Una brutta intervista con Nathan Williams dei Wavves
Foto per concessione di Goodfellas.

FYI.

This story is over 5 years old.

Musica

Una brutta intervista con Nathan Williams dei Wavves

È in tour con i Blink 182 ed era probabilmente troppo in hangover per rispondere alle nostre domande, ma il suo nuovo album 'You're Welcome' è bello comunque.
Giacomo Stefanini
Milan, IT

È maggio 2009 e sto per festeggiare per la prima volta il secondo anniversario di una relazione con una ragazza. Mi sento talmente adulto che decido di fare una tipica mossa da adulto e prenotare una stanza d'albergo e due posti su un aereo per Barcellona. Si va al Primavera Sound, a godersi la matura esperienza di un festival di vari giorni, con gli stand gastronomici, le code e i palchi sponsorizzati da Ray Ban e Pitchfork. Non voglio dilungarmi, ma una rassicurazione ve la dò: con la ragazza è finita male.

Pubblicità

Il succo del discorso, comunque, è che quell'anno, al Primavera Sound, Nathan Williams dei Wavves ha avuto il suo famoso esaurimento nervoso. Ricordo di averlo trovato molto meno traumatico di come è stato tramandato—anzi, al ritorno da Barcellona ero ancora convinto che si fosse trattato di un semplice episodio di trollaggio ai danni di Pitchfork e del vacuo sistema dell'hype via blog che segnò l'epoca (vabbè, "epoca": gli anni tra il 2007 e il 2010). Fare finta di non sentire nulla sul palco, fare incazzare il batterista, improvvisare un medley di canzoni completamente a caso—tutte cose che viste nella luce giusta possono rendere un concerto memorabile. Per lo meno, per uno come me, avvezzo a disastrosi set di disastrose band di provincia, un sorriso lo valse.

Sono stato un grande fan dei primi tre album dei Wavves, fondamentalmente finché non hanno pubblicato quella porcata immonda di Life Sux che mi ha fatto venire un'orchite fulminante. Per questo, quando è arrivato in redazione il promo del suo nuovo album You're Welcome, in uscita il 19 maggio per l'etichetta di Nathan Ghost Ramp, ero piuttosto diffidente. Ma il disco invece abbandona la patina di pop punk plasticoso che affliggeva i suoi ultimi lavori, riprendendo lo stile che è il suo marchio di fabbrica: melodie zuccherine, falsetto, distorsioni parossistiche e un punto di vista sulla vita che va dall'apatia alla depressione pura e semplice. A quanto pare dopo aver abbandonato la Warner Brothers sbattendo la porta, Nathan ha recuperato un po' di sanità mentale, ma non abbastanza da renderlo capace di scrivere un album che non sia intriso di odio autoriferito. Occhio, non è che You're Welcome sia un album di "ritorno alle origini" o robe del genere: la crescita della band è evidente dalla varietà schizofrenica di canzoni come "Under" con il suo suono elettronico, e "Come to the Valley" che ha un respiro pacchiano che riporta alla mente certe cose dei Queen o addirittura il teatro musicale, sempre declinati con l'estetica lo-fi propria della band.

Pubblicità

Potete verificare quello che sto dicendo ascoltando il nuovo singolo "No Shade", pubblicato su Soundcloud questa settimana. È un pezzo che dimostra alla perfezione l'approccio frammentario di questo album, con suoni sintetici e "reali" che si susseguono in modo simile a campioni mixati da un DJ—con un ritornello all'insegna della freschezza e della pigrizia a fare da collante.

Ho contattato Nathan via email per parlare un po' di passato, presente e futuro della band, e lui mi ha risposto in un momento di pausa del tour USA della band insieme ai Blink 182. Evidentemente doveva avere un hangover mortale visto il tono scazzato delle risposte, ma del resto anch'io annegherei i miei dispiaceri nell'alcol se dovessi sopportare un tour con i Blink 182.

You're Welcome esce il 19 maggio su Ghost Ramp records.

Noisey: Ricordo quando ho sentito parlare di te sui blog per la prima volta. Erano i tempi della prima cassetta, ci andai talmente sotto che quando fu ristampata in vinile da Woodsist ne comprai varie copie per distribuirle in Italia visto che erano introvabili qua. Ci persi anche dei soldi perché dovetti pagare delle tasse inaspettate alla dogana. Che cosa ti ricordi di quel periodo? Come fu diventare improvvisamente una celebrità su internet? Ripensandoci, che conclusioni trai?
Nathan Williams: Non saprei. Non penso mai al passato. Sono felice di fare quello che faccio e mi stupisce che dieci anni dopo la gente mi segua ancora.

Pubblicità

Quella di incidere il nuovo album per la tua etichetta invece di una major mi sembra un'ottima idea. Ho letto che cosa è successo con Warner Brothers e mi fa piacere che tu ti sia lasciato alle spalle quell'ambiente. In You're Welcome l'atmosfera è di assoluta libertà. Quali sono i lati più positivi e negativi del ritorno al fare le cose da solo?
L'aspetto più positivo è la libertà. E il fatto di essere padroni della propria arte. Il che è più importante di ogni aspetto negativo che possa venirmi in mente. È un po' più stressante fare le cose da soli, ma alla fine ne vale la pena.

Cosa dovrebbe fare una major per convincerti a firmare un altro contratto?
Difficile che ci riesca.

Negli ultimi dischi la scrittura dei pezzi è stata più collaborativa. Come avete lavorato sull'ultimo disco? È lecito dire che Wavves non è più solo il tuo progetto?
Sì, lavoriamo molto insieme. Questo album è stato più isolazionista. Ho scritto 13 delle 14 canzoni, ma il processo di registrazione non comporta solo la scrittura. Senza gli altri non sarei mai stato in grado di fare questo disco.

La collaborazione con i Cloud Nothings è stata un progetto interessante che si potrebbe descrivere come una specie di mixtape rock, più che come uno split. Pensi che ci sia bisogno di formati diversi nella musica con le chitarre? Proprio come le major sono ormai inutili e vecchie, forse anche l'impostazione da gruppo rock che fa un disco ogni anno e lo promuove in tour ha bisogno di una scossa.
Faccio semplicemente quello che mi interessa. Non presto troppa attenzione a quello che fanno gli altri o a quello che gli altri pensano di me. Cerco di creare cose che soddisfino la mia curiosità. La musica è una questione di esplorazione per me.

Pubblicità

Mi chiedo come sia nata "Come to the Valley". Ha un'atmosfera che sembra influenzata dal musical teatrale oltre che, tematicamente, dalla vita da celebrità a LA. Ti sei per caso appassionato alle grandi produzioni e ai musical? Sembra strano per una persona che viene dal lo-fi come te.
In realtà anche quella canzone viene da alcuni demo registrati su GarageBand e usa gli stessi effetti dei miei primi due album. Ho semplicemente trovato un modo per evolvere il mio suono. Ho passato molto tempo a giocare con i sample durante le registrazioni.

Hai ufficialmente bandito razzisti, sessisti, omofobi e sostenitori della destra dai tuoi concerti. Perché hai sentito il bisogno di farlo? Hai ricevuto delle critiche al riguardo? Pensi che ci sia bisogno di una maggiore coscienza politica nell'arte?
Non ho parlato di sostenitori della destra, non mi interessa se sei repubblicano. Ma se sostieni Trump o la alt-right allora sì, puoi andare affanculo. Non penso che gli artisti DEBBANO esprimersi in modo politico, ma penso che il governo americano sia una tale merda che è semplicemente un dato di fatto. Parlo di questo.

A proposito: da californiano, cosa ne pensi dell'idea che gira ultimamente di separare lo stato dal resto degli USA e formare una nazione a sé stante? Sei preoccupato dal clima politico?
Non mi dispiacerebbe se la Costa Ovest si separasse dal resto degli Stati Uniti, ma dubito che succederà in un futuro prossimo.

Ho letto una vecchia intervista in cui hai dichiarato: "Non sono ancora vecchio, ma invecchiare fa schifo". Ti senti vecchio adesso? Fa ancora schifo?
Sì, sono antico. Ho dei postumi devastanti.

Segui Noisey su Twitter e Facebook.