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Cosa resterà di Camden Town?

Abbiamo chiesto agli ultimi punk di Camden se il quartiere ha perso la guerra contro i turisti e la gentrificazione, o se il suo spirito continua a vivere.

di Oobah Butler
14 novembre 2016, 8:57am

Plotoni di turisti con macchine fotografiche al petto e ragazze adolescenti dai capelli rossi e il trucco pesante sgorgano dai vagoni della metropolitana e affollano la banchina. Arrivo in cima alle scale mobili e l'aria che respiro viene riempita da uno spesso sbarramento di motori, clacson e musica. Fuori dalla stazione, i marciapiedi sono congestionati: ci sono musicisti di strada, teenager da tutta Europa e uno skinhead che tiene in mano il cartello pubblicitario di un negozio di scarpe. Sono arrivato nell'unico posto di Londra dove vaschette di cibo cinese, dischi di Siouxsie and the Banshees e bastoncini d'incenso coesistono in pacifica armonia: Camden Town.

Per gli ultimi cinquant'anni, più o meno, questo quartiere di Londra Nord è stato al centro di grande parte della storia culturale britannica. Ci sono i muri di mattoni del Dingwalls, il locale che i Clash usarono per scattare la foto sulla copertina del loro esordio. C'è il bar dove, solo dieci anni fa, lavorava Amy Winehouse. Ci sono le case dei Madness, di Graham Coxon e degli N-Dubz. Quando ero piccolo, per me Camden era un luogo mitico e forse l'unico rifugio culturale raggiungibile a piedi dalla stazione di King's Cross. Ma negli ultimi anni è come se qualcuno gli avesse fatto un lifting.

Ora, le strade di Camden danno rifugio solo a turisti e imprenditori edili. Ogni fine settimana vacanzieri le riempiono assemblati in gruppetti dai colori spaiati. Fanno compere da Urban Outfitters, da American Apparel, e mangiano nei locali americanizzati che sono comparsi per soddisfare i loro bisogni. Il Camden Lock Village, con il suo iconico mercato, sta vivendo un agonizzante processo di riqualificazione urbana da milioni di sterline. Essendo Camden comunque il luogo dove tuttora si trovano alcune tra le più storiche istituzioni musicali della città, dal KOKO al Roundhouse, si potrebbe pensare che una parvenza del suo spirito originale continui ad aleggiare tra le sue vie. Ma che cosa definisce la cultura della Camden di oggi? Ci vivono ancora dei punk genuini, autentici? O sono semplicemente un miraggio che appare qualche ora al giorno per farsi scattare qualche foto assieme a coppiette felici di Monaco, di Boston, di Auckland?


Una volta arrivato a Camden, non mi ci è voluto molto a incontrare un ragazzo che potrebbe benissimo considerarsi parte dell'esemplificativo passato musicale della zona: una ciocca di capelli verdi gli cade sul viso, soffice come la coda di un unicorno. Ha una piccola attività: un cartello con scritto "Fai ubriacare i punk! Una sterlina per una foto." È facile immaginare Sid Vicious rigirarsi nella tomba di fronte a qualcosa di simile ma, a quanto dice la storia, è un'idea nata dai punk mohicani dei primi anni Ottanta. Lo sostiene Paul Gorman, autore di diversi libri sull'argomento e creatore della Punk London Map: "Chiedevano due soldi in cambio di una foto, e ti minacciavano di pestarti se non ti andava di farla."

Ovviamente, di questi tempi, è improbabile che gli uomini e le donne che passano le loro giornate da queste parti ti prendano a schiaffi con uno scarpone. Ma molti continuano a trovarsi, come hanno sempre fatto, appena fuori dall'iconico Lock del quartiere, il punto di giuntura dove il fiume Fleet si incurva ed entra in Camden. Da un lato c'è una lunga fila di ristoranti e bar, con un Holiday Inn in mezzo. Dall'altro, il Dingwalls. Da qualche parte, in mezzo a loro, ci sono i crust punk: la sottocultura che, da decenni, ha dato un immagine alla zona.

Nonostante il loro ruolo nella storia di Camden e il marchio che hanno lasciato al pezzetto di marcipiede che passa sotto al Lock, i crust punk stanno lentamente venendo allontanati dal quartiere e fatti entrare nel passato. "La polizia è più suscettibile, le ringhiere dove ci mettiamo e dove si mette la gente del quartiere stanno venendo monitorate, tolte o spostate, le aree pubbliche stanno venendo strangolate," dice Dave, diciannove anni, un crust punk che solitamente passa le sue giornate in piedi tenendo in mano un cartellone pubblicitario per degli scarponi con la cura di un esausto ausiliare che controlla il traffico fuori da una scuola. Oggi, si è preso un giorno libero. "Prima o poi, qua non sarà più confortevole bersi qualcosa o fumarsi una sigaretta."

Mi rendo conto che uno dei tipici spacciatori di hashish del quartiere sta origliando la nostra conversazione. Gli chiedo quindi che cosa ne pensa del cambiamento culturale della zona. Lui alza le spalle, dice che gli affari "stanno andando bene", e se ne va. Dave continua: "E ho sentito dire un sacco di cose sul Casinò, sulla nuova linea ferroviaria ad alta velocità, o sulla mostruosità fatta di Primark e McDonald's che prenderà il posto del palazzo dove c'è Punky Fish, dei capanni che sono stati bruciati. Ci fotterà, direttamente. E quella roba" – indica dei bulldozer all'orizzonte, e lo skyline inondato di gru – "è l'ultima cazzo di cosa di cui Camden ha bisogno."

E quella cazzo di cosa si chiama Hawley Wharf​, un'area di sviluppo urbano. Poco più di un anno fa, più di metà delle bancarelle del mercato di Camden hanno abbassato le saracinesche per l'ultima volta per permettere ai lavori di iniziare. La stessa ditta che ha caldeggiato e capeggiato la costruzione dello Shard ha vinto un concorso e, per la prima volta dopo decenni, un pezzo dello storico panorama di Camden è stato fatto a pezzi. Al posto di queste attività indipendenti, di questi vicoli coperti di graffiti, di queste bancarelle, appariranno centosettanta nuove case. E solo diciassette di queste saranno, per legge, "a buon mercato."

Un settore residenziale dai prezzi massificati apre le porte a lamenti per il troppo rumore, alla chiusura di locali e – come sappiamo fin troppo bene – alla penuria culturale. È una strada che porta a Tesco​landia, a complessi contenenti palestre aperte ventiquattr'ore al giorno, e finestre sfitte dietro alle quali la luce rimane spenta, anno dopo anno. Fino a poco fa, Camden aveva resistito alla massiccia riqualificazione di Londra. Ci sono ancora comunità di statura sociale medio/bassa le cui radici sono ferme nel terreno abitativo del quartiere: un esempio è l'Alexandra Estate, un complesso di case popolari. Ma furono gli squat e la scena punk a dare all'area la sua vera vitalità creativa – la stessa comunità che oggi si sta lentamente spostando sempre più a nord.


"Era enorme," mi dice Gorman della scena squat di Camden, "ed era un'effettiva opzione per chiunque volesse andarsene di casa. È da lì che sono nati gruppi come i Derelicts, i Passions, gli Scritti Politti, i prag VEC. Lungo la collina che parte dal lato destro di Camden e sale verso Belsize Park, quella serie di case vittoriane occupate: è proprio lì che molte delle scene sono nate."

Se oggi guardiamo le case di quelle zone e bussiamo alle loro porte, troveremo esattamente quello che ci si può aspettare da Londra Nord: modesti appartamenti vittoriani da 2500 sterline al mese in cui vivono persone che "non hanno tempo" di parlare di musica. Il che non significa che il quartiere sia privo di gente che ne ha. Oltre al Roundhouse e al KOKO, a Camden c'è un'ampia collezione di locali londinesi. Che vi vadano la lager e l'indie rock del Barfly, le serate folk a lume di candela dell'Enterprise o l'hard rock e il metal del Devonshire Arms, questa imperfetta rete di piccoli locali che vive all'ombra dei loro fratelli maggiori più istituzionali ha creato un microcosmo con una vita intensa e fluida. Ma anche luoghi come questi temono un cambio della guardia culturale.

Kinnu, trentadue anni, lavora al bar dell'Underworld e ha paura del peggio. "È impossibile resistere alla gentrificazione. Stano mandando tutto a puttane. A quanto pare, ora tutta la via è di una sola persona. La sua unicità morirà; sarà come la cazzo di Leicester Square, da queste parti."

Dave, il crust punk di prima, crede che "I punk passeranno sempre del temo qua, ma abbiamo il nostro piccolo gruppo. Abbiamo i nostri scantinati a porte chiuse e i nostri spazi autonomi più su, verso Tottenham. La scena è viva come lo è sempre stata, ma si sta allontanando da Camden."

Se lo spirito che riempie Camden si sta allontanando dalla sua fonte storica, che cosa porta i turisti a continuare a tornarci? Indubbiamente queste masse amorfe avranno un grande ruolo nel futuro culturale del quartiere. È il pollo fritto ad attirarli? I piatti vegani di Cookies and Scream, o il Fatburger che ha appena aperto su Jamestown Road? Semplicemente adorano le pasticche di canapa? O gli piace sentirsi dire che cosa fare e quali luoghi visitare da una vecchia copia di TimeOut? O c'è qualcosa di cui noi non ci stiamo rendendo conto? E per "noi" intendo ovviamente, il gruppo di persone che ha deciso che Camden non era più un posto figo e interessante appena abbiamo buttato i nostri album dei Rancid nella spazzatura e abbiamo deciso che i luoghi turistici non erano posti degni da visitare.


"Sono australiano e ho sempre pensato fosse un posto figo dove vivere, dove potevo sentirmi accettato. E adoro Amy Winehouse," dice Daniel, ventun anni. "È un anno che vivo qua e devo dire che è strano, cazzo, e molto divertente." Ma a parte la possibilità di guardare gli stessi murales di Amy Winehouse e di comprare del talco a sovrapprezzo, che cosa c'è di così divertente? "I sexy shop." Si mette a ridere. "Camden è un posto dove posso bere ogni sera senza passare per un alcolista, cosa che invece succederebbe, tipo, a Londra Est." Michael, un suo amico, si intromette. "Esco qua attorno ogni sera. Vado a molti concerti, tipo allo Spiritual Bar, e anche a molte serate di cabaret. C'è un posto che ha appena aperto, si chiama Her Upstairs. Dovresti decisamente andarci."

Rufus, vent'anni, mi dice che si è trasferito qua da Leeds in cerca di una scena alternativa che la sua città non ha mai avuto. "Da quando sono qua ho incontrato non solo dei punk, ma un sacco di persone fantastiche di diverse sottoculture, tutte estremamente aperte. C'è una grande energia. Sto sempre qua attorno. Mi piace un sacco."

Vado quindi all'Her Upstairs, l'unico spazio queer di Camden allo stato attuale delle cose, e incontro Meth, una drag queen, che ha una storia simile. "Da piccola ero un ragazzino emo a cui piaceva travestirsi, e se vivi nell'Inghilterra rurale senti parlare di questo posto magico chiamato Camden in cui tutti sono strani, hanno dei piercing e puoi comprare corsetti. Quindi sono salita su un bus e, qualche ora dopo, ero arrivata. Era tutto quello che avrei voluto essere. Ed è diventata casa mia."

Sentire persone come Meth, Rufus, Michael e Daniel parlare con un tale entusiasmo aiuta a dimenticare il cinismo attorno a Camden. Ma la domanda resta: Camden può andare oltre quello che sta diventando e cambiare in meglio? O è un luogo la cui cultura è condannata a farsi succhiare via l'anima?

"Sarà difficile," dice Meth, "ma sono stranamente eccitata a vivere qua e sentirmi coinvolta nei locali, nella vita notturna e negli spazi queer in un momento così tumultuoso. Il consiglio comunale di Camden ci vuole qua; adorano i gay e ci hanno dimostrato spesso il loro supporto." Si ferma un attimo per mettersi dell'ombretto e, mentre si guarda allo specchio, volge lo sguardo su di me. "Comunque questo edificio è di proprietà delle stesse persone che stanno costruendo l'Hawley Wharf, quindi dobbiamo essere pronti a un altro combattimento."


Sentire persone legittimamente coinvolte da Camden parlarne con così tanto entusiasmo mi aiuta a essere meno cinico e a pensare a un possibile futuro radioso per il quartiere. Il fatto che ci sia una genuina corrente di giovani ragazzi alternativi decisi a trasferirsi qua, andare a concerti e sentirsi coinvolti nella comunità locale rende l'immagine idealizzata della sua controcultura una profezia perfettamente azzeccata. Nuove facce fresche arrivano; si appropriano del luogo. Ma la minaccia di un restauro industrializzato continua a stagliarsi sui mercati, i ponti e i canali come un grande spettro dell'apocalisse. Ma forse questo processo, proprio come la sua controcultura, era instillato nell'area dal momento in cui i suoi primissimi residenti l'hanno scelta come luogo in cui vivere. Forse il futuro culturale di Camden resta in un perpetuo stato di flusso, migliorando e confortando le vite delle nuove sottoculture che ci si trasferiscono.

Carl Barat, un uomo che un tempo, al fianco di Pete Doherty, incarnava tutto quello che Camden rappresentava, sostiene che potrebbe essere così. "Le prime volte che venivo da queste parti era tutto immerso nel mito e nella leggenda," dice. "C'erano Teddy Boys che accusavano i punk di aver rovinato Camden mentre i punk accusavano i Madness di aver rovinato Camden. Poi, tutti assieme, accusarono i Blur e l'abbigliamento da uomo di aver rovinato Camden. E ora questi ultimi accusano noi Libertines. Il punto è: sono anni che i gruppi rovinano Camden, e che possa continuare a essere sempre così." 

Barat continua, riassumendo la sua opinione. "Questo posto ha un'abilità unica nel permettere ai suoi abitanti di scivolare tra i vincoli di ciò che è percepito come normalità. Il suo esercito, mai così fecondo, è pieno di cyber punk, psychobilly, ragazze svedesi con troppo ombretto, rude boy e pensionati. Ci vorrà qualcosa di più di un branco di stronzi dell'immobiliare per rovinarlo." Fa una pausa. "Almeno, spero."

(Tutte le foto sono di Chris Bethell)
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