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Demented parla da solo

Inno agli autobus notturni

Perché e percome gli autobus notturni sono importantissimi per la salute mentale della gente, soprattutto a Roma.
24.10.13

Immagine via

Ehi, 
pensi mai ai veicoli di notte 
con il muso piatto 
vanno in giro per la città 
Mentre gli autobus 
portano a spasso quella luce fioca 
randagi come cani 

Questo ci veniva a dire un noto cantautore in un inno alla notte e soprattutto ai suoi protagonisti assoluti, gli autobus. Icone vaganti, quasi fossero dei sogni a occhi aperti, gli autobus notturni a Roma sono una specie di spina dorsale della città, per non dire l’altra faccia della città stessa. Quello che di mattina sembra un casino immane, di notte acquista una dimensione “a misura d’uomo”: per una metropoli incartata e completamente a cazzo come Roma sono una risorsa senza precedenti, e a ogni sciopero mi piange il cuore pensare all’assurdità di una notte fatta di fermate vuote e a questi autobus costretti ad attendere nei depositi, soprattutto a me stesso fermo da qualche parte in preda ai geloni e alle tenebre.

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Io e i notturni abbiamo un vissuto quasi simbiotico, come la fase rem con gli occhi: molte volte mi sono ritrovato a identificarmi in queste macchine lanciate verso l’alba, e tante volte di più mi hanno dato conforto nei miei peggiori momenti homeless, fonte di ispirazione e anche—spesso—di pura commozione, i loro vetri sono come oblò su zone della coscienza che profumano di un ignoto stranamente familiare. Ma non sono l’unico ad avere questa insana passione, anzi siamo moltissimi. A testimonianza di ciò vorrei introdurvi un personaggio: Mr. Sojola è sinonimo di romanità e con lui ho spesso scambiato battute a proposito di tale tematica, e la conversazione sotto riportata è lo specchio del perché e percome gli autobus notturni sono importantissimi per la salute mentale della gente.

Demented: Buonasera carissimo. Incominciamo con la domanda di rito: come mai tanta passione per gli autobus notturni?
Mr. Sojola: La mia più che una passione la definirei una necessità, che nel tempo è diventata una sana abitudine.

Evidentemente quindi lavori la notte. Com’è la situazione durante i tuoi tragitti?
Sì, esatto, sono spesso in giro di notte per lavoro, ma anche per svago… quando lavoro di notte in genere faccio più tardi e mi trovo a prendere l'ultimo o il penultimo notturno e quello è in genere l'orario più estremo per il viaggio sul bus. Se sei fortunato è un bus pieno di lavoratori che vanno verso l'agognato letto o verso il posto di lavoro: se ti dice male ti ritrovi a un after su ruote, ma la musica del dj di turno non ti piace. Poi si incontra una moltitudine di persone non indifferente, tale che è obbligatoria almeno una distinzione in categorie: alcune chiaramente identificabili, altre molto più ambigue.

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Quindi secondo te i passeggeri dei notturni non sono un’entità precisa, ma tante microcategorie che asserisci di aver in qualche modo catalogato. Mi puoi parlare meglio di questa storia e sciorinare un po’ il tuo enciclopedico sapere a riguardo?
Proviamo a descrivere al meglio queste tipologie

  • l'ubriaco: quello che sbiascica, collassa, e si addormenta solo dopo aver infastidito tutti i presenti 
  • il fattone: quello che non sa esattamente dove deve scendere, di solito ha finito i soldi o non ne ha mai avuti e ti chiede insistentemente una sigaretta anche se gli hai già risposto molte volte che non fumi 
  • il barbone: c'è quello che dorme con la sua casa addosso tipo una lumaca ma con il profumo targato Malagrotta tra il morto e la diossina 
  • lo studente fuori sede: questo in genere si muove in gruppo con altri come lui che hanno appena scoperto la notte, la maggior parte di questi però non ha capito che Roma non è il paesello da cui proviene e che la lingua italiana non è un optional
  • il passeggero occasionale: quello che fosse stato per lui sarebbe anche andato a piedi e in genere si fa solo due o tre fermate
  • l'abitudinario: quello che si trova a dover dare indicazioni a tutti gli altri, e che di solito, se il posto che preferisce è occupato, resta in piedi… anche quando il bus è vuoto
  • il pendolare: quello che sembra già vestito per andare in ufficio… anche perché di solito ha perso il treno per tornare chi sa dove e ha deciso di dormire sul notturno
  • la strappona: quella che te la deve per forza sbattere in faccia anche quando è in giro con un brutto ceffo che ti guarda male per tutto il viaggio
  • il passeggero abituale: quello come me che per necessità è costretto all'attraversamento cittadino… di solito ho la fortuna di incrociare sempre o quasi qualche altro sventurato/a mio consimile… un giorno probabilmente diventeremo una setta
  • il marpione: almeno una volta nella vita ognuno di noi uomo o donna che sia, si è trovato a fare il marpione… lei/lui è li che da sola/o cerca di capire dove deve scendere… il marpione arriva e aiuta la “preda” a trovare la fermata giusta, proponendosi di accompagnarla per non farle fare la strada da sola, magari con l’idea che poi nasca una storia. C’è da dire però che in media nessuno dei due ha la lucidità necessaria per fare alcunché.

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Queste sono le categorie più semplici da riconoscere, e sono tutte categorie che viaggiano sia in solitaria che in gruppo, nell'ordine più disparato. Molti poi usano il notturno semplicemente come un dormitorio su ruote, senza scendere praticamente mai.

Infatti gli autobus notturni hanno questa capacità di sembrare delle case ambulanti, se non vere e proprie culle. E poi non si paga praticamente mai il biglietto: questa caratteristica mi sembra che renda il notturno forse il mezzo più popolare in assoluto. Dico male?
Sì, c'è molta gente che dorme direttamente sul notturno. Alcuni dotati di valigia al seguito, altri con carrelli della spesa e buste di plastica: è quasi un condominio. Altri sono talmente a loro agio che si svegliano per sbaglio direttamente al capolinea, magari dalla parte opposta in cui dovevano scendere. Di notte non ci sono controllori: è bello pensare che sia dovuto al rispetto che hanno per i passeggeri e per il loro mood, ma in realtà è perché l’affluenza è minore  e non hanno soldi per il personale.

Grandi idee vengono alla luce sui mezzi notturni, c’è da dirlo.

Viaggiare sul notturno è pericoloso o no? Nella mia esperienza non è mai successo niente di veramente plateale, a parte una volta che sono stato borseggiato perché dormivo da sbronzo… un po’ come in La scimmia sulla schiena di Burroughs. 
La pericolosità e la stupidità vanno di pari passo, a me non è mai successo nulla di estremo.

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Quindi non ti è mai capitato di essere derubato o di assistere a taccheggi o aggressioni in diretta sul notturno?
In verità sul notturno non me ne ricordo, di giorno invece mi è successo più volte di assistere a questi fatti, e non solo. Di giorno, sul bus, la gente è incarognita: sul notturno invece è come se avessero paura di fare paura, non so se intendi cosa voglio dire.
Il vero problema è prima dell’arrivo del notturno e subito dopo, il mio consiglio è quello di guardarsi sempre bene attorno e avere le idee chiare… ma non sempre è così, è anche comprensibile visto l’ora tarda.

A proposito dei conducenti: a volte sembra che il notturno si guidi da solo, anche a una certa velocità. Hai mai notato cedimenti, tipo che il guidatore improvvisamente viene colto da colpi di sonno o qualcosa di simile? Non mi pare che ci siano controlli a riguardo.
Io mi fido ciecamente dei conducenti dell’ATAC. E ti spiego il perché: al massimo al capolinea mi è capitato di vederne qualcuno dormire, ma mai con il mezzo in movimento. Tanto più che hanno un telefono aziendale con il quale, se non ho capito male, rimangono in contatto tra di loro per qualsiasi emergenza. Magari non brillano in quanto a puntualità, fanno delle pause anche troppo lunghe, talvolta sembrano tramutarsi in piloti di Formula 1 per recuperarle, però lavorano seriamente.

L’inno nazionale degli autobus notturni.

Qual è la cosa più orribile e quella veramente splendida del viaggiare su un bus notturno?
La cosa più orribile è sicuramente il tipo che ti collassa sul sedile di dietro e fai appena in tempo a sottrarti alla pozza di vomito che appesterà il bus, e da quel momento per tutto il viaggio tu e tutti gli altri passeggeri starete stipati in un metro quadro per evitare il tanfo e lo schifo. La cosa splendida invece è quando incontri altri che come te girano per la città con i mezzi, e magari capita anche di reincontrarli ancora e ancora, nascono amicizie e storie d'amore che uno non si aspetta. Merito della particolare atmosfera del viaggio in notturna, credo.

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Tu personalmente hai mai vissuto una storia d'amore sul notturno?
Iniziate sul notturno magari sì, ma vissute altrove. Parlando invece di sesso mi è capitato di incontrare degli esibizionisti sui notturni, che ti posso garantire si davano da fare… ma si parla di diversi anni fa, quando i notturni erano molto meno frequentati.

Qual è il tuo bus notturno preferito a Roma?
Ah be’, resta in assoluto il 10 notturno o l'11 notturno. In pratica si tratta di quella che un tempo era la circolare interna/circolare esterna. Fanno il giro di Roma uno in una direzione uno nell'altra, costeggiando diversi monumenti della capitale; è ottimo per godersi il panorama per almeno tre quarti del tragitto.

È vero. Io trovo che il modo migliore per godersi Roma sia salire sul notturno: poco traffico, la magia delle luci soffuse, insomma una specie di giro turistico. 
Sì… se uno lo fa nel fine settimana, in cui i notturni hanno una frequenza maggiore, si può anche intraprendere un giro turistico in piena regola scendendo e risalendo sui vari notturni della stessa linea. Poi si incontrano un sacco di turiste, il che è una gran cosa.

Un’ultima domanda: perché non ti fai la patente?
Molti sono i motivi per cui non guido, ma il motivo principale è che non mi va. Poi vuoi mettere il risparmio? Niente benzina, niente assicurazione. Poi in questo modo conosco un sacco di gente. Al massimo farei il guidatore di notturni per unire l’utile al dilettevole.

Qualche consiglio ai nostri lettori?
Provate a farvi un giretto sui notturni della vostra zona  e andate a verificare di persona, come diceva la PFM, se la notte davvero fa paura.

Segui Demented su Twitter: @DementedThement

Nel post precedente:

Rimanere con un palmo di NASA