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Un'attivista ci ha raccontato cos'è successo oggi allo sgombero di Ventimiglia

Da tre mesi a Ventimiglia era attivo un presidio autogestito di migranti e attivisti italiani. Oggi la polizia ha deciso di sgomberare tutto, e ci siamo fatti raccontare da un'attivista sul luogo cos'è successo.
Leonardo Bianchi
Rome, Italy
30.9.15

Foto via Facebook.

Lo scorso giugno le immagini del violento sgombero dei migranti bloccati a Ventimiglia avevano fatto il giro del mondo. A tre mesi di distanza, mentre il confine francese è ancora sostanzialmente sbarrato, proprio stamattina è andato in scena un altro sgombero—quello del "presidio permanente No Borders – Ventimiglia."

Sorto all'indomani della protesta sulla scogliera, il presidio autogestito da migranti e attivisti italiani (in tutto, si parla di più di un centinaio di persone) è descritto nel sito ufficiale come "un laboratorio permanente di convivenza e di resistenza alle politiche repressive, che si manifestano in varie forme sui territori di confine." Oltre all'accoglienza, tra le varie attività previste dal presidio—che fisicamente si trovava a Ponte San Ludovico, tra le arcate ferroviarie dei Balzi Rossi—c'erano anche corsi di lingua e il sostegno medico e legale.

Le operazioni di sgombero sono iniziate all'alba, quando davanti all'accampamento si sono presentati una dozzina di blindati carichi di agenti in assetto antisommossa e alcuni pullman per portare via i migranti. Ma già da ieri sera c'era il sentore che la polizia sarebbe intervenuta.

Le barricate al presidio — NoBorder Ventimiglia (@NoBorder20miles)September 30, 2015

"Siamo stati avvisati di un movimento di blindati nei dintorni di Imperia," mi racconta Cristina, un'attivista del presidio che ho raggiunto al telefono. "Abbiamo iniziato a organizzarci intorno alla mezzanotte, facendo una riunione collettiva con i migranti per decidere cosa fare. Loro hanno comunque deciso di restare e rivendicare i loro diritti, come hanno fatto fin dall'inizio."

Migranti e attivisti hanno dunque spostato tende, oggetti, cibo e medicine sugli scogli, "che è un luogo sia simbolico, perché è qui che è partita la loro protesta, sia perché è difficile che la polizia scenda a caricare." In mattinata, poi, sono comparsi dei container per raccogliere il materiale e anche una ruspa per "distruggere quello che avevamo costruito."

Una volta rifugiatisi sugli scogli, migranti e attivisti sono stati circondati dalla polizia. A quel punto, prosegue l'attivista del presidio, molti ragazzi hanno minacciato di buttarsi in mare "se la polizia si fosse messa a fare un atto di forza, o comunque se avesse costretto i migranti a lasciare le impronte digitali o essere identificati." Non si è verificato alcun tipo di scontro, visto che "non abbiamo risposto in nessun modo se non cantando e battendo le mani."

— Cosimo Caridi (@cosimocaridi)September 30, 2015

Sempre in mattinata, sul luogo dello sgombero è arrivato anche il vescovo di Ventimiglia, monsignor Antonio Suetta, per aiutare migranti e attivisti nella trattativa con le forze dell'ordine. Solo poco tempo fa il vescovo aveva donato duemila euro al presidio in segno di solidarietà, attirandosi le critiche di alcuni politici locali.

Ora come ora, le strade sono completamente bloccate e la situazione è ancora in evoluzione. Le richieste del presidio "No Borders" sono sostanzialmente due. La prima, mi spiega l'attivista, è che la polizia si allontani: "ci pressano sempre di più e abbiamo paura che i ragazzi si facciano male;" la seconda è che "nessuno di loro venga identificato, schedato e costretto ad andare in un centro, o che ci siano conseguenze peggiori. Sono tutte persone che non vogliono stare in Italia, e sono disposti veramente a buttarsi in mare e rischiare di morire pur di non essere identificati. Hanno familiari che li aspettano in Europa e vogliono andarsene."

Al termine delle operazioni di polizia, stando a quanto riportato dai giornali, una persona è stata arrestata e alcuni attivisti sono stati accompagnati in commissariato "ma non risultano in stato di fermo." Secondo l'attivista, un migrante di 17 anni "è stato portato via semplicemente perché si è avvicinato troppo alla linea di polizia." La procura di Imperia, inoltre, avrebbe aperto un fascicolo per i reati di occupazione abusiva e di furto di acqua ed energia elettrica.

Il sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano del Partito Democratico, ha dichiarato che lo sgombero era "necessario," perché il presidio sulla scogliera "con il passare del tempo ha creato disagi e problemi a tutta la comunità di Ventimiglia." L'ostilità di Ioculano è stata palese sin dai primi momenti, e a luglio il sindaco aveva emanato un'ordinanza che vietava ai "non autorizzati" di portare cibo ai migranti per il rischio di "tossinfezioni alimentari"—una decisione che il presidio aveva definito una "provocazione."

Una protesta dei migranti a Ventimiglia. Foto via Facebook.

Il sindaco non è stato il solo a scagliarsi contro il presidio "No Borders." Ad agosto la vicepresidente leghista della giunta regionale, Sonia Viale, aveva chiesto esplicitamente lo sgombero "di un vero proprio campo di addestramento che i figli di papà dei centri sociali hanno allestito da ormai un paio di mesi."

Cionostante, gli attivisti del presidio non riescono a spiegarsi fino in fondo perché lo sgombero sia stato portato avanti con queste modalità. "Noi abbiamo fatto comunque un'azione di cuscinetto con lo Stato," spiega Cristina. "Abbiamo raggiunto centinaia di migranti che non possono materialmente stare al centro della Croce Rossa in stazione, quindi li abbiamo letteralmente levati dalla strada."

Tra l'altro, proprio stasera era previsto un incontro in città con il vescovo e la Caritas, e "da un punto di vista umano non capiamo questo accanimento, soprattutto in un momento in cui erano avviati validi contatti con la Chiesa e la cittadinanza. In più, ci stavamo organizzando per diventare un comitato, quindi anche con una figura giuridica di riferimento. Ma ci hanno tagliato le gambe."

Forse, prosegue l'attivista, il vero motivo di questo sgombero andrebbe ricercato nel fatto che "diamo fastidio," perché "la nostra presenza—oltre a essere una proposta alternativa all'accoglienza—si accompagna al monitoraggio degli abusi e delle violazioni dei diritti di queste persone." L'impressione, quindi, è che si sia aspettato "il momento in cui l'opinione pubblica si stava di nuovo interessando a noi, nel bene e nel male."

Nelle ultime settimane, infatti, la pressione sul presidio si era intensificata non poco sia da un punto di vista mediatico—basti pensare alla vicenda, al contempo delicata e poco chiara, della denuncia per stupro nel campo—che da quello dell'ordine pubblico. La sera del 24 settembre, ad esempio, migranti e attivisti avevano bloccato per mezz'ora il confine a Ponte San Luigi prima di essere allontanati fisicamente dalla polizia italiana.

Il 20 settembre, inoltre, era uscita la notizia che diversi attivisti e persone che portavano solidarietà ai migranti—tra cui un contadino che aveva allestito una specie di pannello solare per ricaricare i telefonini—sono stati allontati dalla Questura con una serie di fogli di via.

Per un attivista del presidio, provvedimenti del genere puntavano a "decimare il nostro movimento, sperando di fermarci." Secondo l'articolo di Repubblica, inoltre, le misure amministrative sarebbero state un tentativo di "allentare le maglie della protesta evitando lo sgombero del campo, che farebbe esplodere la polveriera di confine."

Ma alla fine—come è già successo in altri casi più o meno analoghi—i blindati hanno prevalso su ogni tentativo di mediazione e incontro.

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