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Per i malati mentali, la recessione somiglia alla Grande Depressione

Ma non è solo il tasso di disoccupazione a crescere più in fretta.

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Una cosa importante, se non necessaria quando si affrontano problemi di carattere psichico, è la stabilità. Qualsiasi tipo di turbolenza (finanziaria, emotiva, piscologica) porta ad assumere una posizione di difesa e, il più delle volte, ad adattare la propria attitudine mentale alla mutevolezza degli eventi. Non c’è tempo per riposo o guarigione, nella tempesta. Ma come ogni altra malattia, la malattia mentale può fare il suo decorso; non è solo una questione di variabili (comportamento, chimica del cervello) e di diventare “più equilibrati”.

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Sarebbe immediato pensare che la recessione sia una condizione particolarmente negativa per le persone che soffrono di disturbi mentali. Un nuovo studio pubblicato su PLOS ONE mira a dimostrarlo, a partire dai dati sulla disoccupazione all’interno dell’Unione Europea relativi a persone con disturbi psichici; dati che rivelano un fenomeno in crescita dall’inizio della recessione, e doppiamente intenso per le persone mentalmente disturbate.

Nel 2006, il tasso di disoccupazione per persone sane era del 7,1 percento. A confronto, le persone disoccupate con problemi mentali erano il 12,7 percento. Nel 2010 gli indici sono saliti rispettivamente al 9,8 e al 18,2 percento. È una crescita del 2,7 percento di disoccupati mentalmente sani e del 5,5 percento di disoccupati con malattie mentali.

Inoltre, le statistiche mostrano una situazione molto peggiore per quanto riguarda gli uomini; nel 2010, il 21,7 percento di quelli con disturbi mentali si trovava senza lavoro. Nel 2006 erano la metà. Il livello del 2010 è circa un quarto della popolazione UE, con livelli di disoccupazione da “Grande Depressione.”

Questi dati arrivano da un più ampio studio di Eurobarometro, un sondaggio che ha coinvolto 20.000 europei e copre una vasta gamma di argomenti. Lo studio ha permesso di evidenziare che parte del divario tra le due categorie in fatto occupazione deriva proprio dalla discriminazione nei confronti delle persone con problemi mentali. Soprattutto nei paesi in cui è più radicata la credenza che gli individui con malattie psichiche siano pericolosi, il tasso di disoccupazione è più elevato.

“Il nostro studio sottolinea che un’importante implicazione della discriminazione e marginalizzazione è l’esclusione dal mondo del lavoro,” scrive Graham Thornicroft, professore al King’s College di Londra e co-autore dello studio. “Durante i periodi di recessione economica, la considerazione delle persone per le malattie mentali può indurirsi, risultando in un aggravarsi dell’esclusione sociale. I governi devono essere consapevoli di questi rischi e i datori di lavoro [britannici] a conoscenza del loro dovere legale di attenersi all’Equality Act per sostenere persone con malattie mentali e aiutarle ad entrare, e rimanere, nel mondo del lavoro.”

Ad oggi, manca ancora uno studio simile e aggiornato relativo agli Stati Uniti, dove l’assistenza sanitaria per le malattie mentali presenta molti difetti. Secondo lo studio della Kaiser Family Foundation del 2011, “oltre il 60 percento degli adulti con disordini mentali diagnosticabili e il 70 percento di bambini con necessità di trattamento non ricevono assistenza, e quasi il 90 percento delle persone con problemi di uso o dipendenza da sostanze al di sopra dei dodici anni non ha ricevuto trattamento specifico per i suoi problemi." E sembra che gli adulti non riescano nemmeno a trovare un lavoro che permetta loro l'accesso all’assistenza sanitaria necessaria.

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