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Tea's Tacos

La settimana dell'autostima

Comincia la Fashion Week milanese, quella settimana dell'anno in cui scoparsi i modelli può diventare un lavoro a tempo pieno.

di Tea Hacic-Vlahovic
17 settembre 2012, 9:58am

“Cos'hanno le tue scarpe?” mi chiede un uomo africano. La sua testa lucida riflette le luci dei lampioni.
"Non riesco a camminarci." Sono scalza alla fermata dell'autobus, con i tacchi tra le braccia. Zara del cazzo.
"Ti fanno male?"
"No, ma mi scivola fuori il piede."
"Aspetta qui." Corre verso il bidone dell'immondizia più vicino e prende un giornale.
"Fa' attenzione," dice sedendosi al mio fianco. Lo guardo mentre appallottola la carta e la infila nelle scarpe e mi chiedo se sia pelato, o se semplicemente si rasi.
"Dai, fammi una camminata." 

Non credo in Dio, ma credo negli Sconosciuti Speciali, soprattutto se sono belli e generosi.

"Vanno benissimo! Dove l'hai imparato?
"Insegno alle modelle come te a camminare."
"Non sono una modella."
Fa un cenno col capo, e io lo incalzo. "Che fai stasera?" 
"Non so, credo andrò a una festa."
"Posso venire con te?" gli chiedo sfacciata. 

È gennaio, nevica, ed è la mia prima Fashion Week a Milano.

"Certo!"

Quello che sto per dire suonerà stupido ma: avete presente la sensazione di quando avvertite che state facendo ciò che dovreste? Quando vi trovate di fronte a qualcosa che da giovani immaginavate avreste fatto? Quelle cose che vi dipingevate in testa perché era così che si comportavano i personaggi dei vostri libri preferiti? Quei momenti in cui vivete realmente le scene immaginarie che un tempo vi avevano procurato i brividi? È così che mi sento, sul taxi accanto a quell'uomo strano. "Sto facendo qualcosa di giusto," penso.

Scendiamo al G Lounge.

"Cosa fanno qui?"
"C'è il party di un'agenzia."
"Eh?"

Sono arrivata a Milano senza sapere nulla. La mia conoscenza della moda si basava esclusivamente sulle poche riviste disponibili in Carolina del Nord e su America's Next Top Model. Pensavo che tutti gli stilisti sapessero cucire, e che le sfilate venissero organizzate solo quando uno di loro lo decideva (ho dovuto cercare su Google cosa fosse la "Fashion Week"). Pensavo che tutti i modelli fossero superstar con un proprio entourage e il numero di Tyra Banks tra le chiamate rapide. Quindi potrete immaginare la gioia che ho provato nel vedere quei deliziosi ragazzi allineati lungo le pareti del locale, simili a prigionieri affamati. "Questi non sono gli uomini minacciosi delle riviste," dico a me stessa, "ma cuccioli bisognosi del mio aiuto."

Così li aiuto.

In un bagno faccio un pompino a un modello, e in un altro scopo il suo amico. Poi ne porto un terzo a casa.

"Ciao, grazie per stasera!" farfuglio al mio Sconosciuto Speciale, mentre con la faccia impiastricciata di rossetto mi preparo per un abbraccio.
"Ok." Si volta.
"Che problema ha?" mi chiedo trascinando il mio ragazzo in strada.

Il sesso è mediocre, ma le sensazioni sublimi. "Sono speciale," penso mentre ingoio lo sperma di questo ragazzino. "Sto facendo qualcosa di giusto."

"Mi sono fatta un modello!" urlo alla mia amica in America via Skype.
"No!"
"Giuro su dio."
"Come?"
"Be', qui i modelli non sono tutta 'sta roba."
"Ti odio."
"Lo so!"

Ogni Fashion Week va sempre meglio, e in breve mi trasformo in una Pro. Al party di Frankie Morello ai Magazzini Generali mi porto i ragazzi nei bagni, uno alla volta. Pianifico una cosa a tre con due ragazzi all'Armani Privè. Prometto al francese di Punks Wear Prada che la sua fidanzata "non lo scoprirà mai." Ripulisco le gambe dallo sperma del tipo di Givenchy con cui ho fatto sesso per poi salire su un taxi verso l'appuntamento con uno di Prada, nella sua camera d'albergo. Sto spremendo questi ragazzi, li prosciugo, e la cosa mi fa sentire potente-ma non sexy. Perché, siamo onesti: non si è mai trattato di sesso.

Soddisfo la mia vagina solo per soddisfare il mio ego.

Non ricordo con quanti sono stata. All'inizio tengo una lista, finché non mi rendo conto di quanto sia triste. Capisco che ormai non vado più alle Fashion Week per divertirmi. Le seguo solo per scopare con un altro modello, per provare a me stessa che sono in grado di farlo, solo per poi dirmi che sono attraente. Sono diventata quel personaggio terribile di La vita è un sogno, che dice di adorare le conquiste delle superiori perché, mentre il tempo passa, "loro rimangono sempre le stesse."

Metto fine alla disperata caccia all'autostima dopo essere stata a letto con un modello gay, e questo perché non riuscivo a trovarne altri.

"Lo faccio solo perché mi ricordi Gaga," dice.

Il mio periodo di sesso coi modelli è finito. O almeno, il mio periodo di sesso coi modelli perché sono modelli lo è. Ma non sto dicendo che non dovreste. I ragazzi appena arrivati in città hanno bisogno di un po' d'amore. Solo, non perdete il controllo, né sentitevi troppo speciali per il solo motivo di farlo. Non siate possessive o gelose di quelli che non torneranno indietro. Tenete presente che solitamente si tratta di brave persone, con famiglia, gatto e fidanzata. E soprattutto, non piantate gli Sconosciuti Speciali perché c'è la possibilità che finiate col biondino di quella pubblicità di Calvin Klein.

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