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Il nuovo trailer di ‘Death Stranding’ di Hideo Kojima è assurdo

Il nuovo trailer ha introdotto alcune novità, ma continuiamo fondamentalmente a non avere alcuna idea di cosa parlerà Death Stranding.

di Stefano Talarico
02 dicembre 2016, 2:42pm

Immagine: Death Stranding

Durante la notte appena trascorsa, durante l'ormai tradizionale cerimonia dei The Game Awards, abbiamo assistito al più proverbiale dei tremiti nella Forza: Hideo Kojima è salito sul palco per mangiarsi la scena come al solito, prima ritirando un premio alla carriera che lo stava inseguendo ormai da un anno, e poi per mostrare al mondo il secondo, inaspettato trailer della sua opera prima da sviluppatore "indipendente", ovvero Death Stranding.

Prima di parlare del trailer di per sé, però, cercherò brevemente di spiegarvi perché queste due cose hanno una rilevanza nel circolino dei videogiochi e, soprattutto, perché sono due avvenimenti in grado di fare esplodere il cervello agli appassionati. Innanzitutto, è bene che voi sappiate che Hideo Kojima è uno dei pochissimi veri autori nel panorama videoludico, che soprattutto nell'ambito delle produzioni milionarie (o tripla A) è contraddistinto da prodotti di megacorporazioni e studi con centinaia di coder e artisti "senza volto". Inoltre, nel corso della sua trentennale carriera, Hideo Kojima ha saputo meritarsi l'epiteto di genio per aver creato la saga di Metal Gear, perfetta miscela di azione militaresca d'infiltrazione, cinematografia di genere e intricatissima soap-opera/family drama sci-fi, sempre sul filo tra dietrologia e seghe mentali sui massimi sistemi bellici.

Senza contare che la saga, che conta nove capitoli canonici (e una carrettata di spin-off) usciti su svariate console nel corso di ventotto anni, è venuta alla luce su una macchina come l'MSX 2, una console tutto sommato tecnicamente limitata e che ha costretto Kojima a fare i salti mortali pur di mettere in scena le sue teorie da quarantenne di Facebook e la sua grandeur hollywoodiana (davvero, gran parte dei protagonisti erano dei ritratti 16 bit di attori famosi, uno su tutti Sean Connery). Ma, come detto, Kojima (e il suo staff, a cui vanno sicuramente moltissimi meriti) ha sempre avuto le stimmate del genio creativo. Il problema è che, croce e delizia, nel corso di queste tre decadi la saga di Metal Gear è diventata un cappio intorno al collo del vate di Setagaya, anche a causa di Konami (uno di quei producer/megacorporazioni di cui sopra), che da bravo producer giapponese ha sempre fatto pressioni passivo-aggressive affinché Kojima rimanesse a lavorare sulla sua remunerativa saga, piuttosto che dedicarsi ad altro come desiderava.

Il trailer non è così criptico, e mostra un po' più di contesto narrativo e, addirittura, qualche elemento di richiamo alla cifra stilistica Kojimiana

Il fatto che l'ultimo capitolo della saga, Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, sia uscito proprio a ridosso della fine del contratto trentennale di Kojima in Konami, e che nel frattempo questa avesse deciso di ridurre la produzione di videogiochi puntando tutto su centri per famiglie e pachinko (le tipiche slot machine che invadono le strade giapponesi), ha fatto sì che il 2015 fosse un anno pieno di drama per il designer, che progressivamente si è visto trattare come reietto dalla società, negare il nome sulla copertina del suo gioco e, non plus ultra, impossibilitato a ritirare il premio alla carriera che già l'anno scorso lo attendeva sul palco dei The Game Awards. Oltre, ovviamente, al licenziamento/mancato rinnovo/porta sbattuta in faccia arrivato puntuale il 31 dicembre.

Un annuncio, quello del licenziamento, a cui comunque non interessava più a nessuno da almeno quindici giorni. Già, perché a metà dicembre scorso, Sony ha annunciato di aver preso sotto la sua ala "one of the most celebrated video game developers": Hideo Kojima avrebbe sviluppato il suo primo progetto indipendente con il suo nuovo studio, Kojima Productions, in esclusiva per PlayStation 4, con una grande mano in termini produttivi da parte di Sony stessa. Colpo di teatro per chiudere al meglio l'anno. Nessuno, per altro, si aspettava di vedere già un primo vagito del nuovo studio a breve distanza da questa notizia clamorosa, eppure già all'E3 dello scorso giugno—l'evento più importante per il mondo dei videogiochi a cui partecipano tutti gli sviluppatori e le case più importanti del settore—il nostro ha fatto capolino sul palco della presentazione di Sony, mostrando il primo, incomprensibile e affascinante trailer di Death Stranding. Altro colpo di teatro con il quale Sony si è mangiata quello che resta di una concorrenza comunque agguerrita.

Ma cos'è, quindi, Death Stranding? Beh, non è chiaro. Il trailer dell'E3 metteva in scena, fondamentalmente, il culo di Norman Reedus, il quale si svegliava nudo e coperto di impronte ammanettato al cordone ombelicale di un neonato. Il neonato, stretto tra le mani di un Reedus in lacrime, scompariva in una macchia di petrolio, lasciando il protagonista—molto amico di Kojima già ai tempi di Konami, quando il nostro ha cercato inutilmente di riportare in vita la saga horror di Silent Hill assieme al maestro dell'horror e dell'inquietudine Guillermo del Toro—solo in mezzo a una spiaggia nera, popolata solo di pesci, balene e molluschi spiaggiati, mentre cinque figure misteriose umani fluttuano nel cielo come un oscuro presagio. Tutto molto chiaro, no?


Il trailer presentato ieri sera durante i The Game Awards.

Per fortuna, il trailer dell'altra notte non è così criptico, e mostra un po' più di contesto narrativo e, addirittura, qualche elemento di richiamo alla cifra stilistica Kojimiana. Innanzitutto, sorpresa sorpresa, vediamo Guillermo del Toro—proprio lui!—in fuga da un qualche esercito, che lo insegue tra le spoglie di una città decaduta e apparentemente divorata da un qualche conflitto non meglio precisato. Il personaggio interpretato dal regista, almeno stando a questo trailer, ha l'aria particolarmente turpe e trafelata, anche perché scopriamo che nasconde una sorta di capsula contenente un feto/neonato. Il mistero si infittisce e si fa ancora più inquietante.

Mentre Guillermo continua la sua fuga tra i condotti di questa cittadina decaduta, scappando da soldati e mezzi cingolati, il montaggio ci porta apparentemente all'interno di quelle fognature, dove vediamo una squadra di soldati da quello che, sorpresa sorpresa, scopriamo essere un nuovo personaggio interpretato da Mads Mikkelsen, attore famoso ai più per aver interpretato il ruolo di supercattivo in 007 Casino Royale, Kaecilius nel recente Marvel's Doctor Strange o, per i più avvezzi ai mattoni autoriali, il muto dagli occhi di ghiaccio di Valhalla Rising. Per altro, con somma sorpresa dei pochi addetti ai lavori che hanno partecipato alla scorsa Nordic Game Conference, Kojima nel suo primo discorso da libero sviluppatore disse candidamente "mi piacerebbe collaborare un giorno con Mads Mikkelsen". Kojima è sempre un passo avanti, e noi possiamo solo raccogliere le briciole.

Ad ogni modo, il personaggio di Mads è proprio la summa della cifra stilistica del vate: si tratta di un militare con poteri sovrannaturali e una caratterizzazione pazzesca che arriva anche attraverso un ghigno… anche se, chiaramente, aiuta avere la faccia di Mikkelsen per fare certe cose. Per il resto, risulta piuttosto difficile fare teorie vere e proprie sulla trama basandosi su due trailer praticamente muti, anche considerando che Kojima l'ultima volta ci ha messo trent'anni per tirare le fila di un discorso e secondo molti—considerate le critiche a Metal Gear Solid V—non c'è neanche riuscito.


Il trailer di presentazione proiettato durante l'E3 2016.

Ma, allo stesso tempo, è impossibile non vedere in certe scene, nell'insistenza con la quale ci si concentra sulla figura dei neonati e sul bambolotto disastrato che appare in conclusione del secondo trailer, una sorta di rimando a I figli degli uomini, film capolavoro del cineasta messicano Alfonso Cuarón (che con Alejandro González Iñárritu e proprio l'amico Guillermo del Toro compone la sacra triade dei cineasti messicani pluridecorati di Hollywood, ambiente molto caro a Kojima) in cui un mondo post-apocalittico ed estremamente militarizzato, mutuato vagamente dalla City 17 del capolavoro videoludico Half-Life 2, il protagonista interpretato da Clive Owen si ritrova a dover scortare al sicuro l'ultima donna incinta sulla faccia di una terra ormai diventata arida e incapace di dare la vita.

Oppure, certo, il diretto coinvolgimento di del Toro potrebbe far svoltare tutto in una deriva più puramente horror, in cui la militarizzazione serve un'altra volta come pretesto per portare avanti un discorso metaforico sullo sfruttamento delle risorse del pianeta (il petrolio nella quale si trasforma il bambino del primo trailer) e del nostro futuro incerto in quanto razza-virus che infetta questo pianeta ed è, inevitabilmente, destinata ad essere epurata con una sorta di influenza planetaria, come suggeriva anni fa George Carlin alla fine di un suo show. D'altronde, l'orrore più efficace è spesso quello psicologico.

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