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Altra notizia "gustosa" è quella presumibilmente fornita dal canale televisivo di Stato siriano Addounia, che in un servizio avrebbe annunciato come la squadra del Barça sia parte di un complotto nei confronti di Asad atto a rifornire di armi i ribelli.Blottrha riportato: “Per dimostrare il coinvolgimento della squadra del Barcellona nel traffico d’armi, Addounia ha trasmesso un video della partita del Barça contro il Real Madrid. A un certo punto, Lionel Messi scarta quattro giocatori del Real Madrid per poi passare la palla a Pedro, che segna. È proprio qui che la voce narrante sostiene che la formazione del Barça simboleggi le vie del traffico d’armi destinate ai ribelli siriani e i giocatori gli stessi trafficanti, mentre la posizione della palla rappresenterebbe il luogo in cui attualmente si trovano i rifornimenti. Secondo il narratore, il momento in cui Messi, star del Barcellona, passa la palla, è indicativo del fatto che i ribelli hanno ricevuto le armi a Deir el-Zor.” Devo forse pensare che Asad tifi per il Real Madrid?
Per la seconda settimana di fila, il traballante regime ha dovuto dire addio ad altri segreti, quando alcune informazioni a carattere confidenziale sono pervenute ad Al Jazeera. Abdul Barakat, ex funzionario di alto grado, ha abbandonato il territorio siriano con alcuni documenti contenenti dettagliati piani di sicurezza riguardanti le principali città siriane, come Damasco e Aleppo. Questi documenti rivelano inoltre che i sostenitori del regime nelle aree sotto il controllo dei ribelli ricevono denaro del regime, e che ai diplomatici è sconsigliato avere contatti con i Paesi che vogliano convincerli a disertare. Ultimo, ma non meno importante, un decreto presidenziale di Asad contenuto nel materiale trafugato definirebbe ogni incontro pubblico a Damasco un atto di rivolta, ordinando così che chiunque vi partecipi sia condannato a un anno di prigione.
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Nel frattempo, l’Esercito Siriano Libero ha bisogno di tutto l’aiuto possibile.Questo articolodelWashington Postsottolinea che la mancanza di armi e munizioni sta mettendo in serie difficoltà l’Esercito Siriano Libero, mentre il regime aumenta le misure di sicurezza ai confini con Turchia, Libano e Giordania. Il territorio al confine con l’Iraq è stato il più difficile da controllare, nonostante le armi che passano da lì siano per lo più difettose. Le promesse di Arabia Saudita e Qatar di mandare armi non si sono ancora esaudite, e il prezzo di un kalashnikov per le truppe del regime è schizzato a 2000 dollari.
Questodocumento redatto dal Washington Institute per le politiche del Vicino Oriente sostiene, invece, che l’Esercito Siriano Libero stia avendo più successo di quello che i media ci vogliono far credere. Nonostante non sia in grado di fronteggiare le forze del regime in campo aperto e di tener testa a carri armati, artiglieria e truppe di terra, esso ha ottenuto numerosi successi nel tendere imboscate ai convogli del regime, nell’invadere i checkpoint e le basi militari e nel piazzareordigni esplosivi improvvisati. Lo stesso documento conferma il bisogno di sostegno militare, ma l’Esercito Siriano Libero si è nuovamente dimostrato capace di mettere a dura prova i numerosi carri armati del regime:
E non se la cava male nemmeno a rubarli:
Per mesi, la comunità internazionale e il popolo siriano hanno temuto che la rivolta si trasformasse in una guerra civile senza confini, con l’impiego da parte del regime di tutto il suo arsenale militare contro i rivoluzionari. Questi timori si stanno lentamente trasformando in realtà, dal momento che il regime ha intensificato i suoi assalti alle postazioni dell’Esercito Siriano Libero con la flotta di elicotteri militari. Prima i
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Non saprei, ma forse scene come questa sì:Dall'altra parte, l’organizzazione Human Rights Watch, con sede a New York, ha pubblicato unrapportoche riferisce in dettaglio le violazioni dei diritti umani commesse dall’Esercito Siriano contro i membri dell’esercito del regime e delle milizie. È probabile che questo rapporto danneggi la reputazione dell’Esercito Siriano Libero, scoraggiando contemporaneamente un intervento della comunità internazionale—anche se forse quest’ultima, considerando il contesto, potrebbe pensarci due volte prima di condannare la piccolavendettada parte dell’Esercito Libero Siriano.
Molti dei siriani lontani dal proprio Paese sostengono apertamente la rivoluzione, e in Regno Unito, Germania, Canada e Francia si tengono regolarmente proteste. Ma ciò non significa che possiamo considerarci al sicuro da Asad: il video sopra mostra alcuni sostenitori del regime che attaccano dei manifestanti durante una manifestazione a Montreal. In Germania la situazione è addirittura peggiore: lo scorso gennaio, ad Hannover, un uomo siriano è stato
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Dopo l’inaspettato scoppio di violenze della settimana scorsa aMezzeh, Damasco, dove alcune forze di sicurezza sono state attaccate dall’Esercito Siriano Libero, quest’ultimo ha annunciato l’istituzione di un consiglio militare nella capitale. Questoconsigliosi occuperà di coordinare le operazioni dell’Esercito Siriano Libero e lascia intendere che ci sia un consistente numero di ribelli pronti a ripetere gli atti della scorsa settimana. Si tratta di un’altra notevole minaccia che il regime difficilmente potrà ignorare e ancora di più contenere. Asad non può bombardare la sua stessa capitale, e specialmente le aree in cui vivono la maggior parte dei suoi sostenitori e dei più alti gradi dei servizi di sicurezza.Per chiudere (relativamente) in bellezza l’aggiornamento di questa settimana, ilTelegraphha riportato che il presidente Obama in persona si sarebbe impegnato a mandare aiuti “non letali” all’Esercito Siriano Libero, argomento che verrà discusso domenica prossima nella conferenza degli “Amici della Siria” di Istanbul. Il governo turco sta inoltre pensando di creare una “zona franca” al confine con la Turchia, con 500 truppe turche incaricate di controllare la regione e assicurarne la praticabilità. Non perdete l’appuntamento della prossima settimana per scoprire cosa è successo durante la conferenza e se la comunità internazionale avrà finalmente pronunciato un verdetto.
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