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Macro

Come la tecnologia ha cambiato il modo in cui spendiamo i nostri soldi

I giovani non comprano più ma preferiscono affittare, non gli interessa possedere beni ma preferiscono usufruire di servizi. Ma come reagirà il settore finanziario a questi cambiamenti?

di Federico Nejrotti
08 luglio 2015, 12:45pm

Foto di

Robert Foster

Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!

La tecnologia sta cambiando il nostro modo di pensare—o quantomeno il modo di pensare di quella generazione che viene comunemente indicata con le orribili espressioni "millennial" e " generazione Y".

Ai giovani non interessa più comprare, preferiscono affittare i servizi di cui hanno bisogno; non interessa più possedere beni, preferiscono usufruire di una prestazione. I motivi di questo cambiamento sono molteplici: dalla conurbazione che rende difficile possedere qualcosa di proprio fino a un mero problema di liquidità.

Un ottimo articolo di Danny Crichton su TechCrunch parla di come le finanze dei giovani e il sistema economico siano destinati prima o poi a scontrarsi, perché incompatibili tra di loro. "Questa generazione ha degli obiettivi completamente diversi rispetto alle precedenti, e nonostante questo le istituzioni finanziarie non hanno ancora risposto ai suoi bisogni. Per cominciare, questa generazione [negli Stati Uniti] ha il più alto livello di debiti scolastici della storia. Questo significa che quasi tutti i servizi che al momento offrono le banche sono inutili, visto che la maggior parte dei beni, come le case di proprietà, hanno costi proibitivi per la maggior parte dei giovani."

Il meccanismo di difesa è automatico: se non posso più comprare, prendo in affitto. Ma se a comportarsi così è un'intera generazione, allora vuol dire che c'è una grande fetta di mercato pronta a essere occupata. Si tratta della cosiddetta economia della piattaforme.

Non è una questione banale, ma un problema di incompatibilità strutturale tra due modelli determinato da centinaia di fattori: primo fra tutti, il fatto che i cosiddetti millennial siano anche la prima generazione di nativi digitali capaci di filtrare la realtà attraverso i modelli operativi dell'informatica—per cui chieder loro di mettersi in coda a uno sportello è pura follia.

In California sembrano essersene accorti, e hanno risolto colpendo il sistema di profitto di Uber, basato sul non avere dipendenti ma solo lavoratori freelance. In Francia ci sono andati ancora più pesante e hanno direttamente arrestato i responsabili nazionali del servizio. E questi sono solo due esempi del modo in cui, al netto delle beghe legali, l'economia attuale sta cercando goffamente di rapportarsi con questo nuovo sistema.

Come fare quindi a trovare un punto di contatto tra i sistemi economici attuali e le nuove generazioni? Secondo un nuovo report del World Economic Forum, uno dei problemi principali è il fatto che il settore finanziario continua a non venire toccato da questo tipo di innovazioni, che ormai hanno interessato praticamente tutti gli altri settori economici. Per cui, per mettere in moto questo processo anche nell'ambito finanziario—afferma sempre il World Economic Forum—è necessario partire da alcuni principi fondamentali.

Il primo passo è quello di creare dei servizi fortemente specifici. "In passato, chi ha provato a innovare non ha fatto altro che cercare di replicare i servizi offerti da un'intera banca, fallendo quindi nel creare delle applicazioni che fossero appetibili anche per un pubblico meno esperto di economia," spiega Jesse McWaters, ricercatore del World Economic Forum, in un articolo su questo tema.

In questo senso, l'interfaccia è fondamentale: bisogna partire dal concetto di mobile first e sviluppare una piattaforma intuitiva che permetta di settorializzare i propri servizi. In pratica, devo poter sapere quanti soldi ho sul mio conto senza dover attraversare altre dieci schermate piene di informazioni che non mi interessano.

Inoltre, se il problema principale è che gli attuali modelli finanziari prevedono un capitale minimo di partenza—che in linea di massima i giovani non hanno—bisogna pensare a nuovi metodi per consentire ai giovani di gestire quei pochi spiccioli che si ritrovano in tasca, perché gestire i propri risparmi in maniera semplice è il primo passo necessario per poter raggiungere una maggiore solidità finanziaria ed eventualmente reinvestire.

"Il risultato," continua McWaters, "è che una nuova fascia di giovani meno abbienti riuscirebbe finalmente a trovare un supporto per i propri risparmi. Inoltre, vista la comodità di questi servizi, probabilmente poi non avrebbero nemmeno la necessità di passare a un consulente finanziario in carne e ossa." Se si parla invece di attività vere e proprie, McWaters suggerisce che si cambino i metodi di valutazione sulla base dei quali concedere o meno un prestito—basandosi sull'incredibile mole di dati che l'interconnessione dei servizi e dei dispositivi che utilizziamo ci mette a disposizione. Ad esempio, "FriendlyScore è un servizio che fornisce ai creditori tutta una nuova serie di dati per valutare i loro clienti. C'è un'attività che sta generando molto seguito e tende ad avere un servizio clienti molto efficace? In questo caso un prestito potrebbe rivelarsi un buon investimento."

Per capire meglio come questo discorso si può applicare alla realtà italiana, ho contattato Andrea Albanese, docente di social media marketing per Il Sole 24 Ore.

"Credo che ogni generazione e ogni paese abbiano necessità e abitudini specifiche in molti ambiti, compreso quello bancario e finanziario," mi ha detto Albanese. "Ad esempio, per quanto riguarda il sistema scolastico e quello sanitario, il fatto che in Italia siano pubblici rende la situazione sicuramente molto diversa da quella americana. Per quanto riguarda il settore finanziario, sicuramente bisogna dire che ascolta e monitora molto poco, e tarda a tradurre i dati raccolti in prodotti e servizi per i propri clienti o possibili clienti."

Ma in un mondo in continua evoluzione dove tutto sta diventando sempre più a portata di click, è indispensabile snellire e facilitare determinati processi. E se non lo faranno gli istituti di credito italiani, ci penseranno quelli stranieri.

C'è anche da dire che a tenere bloccati i nostri giovani sono anche la mancanza di entrate fisse e sostanziose e la generale mancanza di lavoro—situazioni create, almeno in parte, dalle restrizioni del sistema bancario italiano che non eroga più credito alle imprese.

Secondo Albanese questa è senz'altro una delle cause della grande diffusione della sharing economy, che però è stata favorita anche dalla crescita esponenziale dei social media. "Servizi come Uber o Airbnb sono cresciuti grazie ai social media, attraverso la condivisione dell'esperienza da parte degli utenti," mi ha detto Albanese. "Se ci pensiamo anche il vecchio sistema pubblicitario è stato sostituito da metodi di 'promozione dal basso' che risultano più autentici e quindi più degni di fiducia da parte degli utenti."

Per quanto riguarda il settore finanziario, invece, questo cambiamento non è avvenuto—ed è per questo che ora come ora la finanza e i giovani sono separati da un divario gigantesco, che si esplicita nelle diciture incomprensibili delle diverse operazioni che ci mandano in confusione quando andiamo a prelevare. Secondo Albanese, questa situazione si risolverà con grandi cambiamenti che rivoluzioneranno il settore finanziario.

"I soldi sono un argomento molto delicato, e sono convinto che ognuno di noi vorrà avere sempre ben chiaro il quadro della propria situazione economica. Andremo a cercare le aziende che rispondono meglio alle nostre esigenze," mi ha detto. "La parola chiave sarà 'semplificazione', intorno alla quale verranno costruiti servizi specifici per i giovani—un po' l'equivalente del librettino di risparmio scritto a mano con i regali di Natale degli zii e dei nonni che si usava una volta. Oggi i clienti sono sui social network, per cui le banche dovrebbero muoversi su questi canali—è questa la chiave per rendere i prodotti e i servizi più vicini alle nuove generazioni."

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