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Mostruosità culinarie al Burger King

Come creare (e vomitare) il proprio panino nel più "esclusivo" fast food di New York.
2.3.12

Foto di Vincent DiVito.

Stando a quanto dicono alcuni annunci pubblicitari online, il Burger King Whopper Bar è “un’esperienza gastronomica unica per il connoisseur [testuali parole] del celebre panino Whopper, che offrirà salse e prodotti di alta qualità introvabili altrove.” I Whopper Bar si trovano solo nelle città più esclusive, come South Beach, Las Vegas e Kansas City, e visitare il loro sito web è come entrare in un locale per feticisti dell’hamburger: “My onions are angry,” intona una suadente voce di donna su un ritmo anonimo. Io non sono un amante del Whopper, ma l’idea di creare da solo il mio panino mi ha incuriosito.

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Il locale di New York è considerato il fiore all’occhiello, probabilmente perché comprende un secondo piano (che, il giorno della mia visita, era però chiuso). Al mio arrivo c'erano spazzatura e rifiuti ovunque, e ogni superficie era ricoperta da uno strato di sporcizia. Era lunedì, alle otto di sera, e la breve fila di clienti ha impiegato una vita per esaurirsi; chiaramente non si può parlare di “fast” food. Alla fine, sono riuscito a raggiungere il bancone. “Quali condimenti desidera?” “Tutti, per favore. Tutto quello che avete.” “Mh, OK.” Il cassiere sembrava un tantino confuso. Ha cominciato a selezionare opzioni sul touchscreen. “Preferisce lo Smoked Bacon o il Pepper Bacon?” “Entrambi, grazie.” “Che tipo di formaggio?” “Tutti. Voglio tutti i tipi di formaggio che avete.”

A quel punto mi ha detto che doveva chiamare un responsabile. Sembrava che il sistema non permettesse di effettuare tutte quelle selezioni. Il responsabile è arrivato e, dopo che ho battuto il pugno sul bancone dicendo volevo il panino a modo mio, ha mostrato al cassiere come inserire tutti i condimenti. Qui avete la lista completa, con le descrizioni prese dal sito del BKWB: • Smoked Bacon: affumicato alla perfezione.
• Funghi trifolati: cotti fino alla doratura.
• Cipolle grigliate: tritate finemente, leggermente affumicate.
• Pomodori: tagliati a fette, freschi e sugosi.
• Mozzarella: formaggio fresco, tutto naturale.
• Guacamole: purea di avocado e spezie delicate.
• Crispy Onions: cipolle dorate, leggermente impanate.
• Blue Cheese Crumbles: formaggio dal sapore intenso, salato e pungente.
• Lattuga: appena riscaldata e croccante.
• Peperoni: sapore piccante e italiano.
• Pepper Bacon: fette di bacon spesse, con una punta speziata.
• Cheddar: formaggio dal sapore intenso, al latte.
• Cetrioli sottaceto: accuratamente conservati in salamoia.
• Jalapenos: sapore deciso e gradevolmente piccante.
• Swiss: delicato formaggio alle noci.
• American: formaggio corposo, leggermente acido.
• Cipolle: fette crude, dal sapore piccante.
• Onion rings: croccanti anelli di cipolla, dal sapore classico. Poi è stata la volta delle salse:

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• BBQ: la tipica salsa del sud.
• Blackened Cajun: l’essenza decisa e speziata della cucina creola.
• A.1. (TM) Thick & Hearty: salsa per la Gourmet Steak.
• Ketchup
• Bourbon Flavored: salsa piccante, con un richiamo al Kentucky.
• Thousand Island: con verdure tritate finemente.
• Senape

Una volta seduto, ho sollevato quella mostruosità con le mani. Giuro, pesava circa due chili. E puzzava pure. L’hamburger in sé sembrava freddo nella parte inferiore, e la zaffata dolciastra e nauseante che mi è arrivata quando ho aperto il contenitore mi ha fatto bruciare gli occhi e mi ha chiuso lo stomaco. La salsa guacamole colava come muco verdastro e le altre salse si mescolavano insieme, solidificandosi in uno strato marrone e lucido. Ero sinceramente intenzionato a introdurre tutta quella bestia dentro il mio corpo, ma quando ho dato il primo morso, ho capito immediatamente che qualcosa non andava e l’ho sputato subito, senza riuscire a trattenere i conati di vomito prima di issarmi ansimante al di sopra del separé. Tutto quel sapore dolciastro e acido continuava a tormentarmi anche dopo aver sputato il boccone. Le mie dita erano ricoperte di salsa guacamole e il ketchup mi colava giù per le braccia come sangue. Ho afferrato la mia “bibita media” (il Whopper Bar serve solamente formato medio o piccolo, anche se il medio è enorme e il piccolo è grande) e ho cercato di sciacquarmi la bocca.

La cosa che mi stava davanti sembrava digerirsi da sola. Gli acidi presenti nelle salse stavano sciogliendo l’hamburger, il panino e i formaggi in un impasto indefinito, che si trasformava davanti ai miei occhi in cibo ancora sconosciuto agli scienziati. Ho pensato che forse, se avessi tirato un piccolo morso e masticato velocemente, sarei riuscito a farlo scivolare giù per la gola e a compiere un passo avanti nella mia impresa. Ma non sono stato così fortunato. Non appena quell’orribile esperimento è entrato nella mia bocca, la mia lingua l’ha istintivamente respinto, come se volesse salvarmi la vita. Quando sentite la parola “immangiabile”, è per lo più intesa in modo figurato. Tipo: “Questo paté di foie gras è così asciutto, è praticamente immangiabile!” Ma qui io lo intendo nel suo senso più letterale e scientifico. Il Whopper che avevo creato non era più un prodotto gastronomico, anche se suppongo che i singoli componenti si potessero considerare tali, più o meno. Una volta ho sentito di un uomo che è entrato nei Guinness dei primati per aver mangiato un piccolo aeroplano, smantellandolo lentamente e mangiandone ogni singolo componente nel corso di alcuni mesi. Penso che questo fosse l’unico modo per riuscire a mangiare la terribile cosa che se ne stava davanti a me.

C’era qualcosa nei livelli di acidità del Whopper per cui il mio stomaco lo rifiutava a un livello cellulare, allo stesso modo in cui il corpo di un uomo rigetterebbe un trapianto del cuore di una scimmia. Mi sentivo frastornato e stordito, e non sono riuscito ad andare in bagno regolarmente per le 18 ore successive. Sono passati giorni e la mia percezione di qualsiasi tipo di cibo, da quello venduto per strada all’aragosta, è cambiata. Ancora adesso il retrogusto di quel sapore orrendo e opprimente si risveglia nella mia gola ogni volta che inghiotto. Pensavo che avrei mangiato un Whopper, ma alla fine è stato il Whopper a mangiare me.