il fare musica e non solo per l'ascoltarla: mi parlano tutti presi bene di pedali per la chitarra, di VST, e con lo stesso orgoglio mi mostrano i CD e gli adesivi attaccati all'armadio nella stanza di Drast.

C'è come una spaccatura tra i Drast e Kaneki ragazzini che cazzeggiano in cameretta con la mamma che gli dà consigli sulla musica e i Drast e Kaneki figli di una generazione spaccata e disillusa. Credo che per entrambi il punto del loro fare canzoni sia fuggire da un dolore tanto esistenziale quanto concreto, tanto vago nella consapevolezza di classe di Drast che nel districarsi tra il caos familiare di Kaneki—che ricorda insieme al suo amico Security, seduto di fronte a noi, la prima volta che scappò di casa: "Avrò avuto 13 anni. C'era lui che stava davanti alla fermata dell'autobus tutto triste… Eravamo piccolissimi! Ho dormito là e poi sono andato da mi zio perché non ce la facevo più. Ma a 13 anni! Un giorno a Termini! Da solo! Adesso non lo farei mai più."

È più o meno quello che Kaneki canta in "POLVERE DA SPARO", secondo singolo degli PSICOLOGI: "E do la colazione a un barbone perché / Mi ricordo le notti passate in quella panchina / Per sembrare un po' più rivoluzionario / Ma alla fine dormivo solo un po’ scomodo". Gli chiedo di parlarmene, lui si illumina: "Io prima facevo trapcore. C'ho tutto un EP dove rappo sulle basi di Eminem, prendevo ad esempio Mr. Simpatia. Ma non sono mai riuscito effettivamente a dire cose che volevo dire. Adesso grazie a Marco, grazie a questa musica che stiamo facendo, ci riesco. Quando ho scritto quella parte mi sono venuti i brividi."

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Mentre parla, Kaneki si accende sempre di più: "Non c'avemo un sordo, però c'hai un euro in tasca. Vedo er barbone fuori dal tabaccaro di mattina. E penso ma io una casa ce l'ho, lui non ce l'ha. Sta una merda, al freddo e al gelo. Io sto al bar che mi sto per prendere un cappuccino. E quindi lo chiedo da portare via, gli piglio lo zucchero che si sa mai se lo vuole zuccherato, e glielo do. Le nottate in panchina se le semo fatti, dove veramente non sapevamo che cazzo fare. Stavamo male! E poi da piccoli!"

Tutto questo era solo un eco quando Drast e Kaneki droppavano su SoundCloud, quel luogo che anche in Italia sta cominciando a buttare fuori frutti cresciuti dai semi di XXXTentacion. "Tra i primi c'eravamo io, Radical e Pippo Sowlo", ricorda Kaneki. "Il primo pezzo che uscì era un feat con Radical, 'Bitch', un pezzo trapcore. Cercavamo di portarla in un modo un po' più di nicchia, non la mainstreammata del cazzo che fanno tutti." C'era però attenzione al modo in cui tutto suonava, alla bellezza dei mix amatoriali: "EQ, tagliavamo il basso, fatto. Compressata, distorsione in certi punti…"

Chiedo a Kaneki, quindi, se abbia sviluppato questa sensibilità grazie a X: "Per forza, chi dice il contrario mente, è come quelli che dicono che non hanno visto i porno". È grazie a lui, dice, che anche in Italia si sono sdoganate le tracce distorte. Ma ci vede anche un limite: "Amo SoundCloud, ma non si evolve. Quando becco gli amici mia che droppano gli dico che non devono portare solo choppa, furry e cose. Un minimo di contenuto mettetecelo! X aveva 'Look at Me!' ma anche 'Kill Me'. Se riusciamo a portare contenuti in SoundCloud Italia, la cosa può andare avanti. Se non portiamo niente non ce la facciamo."

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Drast interviene: "Il fatto è che noi siamo cresciuti con il rap, ascoltando quella musica. Prima di fare un cambiamento radicale devi passare un po' di step. Come tutti gli emergenti, sponsorizzavamo le tracce sperando di avere dei risultati. Su 'DIPLOMA' non abbiamo messo un euro. L'abbiamo registrata in due ore, abbiamo fatto il video col telefono, l'ho montato io in treno sul regionale. Abbiamo raggiunto non so chissà quali risultati, ma per noi va bene così". Arriva Kaneki: "Stiamo a dì tutte cose che volevamo dire. Per noi va bene questo. Magari non facciamo tutte queste views, non finiamo nelle playlist, ma abbiamo fatto quello che volevamo fare."

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Drast e Lil Kaneki si esibiscono dal vivo a Napoli, fotografia di Klotien

Il punto è che "DIPLOMA" è un pezzo diverso da quello a cui siamo abituati in Italia, ma non troppo. C'è il tempo atmosferico, una pioggia considerata come unico sfondo possibile per un suicidio, e c'è il tempo fisico, una proiezione verso il futuro lontano ("lo smog" e "New York"). A tenere le voci narranti appiccicate alla loro "Roma grigia" ci sono però tante cose: l'autostima che non c'è ("Sputa sullo specchio e dai la colpa alla tua insicurezza"), la sfiducia nei soldi come ragione di vita ("Ricchi e poveri finiscono dentro alle stesse fosse"), i fallimenti della classe media ("La madre imborghesita si riempie di farmaci"). Drast e Kaneki sanno di avere le suole sporche della colla del dolore, ma sanno di poterle ancora staccare: "Le luci si spengono ma noi no / Tutti si vogliono bene ma noi no".

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Ha insomma un testo con dentro le città, il disagio, l'amore, le dipendenze, il crimine, la famiglia—i macro-temi che irrorano le vene della musica italiana—e in più ha una forma musicale accogliente, una chitarra semplicissima e un ritornello carinamente maldestro. In mezzo ai ragazzi che cercano di imitare i loro idoli, Drast e Kaneki hanno fatto una cosa che assomiglia a quelle dei loro idoli ma nessun altro ragazzo della loro età, con i loro riferimenti musicali, ancora aveva fatto in Italia.

Dico tutto questo alla mamma di Drast, che non sa bene come prendere questa cosa che sta succedendo a suo figlio e al suo amico. "Sono una generazione molto speciale. Io la temo molto, guardandola dalla mia parte", mi dice, "È quella che sta vivendo il disfacimento della famiglia, la distruzione di una serie di valori. Per certi versi questi qua stanno venendo fuori bene, per altri no." Drast interviene: "Quando le facciamo sentire qualcosa è supercritica, ma le sue sono critiche sensate", mi dice. Ricorda quando ha consigliato a Kaneki di dire "su quelle panchine" e non "in quelle panchine"; solo, non poteva conoscere il riferimento.

"Mamma ci consiglia letture belle ma improbabili", continua Drast, "tipo la storia di questo ragazzo siriano immigrato che è stato ritrovato morto su un barcone con la pagella cucita nella giacca. Il suo unico bagaglio, il suo valore più grande, erano i suoi voti di scuola. Ce l'ha dato come spunto di riflessione per un testo. È una cosa figa, ma è difficile da raccontare." E lei conferma: "Mio figlio ha scritto 'il bagaglio culturale non lo riempie la scuola' e questa cosa mi ha fatto pensare. Per loro la scuola è un mondo lontano, ma in un altro capo del mondo c'è un ragazzino costretto a lasciare casa e l'unica cosa che porta con sé è la cultura."

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Faccio fatica a spiegare perché percepisco un sottotesto politico nelle canzoni degli PSICOLOGI. Fa capolino tra le righe di "POLVERE DA SPARO", nella contrapposizione tra un figlio con le Hogan ai piedi e il viso pulito e uno, "fallito", che brucia "fumogeni in strada per dare voce al disagio". Sta nel "siamo come un lavoro precario" gridato nel ritornello. Erompe dal "la borghesia è una cella" di "DIPLOMA". È una continuazione naturale di quella che mi sembrava la loro sensibilità prima di conoscerli e che loro mi hanno confermato di avere nel tempo che abbiamo passato assieme.

"È che ci vediamo togliere delle cose" mi dice Drast, "stavamo alle manifestazioni, ma non solo a fumarci le canne. Credevamo in qualcosa". Si chiede perché chi ha potere mediatico in Italia non faccia "aprire gli occhi ai propri seguaci su quello che succede attorno a loro. Esiste una società, non i cazzo di vestiti di Gucci e le collane. Poi a tutti piacciono…" e Kaneki lo interrompe, con perfetto tempo comico: "A me no!"

Drast continua: "Dipende tutto da quello che vivi. Se c'è la reginetta che vive nel suo reame tutto perfetto con la colazione a letto ogni mattina e l'iPhone X a Natale ci sta che non parli di politica. E questo è 'la borghesia è una cella'. Io appartengo a una famiglia benestante, non vengo a dire che sono cresciuto per strada. Ma la borghesia è una cella perché una volta che entri a far parte di quel ceto sociale non ne esci più, vedi solo quello. Ti dimentichi del fatto che esiste il disagio."

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Insomma, la sensibilità di Drast si percepisce quando scherza sul fatto che "alla TV si vedano solo puttane nude a Striscia La Notizia" per poi immediatamente preoccuparsi di aver usato il termine "puttane". Figlio di Napoli centro, lo considera un esempio di bellezza della quotidianità, fuga dall'immagine della sua città che ha affascinato il mondo intero a partire da Gomorra: "Ti chiedo di menzionarmi un artista che viene da Napoli e viene riconosciuto come 'italiano' e non 'napoletano'", mi dice, "Questa città ha prodotto teste assurde, allucinanti. Ragazzi che hanno una visione associata al pianeta-Napoli, tra motorini e vestiti di marca, ma sanno che non esiste solo quello. Qua seguiamo i trend. Ora tutti i ragazzini fanno i remix reggaeton, prodotti di plastica che durano 20 minuti".

Per Drast il punto è far capire alla gente che "esiste una parte di Napoli che non viene raccontata", dato che "non parla nessuno del fatto che è una città dove esistono persone normali." La maggior parte dei suoi amici parla in italiano e non in dialetto, mi dice: il dialetto è "una cosa bellissima", ma lui vorrebbe "arrivare ovunque, fare capire alla gente che Napoli è una città come Milano e Roma. C'è una chiusura mentale che è fine a sé stessa, c'è una parte di Napoli dimenticata che è la più viva. Certo, poi non mi va di fare di tutta l'erba un fascio". E poi, dopo una brevissima pausa: "Anche perché fanculo ai fasci."

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Drast e Lil Kaneki si esibiscono dal vivo a Napoli, fotografia di Klotien

Quando la sera entriamo nel locale del concerto, Drast e Kaneki sono sul palco per il soundcheck. Insieme a loro ci sono i loro amici Security e Francescoeffelle e dei ragazzi della romana FUCKYOURCLIQUE. Quasi decidono di non cenare, da quanto sono carichi e tesi per il live—che, quando arriva, è breve e semplice. I loro pochi pezzi, e "DIPLOMA" cantata da tutti, con le luci dei telefoni alzate nell'aria, sia per aprire che per chiudere il set.

Dopo, per strada, è tutto sigarette e chiacchiere e l'impressione è che quasi tutti conoscano quasi tutti. Ci sono ragazzi scesi da Roma, dove il SoundCloud rap si è concretizzato in rapporti umani, in qualcosa che assomiglia a una scena. Gli PSICOLOGI sono diventati, senza volerlo, la sua manifestazione più tangibile. Forse è perché non hanno provato a ricreare qualcosa ma hanno solo detto quello che volevano dire.

"È stato uno stravolgimento totale", mi dice Drast quando gli chiedo di dirmi come tutto questo lo fa sentire, "ci sono una serie di persone che sono con me da tempo che questo cambiamento lo hanno vissuto." Poi tocca a Kaneki: "Security mi parla, mi dice, ma io non lo sento ancora che ci stiamo muovendo. Lo spero. Stiamo in quell'inizio in cui ci stiamo facendo il culo. Stiamo lì, fissati… mò adesso siamo contenti che stiamo facendo questa cosa." Torna Drast: "Noi ci svegliamo contenti anche se dobbiamo andare in studio per 12 ore senza vedere la luce del sole." Conclude Kaneki, in quattro parole: "Ma poi se volemo bene." Ascolta "AUTOSTIMA" degli PSICOLOGI. _Il concerto degli PSICOLOGI si è tenuto in collaborazione con [Indiemen ](https://www.instagram.com/indiemen/)Elia è su Instagram. Segui Noisey su Instagram e Facebook.

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