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Attualità

Tutta la nostra roba finalmente in un posto solo

La storia della storia di VICE.com
5.12.11

VICE.com prima e dopo (1996-2011): sinceramente, la nostra versione ci piace di più.

In tutti questi anni, una domanda sorgeva spontanea a chiunque visitasse Viceland.com: "Cosa c'entra 'land'? Perché non semplicemente VICE.com?" Ogni volta la stessa storia. Dovete sapere che nel lontano 1996, quando la maggior parte della gente pensava che il World Wide Web fosse una specie di giochino della Nintendo, un tizio con doti di chiaroveggenza aveva acquistato—apparentemente a caso—una serie di domini, tra cui proprio VICE.com. Al momento di registrare il nostro sito, giovani e belli, abbiamo dunque optato per Viceland.com, e amen.

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Rapido salto in avanti fino al 2005: nasce YouTube, che di colpo riesce a far sembrare la tv una patetica scatola di scoregge. Il sistema "IPTV" è la nuova ossessione dei colletti bianchi, e in breve tempo la Rete si popola di siti dai contenuti video per lo più pessimi. Nel 2007 ci siamo accodati al carrozzone lanciando VBS.TV, un esperimento indipendente il cui successo ha superato in toto le nostre aspettative.

Qualche mese fa abbiamo infine capito che avere due siti era una completa assurdità. Era giunta l'ora di far incontrare VBS e Viceland e di consacrare la loro unione in VICE.com—un unico megasito dotato del potere di sconfiggere per sempre la noia (e, con un po' di fortuna, anche il cancro). Dopo aver contattato il proprietario dell'URL ci siamo accordati sul prezzo, mentre un avvocato specializzato in dispute sui domini aveva il compito di sbrigare le faccende burocratiche. Il suo nome è Ari Goldberger, e noi gli abbiamo chiesto di ripercorrere brevemente la storia del nostro nome di dominio, quel VICE.com che credevamo essere perduto per sempre.

VICE: Lei non è un normale avvocato. Ci può spiegare in cosa consiste il suo lavoro?
Ari Goldberger: Sono domainer, nonché avvocato specializzato in domini—uno dei primi. Ci sono "caduto" nel 1996, proprio per un contenzioso su un nome di dominio. All'epoca, AOL, la posta elettronica e tutte quelle novità mi affascinavano, spingendomi a cercare un modo per trarre profitto dal web che fosse collegato alla mia professione di legale. Avevo aperto un sito, ESQwire.com—gioco di parole tra "esquire" [antico titolo nobiliare che negli Stati Uniti designa oggi gli avvocati] e "wired" [termine gergale per "essere collegati, online"], ma la mia iniziativa mi era valsa una denuncia da parte della Hearst Corporation proprietaria della rivista Esquire. In tribunale mi difesi da solo, e vinsi. Il caso passò alla storia. Da quel momento, il mio nome è associato alle dispute in fatto di domini, anche se all'epoca mi trovai a spiegare ai giudici cosa fosse Internet.

Sa cos'era VICE.com nel 1996, anno della sua creazione? C'è chi dice si trattasse di un sito porno.
Sto controllando negli archivi di waybackmachine.org, ma la cronologia arriva fino al 1999. Da quello che vedo, il proprietario si era accontentato di dirottare gli utenti che visitavano il sito su quello di una ditta australiana specializzata nel porno che lo ripagava per il traffico generato.

Già, sono andato a ritroso fino all'8 maggio 1999, e il link mi porta su justwild.com, dove ad accogliermi c'è una donna con una zucchina infilata nella vagina. O forse è un cetriolo? Difficile da dirsi. La fine degli anni Novanta è stata un buon periodo per siti del genere, vero?
Mi pare di capire che l'industria del porno online andasse a gonfie vele nel '99. Il traffico era pagato a peso d'oro. Ma già nel 2004-2005 le entrate erano diminuite, anche a causa dei sempre più elevati costi di riaccredito sulle carte e delle misure restrittive imposte sugli utenti. Il vero problema stava però proprio nel riaccredito. Immagina una coppia che riceve un estratto conto in cui viene riportato un addebito di 35 dollari per operazioni su siti porno. Moglie: "Tesoro, sei stato tu?!". Marito: "Io? Ma figurati, ci sarà uno sbaglio!" A quel punto, la mogliettina chiama la banca per contestare la transazione, che viene classificata come fraudolenta e può quindi essere rimborsata. Tornando alla Way Back Machine, questa mostra come il dominio sia stato successivamente inserito su Yahoo, con tanto di link pay-per-click i cui proventi venivano redistribuiti tra il proprietario e la società.

È mai caduto vittima degli scherzi di clienti o contendenti? Mi riferisco a domini che contenevano il suo nome o riportavano informazioni errate sul suo conto…
C'era questo tizio di nome Ryan che voleva comprare ryan.com da un mio cliente. Qualche mese dopo la causa mi ero finalmente deciso a creare arigoldberger.com, sennonché, quando digitai il mio nome per verificarne la disponibilità, fui indirizzato su una pagina con tre donne nude in sovrappeso e la scritta "Benvenuto sul mio sito. Da' un'occhiata alle mie pupe." Rintracciato il proprietario, scoprii che si trattava di quel Ryan che voleva ryan.com. Lo chiamai e gli dissi, "Molto divertente. Ora posso riavere il mio nome?" Alla fine raggiungemmo un accordo.