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A caccia del vampiro di Barcellona

All'inizio del ventesimo secolo, Enriqueta Martí si trasferì dalle campagne della Catalogna a Barcellona. In poco tempo divenne la versione spagnola di Jack Lo Squartatore, trascinando i bambini a casa sua, uccidendoli e bevendo il loro sangue.
30.1.14

Il momento dell'arresto di Enriqueta. La folla insegue la macchina con cui viene portata via.

All'inizio del ventesimo secolo, Enriqueta Martì—originaria delle campagne infestate di riti e superstizioni della Catalogna—giunse a Barcellona. Come molti altri poveri che a quei tempi si trasferivano in città dalle zone rurali della regione, anche lei scoprì ben presto che dietro l'immagine di "Perla del Mediterraneo" del capoluogo catalano si celava una "Città della morte". Eppure questo fatto non la impensierì più di tanto, visto che proprio lì sarebbe diventata la risposta spagnola a Jack lo squartatore, attirando a casa sua dei bambini che poi uccideva per berne il sangue.

Un secolo dopo il detective Marc Pastor, che lavora per la polizia scientifica di Barcellona, si è trovato a lavorare sul caso di un altro serial killer donna. Nel tempo libero ha scritto La maledetta, una ricostruzione della carriera criminale di Enriqueta Martì influenzata da Arthur Conan Doyle, Robert Louis Stevenson e David Peace. Il libro è appena stato pubblicato in traduzione inglese [in Italia è uscito nel 2009, ma ci è sembrata una buona occasione per ricordare la sua storia]. Ho incontrato Marc per un viaggio nel passato attraverso i vicoli scuri dei sobborghi barcellonesi.

VICE: Ciao Marc. Quando è ambientato esattamente il tuo libro?
Marc Pastor: È ambientato nel 1912. È il periodo in cui Barcellona si stava lasciando alle spalle il suo passato rurale e si stava avviando a diventare una città moderna. C'era un bellissimo parco divertimenti con le montagne russe. C'era anche un sacco di povertà, tantissimi senzatetto e altrettante malattie. Questo è il contesto in cui Enriqueta appare e diventa famosa. Una donna. Un serial killer donna, il che è parecchio inusuale perché il 99 percento dei serial killer sono uomini. Una città oscura e inquietante in cui agisce un'assassina altrettanto oscura e inquietante.

Enriqueta appare sulla scena quando dalla campagna si trasferisce in città per lavorare come cameriera?
No, in realtà come prostituta.

Il muro finto nella cucina di Enriqueta, dietro il quale nascondeva le ossa.

Stavo appunto per dirlo: diventa quasi subito una prostituta. Quanto tempo passa prima che inizi ad uccidere la gente? Puoi parlarmi dei suo modus operandi?
Non conosciamo il numero esatto delle vittime, è parte del mito. Sappiamo che Jack lo squartatore ha ucciso cinque persone ma non sappiamo quante ne abbia uccise Enriqueta. È stata arrestata nel 1912, ma già nel 1901 era andata tre mesi a Maiorca ed era dovuta tornare indietro in fretta e furia perché gli abitanti di quella città la volevano morta. Quindi possiamo supporre che sia andata avanti a uccidere adulti e bambini per almeno 12 anni. Ho incontrato molte persone che, dopo aver pubblicato il libro, mi hanno detto "Mia nonna è stata vittima di Enriqueta," oppure, "Mio nonno è stato una delle persone che Enriqueta ha provato a rapire." Mi hanno mostrato delle foto. Enriqueta ha rapito un sacco di gente. Una donna mi ha detto che una volta, quand'era piccola, sua nonna venne avvicinata da una donna che offrendole una caramella tentò a convincerla a andare via con lei.

Un espendiente molto all'antica. Cos'altro si sa dei suoi metodi?
C'è una testimone. Una bambina che l'ha vista uccidere un ragazzino. Rapiva i figli e le figlie di prostitute e mendicanti; bambini di cui nessuno sapeva nulla. Li rapiva vicino a casa sua e li portava lì. La testimone ha raccontato di aver visto Enriqueta dare qualcosa al bambino per farlo addormentare, perché non voleva che si mettesse a urlare. Successivamente usando un coltello gli ha tagliato la gola per poi squartarlo come un animale.

Enriqueta voleva usare il sangue. Non solo destinava i bambini alla prostituzione, per i pedofili, ma li usava anche per fare bevande e per altri tipi di stregoneria. Ai tempi non esitevano medicine. Un sacco di gente aveva la tubercolosi o malattie simili e lei sosteneva che bere il sangue di un bambino di otto anni li avrebbe aiutati. Non è mai stato dimostrato, ma io penso che anche il cannibalismo abbia giocato un certo ruolo nella vicenda. In ogni caso, lei era convinta che bere il sangue e mangiare la carne dei bambini le avrebbe dato l'immortalità, e lo faceva per questo motivo.

Un'ispezione della polizia a Via Picalquers per cercare ossa provenienti da uno degli appartamenti di Enriqueta

È così che è diventata nota come il vampiro di Barcellona, giusto?
Sì. Ma la parte migliore di questa storia è che non arrivò mai al processo, perché morì qualche tempo prima di cancro all'utero. È ironico che una donna che ha passato tutta la sua vita a rapire e mangiare bambini per diventare immortale poi non potesse avere figli.

Quindi rapiva i bambini e li prosciugava del loro sangue perché credeva che ciò l'avrebbe resa immortale. C'è qualche tipo di logica perversa in tutto ciò?
Era più superstizione, Enriqueta era ignorante. Era cresciuta in un paesino. Se stava davvero morendo di cancro, forse in lei c'era un qualche tipo di istinto di sopravvivenza. Ma era anche una psicopatica: le piaceva fare quello che ha fatto.

Com'è stata catturata?
Come vengono catturati tutti i criminali: a causa di un errore. Rapì la figlia di un uomo che non era ricco ma che era molto noto e amato a Barcellona. La bambina si chiamava Teresita. Mentre tagliava i capelli a Teresita nel suo appartamento, lasciò la finestra aperta. Un vicino vide Teresita alla finestra e lo disse alla polizia. Quando gli agenti arrivarono sul posto ed entrarono nell'appartamento, trovarono due bambine. Fu così che scoprirono tutto.

Tu lavori per la scientifica.
Sì. Mi occupo di furti e di ricerche su DNA, sangue, sperma e impronte digitali. E no, non guidiamo SUV.

Teresita, con il sindaco di Barcellona e gli agenti che l'hanno soccorsa.

Puoi raccontarmi com'è stato lavorare al caso della serial killer Remedios Sanchez e di come ciò ha influenzato il tuo libro?
Stavo provando a scrivere il libro e calarmi nella mente di Enriqueta—la mente di una serial killer. Era l'estate del 2009 e una donna venne trovata strangolata e accoltellata in un quartiere di Barcellona. Fui mandato sulla scena del crimine. C'erano stati molti episodi di violenza in quel periodo, molte rapine, per cui all'inizio non capii esattamente cosa fosse successo. Due settimane dopo, un'altra anziana signora fu trovata morta nel suo appartamento.

In questo caso si trattava di un crimine meno efferato, ma c'erano alcuni elementi di similitudine tra i due casi. Nello stesso periodo anche altre rapine erano state condotte secondo le stesse modalità: una donna entra nell'appartamento di un'anziana signora, parla con lei e poi la massacra di botte per rapinarla. Era strano. In due settimane avevamo avuto quattro o cinque rapine del genere. Sembrava che andasse sempre allo stesso modo: la donna chiedeva un bicchiere d'acqua, entrava in casa e si trasformava in un mostro.

Dev'essere stato faticoso.
È stato forse il periodo peggiore della mia carriera. Ogni volta che il telefono squillava e qualcuno diceva, "l'ha fatto di nuovo," mi sentivo malissimo. Volevo prenderla prima che potesse farlo un'altra volta. Fu una grande indagine. Lasciava la scena del crimine così in fretta che non riuscivamo mai a prenderla: tutto quello che avevamo erano alcune immagini sfocate ottenute da una telecamera di sorveglianza. Sapevamo come si muoveva. Alla fine scoprimmo che viveva e lavorava nello stesso quartiere in cui erano avvenute tutte le rapine. Ci vollero circa due mesi di indagini, 24 ore al giorno, sette giorni su sette.

È stato davvero faticoso. Probabilmente stava iniziando a sentirsi invicibile, perché aveva iniziato a uccidere più spesso. La rapina era solo una scusa, perché aveva passato tutta la vita a rubare. Dopo aver ucciso per la prima volta si rese conto che era quello che le piaceva fare. Gli ultimi omicidi divennero sempre più violenti. Anche in questo caso, riuscimmo ad arrestarla a causa di un errore. Aveva rubato una carta di credito, andò a un casinò e provò ad usarla. Così andammo in quel casinò, controllammo sul registro i nomi di tutti gli ultimi frequentatori del locale, trovammo il suo nome e andammo ad arrestarla. Lavorava in un bar dove vanno un sacco di poliziotti, cucinava omelette. Tutti i poliziotti dicono che fosse un'ottima cuoca.

Così andammo al bar, ma non riuscimmo a trovarla. Riuscimmo però a localizzarla tramite il telefono e scoprimmo che stava per uccidere un'altra donna. Aveva chiamato il numero di una donna che aveva intenzione di uccidere quel pomeriggio.

La famiglia Guitart. Sulla destra, Teresita.

Come è proseguita la faccenda?
Dopo che l'abbiamo arrestata siamo andati al suo appartamento. È rimasta fredda e impassibile e non ha detto nulla. Quando un agente l'ha presa per farla scendere dalla macchina e farla entrare nel palazzo, ha rifiutato di muoversi. Urlava, "lasciatemi, lasciatemi." All'interno dell'appartamento l'ufficiale al comando della squadra le ha detto: "smettila, ora non ti vede nessuno." Ha smesso istantaneamente di piangere.

Tutta la casa era dipinta di viola. Lei si è messa a sedere su un divano in salotto e il giudice le ha detto, "stiamo per metterci a cercare prove di un omicidio." A quel punto si è alzata e, faccia a faccia con il giudice, ha detto: "non sono d'accordo." Hai visto Il silenzio degli innocenti? È stato come nella scena in cui Hannibal Lecter incontra Clarice Starling. Ha iniziato a camminare per la stanza, guardando tutti negli occhi.

Abbiamo trovato un sacco di prove. Aveva conservato un sacco di oggetti che le ricordavano le sue vittime.

Amava uccidere, proprio come Enriqueta.
Quando ho visto la Sanchez, ho visto Enriqueta. Hanno un centinaio di anni di differenza, ma sono entrambe due serial killer che hanno ucciso persone innocenti—donne anziane e bambini. Nei suoi occhi ho visto la stessa scintilla che ho visto nelle foto di Enriqueta, e quel particolare mi ha fatto capire come entrare nella sua mente. Ho scritto la storia di Enriqueta basandomi su quella di Remedios Sanchez.

E c'è una certa sovrapposizione tra le due vicende.
Se una donna gentile va da una persona anziana, la aiuta con le borse della spesa o le chiede se vuole che vada a casa sua a cucinare per lei, questa glielo lascia fare. Una delle vittime di Remedios Sanchez mi ha detto: "è stata gentile, mi ha aiutata. Poi, non appena è entrata in casa, si è trasformata in un mostro. Mi ha colpita. Le ho detto: 'ti prego, fermati, non uccidermi'. Lei non ha detto una parola. Era una belva." Mi ricorderò queste parole per tutta la vita. Mi ha detto di aver visto un mostro rimasto fino a quel momento nascosto dentro di lei.

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