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E se il salmone che ti mangi fosse pieno di cocaina?

Avrete sicuramente sentito quella vecchia storia dell'acqua delle fogne piena di cocaina, giusto? Ecco, secondo una ricerca il salmone potrebbe quasi contenere altrettanta polvere bianca.
Phoebe Hurst
London, GB
25.3.16

Foto via

Flickr.

Avrete sicuramente sentito quella vecchia storia dell'acqua delle fogne piena di cocaina, giusto? Ecco, secondo una ricerca il salmone potrebbe quasi contenere la stessa quantità di polvere bianca di qualsiasi altra bustina tagliata male reperibile fuori dai bagni dei locali notturni.

Come riportato dal Seattle Times lo scorso mese (e istericamente ripetuto da molti altri quotidiani questa settimana), nel 2014 alcuni ricercatori della US National Oceanic and Atmospheric Administration hanno rilevato tracce di cocaina—così come di Advil, Prozac e Benadril—nel tessuto di salmone giovane proveniente dal golfo dello stretto di Puget, sulla costa nord-occidentale dello stato di Washington.

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Insieme a quella che potrebbe sembrare la colazione di Hunter S Thompson, i ricercatori hanno scoperto che le acque di scarico di quest'area contengono valium, zoloft, oxycontin, caffeina, funghicidi e antisettici. In totale, c'erano tracce di oltre 80 tipi di sostanze.

Jim Meador, tossicologo ambientale e principale autore dello studio sulle contaminazioni, ha riferito ai giornali: "Le concentrazioni nelle acque di scarico erano più alte di quanto ci aspettassimo. Abbiamo analizzato campioni per 150 composti chimici e il 61 percento di questi risultava presente nelle acque di scarico. Quindi sappiamo che vanno a finire negli estuari."

Ma esattamente, come fanno i pesci a entrarci in contatto?

Nello stretto di Puget sfociano all'incirca 100 impianti di trattamento delle acque di scarico da impianti casalinghi. Malgrado gli stabilimenti industriali siano provvisti di sistemi per il filtraggio delle contaminazioni, questo non sempre avviene. Betsy Cooper, referente per il trattamento acque inquinate di King County ha spiegato ai giornali che anche se gli impianti fanno il possibile per ripulire l'acqua, "non tutto viene depurato".

Cooper aggiunge: "Cerchiamo di rimuoverli chimicamente e biologicamente, ma tutto ciò non concerne solo la qualità dell'intervento; quello che influisce è anche la la quantità di sostanze di cui facciamo uso quotidianamente e i residui della nostra assunzione quotidiana che vengono espulsi."

I salmoni di Seattle non sono gli unici a presentare queste anomalie. L'anno scorso il dipartimento di ingegneria chimica della McGill University ha scoperto che i pesci del Grand River Watershead nell'Ontario meridionale nuotavano in acque contaminate contenenti cocaina e ossicodone.

Il dipartimento di analisi chimiche delle acque di King County ha assicurato ai residenti che sono in corso studi per liberare le acque reflue da agenti contaminanti. Nel frattempo chi mangia salmone di Seattle non dovrà preoccuparsi se si ritrova con le pupille dilatate dopo una mangiata di sushi, e nemmeno dell'impellente bisogno di parlare di sé. I ricercatori ritengono che le tracce di droga presenti nel pesce non costituiscano una minaccia per la salute dell'uomo, in quanto normalmente non è il salmone giovane a essere pescato a fini alimentari.

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