L'importanza del successo di Childish Gambino per gli altri nerd di colore
Ibra Ake

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L'importanza del successo di Childish Gambino per gli altri nerd di colore

La parabola di Donald Glover è la dimostrazione che gli outsider non sono condannati a rimanere outsider per sempre.

Childish Gambino ne ha fatta di strada. L'uomo nato con il nome di Donald Glover è passato da essere un outsider sfigatello nel mondo del rap a vincere un Golden Globe, e ora il mondo riconosce il suo talento. Non tutti saremmo stati in grado di trasformarci da rapper perlopiù zimbello a maestro del funk (come conferma il suo ultimo album Awaken, My Love!), producendo nel frattempo una serie TV comica tra le migliori del 2016. Ma il suo impatto sui suoi fan è stato molto più profondo ed è avvenuto molto tempo prima.

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Torniamo per un attimo al 2011. Ero un ragazzo di 19 anni sulla soglia dell'età adulta, non del tutto a mio agio con me stesso, quando ho cominciato a seguire Glover. Fino a sedici anni sono stato in una scuola maschile a predominanza nera, circondato da rap e compagni super virili, poi mi sono trasferito in un college a maggioranza bianca. Lì, la norma erano camicie a quadri, jeans skinny e le mezze magliette. Mi sforzai di adattarmi a ognuno di questi ambienti sociali, cercando di essere più nero possibile a scuola, e meno al college per evitare intimidazioni da parte dei miei compagni bianchi. Earl Sweatshirt ha raccontato alla perfezione questo dilemma in "Chum": "troppo nero per i bianchi e troppo bianco per i neri".

Ma il 2011 è stato anche l'anno di uscita del debutto di Glover, Camp. Ascoltandolo, i suoi testi mi hanno comunicato la mia stessa angoscia sociale. Anche lui era cresciuto sotto costante scrutinio per la sua leggera… diversità. Non rientrava nello stereotipo del giovane uomo di colore scolpito da decenni di cultura pop americana, costruendo rime e melodie con una cadenza poco "mascolina". Faceva riferimento a serie di culto come Freaks and Geeks e Firefly e sperimentava con l'EDM. Glover stesso era consapevole di questa suo posizione, dichiarando in intervista del 2011 che "a lungo la musica è stata bianca o nera, ma ora c'è gente come Tyler, the Creator che riesce a raggiungere il successo. Come me, è un ragazzo nero di classe media vestito come uno dei Good Charlotte e la gente lo chiama frocio. Una volta sono stato aggredito solo perché avevo uno skateboard".

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Non tutti apprezzarono quel disco. Forse vi ricorderete che Camp si guadagnò un 1.6 su Pitchfork, in una recensione che sembra tuttora pazzesca, in cui lo si accusa di usare "argomenti pesanti come razza, virilità, rapporti, street cred e 'vero hip-hop' come oggetti di scena per crearsi un finto personaggio da outsider". Non sentivano quello che sentivo io, la mia storia. La stranezza di Glover è stata spesso scambiata per debolezza o incapacità di articolare un messaggio coerente, e il rifiuto del suo personaggio e delle sue sfaccettature da parte di un famoso sito di critica musicale sembrava ripudiare l'idea che si potesse essere neri e strambi.

Lui non se ne curò, rimettendosi in pista nel 2013 con Because the Internetun album bellissimo, strano e cinematografico che esibiva alcuni cambiamenti importanti. Glover era più sicuro di sé, ma la sua angoscia continuava a risuonare. Qui è un animo goffo, che passa di identità in identità tanto nella vita quanto su disco, perché evidentemente stava soffrendo. Allo stesso modo, come succede a tanti altri ragazzini che crescono con passioni che vanno al di là di ciò che la gente si aspetta da loro, io continuai a cercare di mantenere un equilibrio tra l'essere "troppo nero" e "non abbastanza nero".

In un'intervista con Noisey del 2013, Glover si è presentato più cupo che mai: "Ho tentato di ammazzarmi. Ero davvero fottuto… Credevo di non sapere cosa stessi facendo. Non stavo vivendo secondo i miei standard, vivevo secondo gli standard di altre persone, e semplicemente pensai 'non vedo il perché'". La gente si è sempre associata ai disadattati della musica del passato, attaccandosi alle loro idiosincrasie per trovare conforto. Basta guardare come i fan hanno pianto la scomparsa di David Bowie e Prince l'anno scorso; come hanno idolatrato e riadattato l'estetica punk di Sex Pistols, Slits e Ramones; come ancora oggi si rechino a decine di migliaia per vedere Madonna, Springsteen e Iggy Pop, per capire che tendiamo a gravitare attorno a persone che ribaltano le aspettative. L'"artista tormentato" è diventato un cliché perché, a un certo punto, è stato reale. Gli artisti che combattono una propria guerra interiore attraggono la gente.

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Confrontarsi con i propri problemi non fece altro che rendere Glover più forte, e la sua musica divenne una tela su cui proiettare il caos nel suo cervello. Lo si sente ululare in "II. Earth: The Oldest Computer (the Last Night)" e ronzare in "II. Zealots of Stockholm [Free Information]", entrambe su Because the Internet. Fu un'epifania per me, grazie alla quale scoprii che essere diversi da ciò che la gente pensa che siamo non è una brutta cosa. I critici se ne accorsero e riconobbero la dedizione di Glover alla causa dell'album, pur continuando ad accusarlo di sforzarsi troppo di risaltare. Non si trattava di uno sforzo—la sua naturale tendenza a essere diverso veniva dal fatto che diverso lui lo è.

Glover ha mantenuto un profilo basso negli anni seguenti, lavorando con impegno a quella che diventerà la serie TV su FX Atlanta. Il programma riesce a spostare i confini della televisione afroamericana—in buona compagnia, con serie come Insecure e Black-ish—esplicitando gli stereotipi contro cui Glover ha dovuto lottare per tutta la vita nel contesto di una realtà alternativa. Per riassumere velocemente la trama, diciamo che il personaggio di Glover, Earn Marks, si trova ai confini del mondo hip-hop di successo prima di diventare il manager di suo cugino, il rapper Paper Boi—e su questo impianto si inseriscono innumerevoli spunti comici, colpi di scena bizzarri e un piano narrativo surreale.

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Poi arriviamo al presente e al disco non-rap di dicembre 2016, Awaken, My Love!. Israel Damola su Noisey lo ha definito un album che "sembra più, be', un risveglio. Il suo uso massiccio di strumentazione alla Funkadelic e Sly Stone, dello stile di canto tremolante alla Bootsy e degli urletti alla Prince serve a esprimere amore, speranza e, naturalmente, la paura di portare una nuova vita in questo mondo"—alludendo alla recente paternità di Glover. Il ragazzino alienato di Camp si è evoluto ed è arrivato a sovvertire le varie definizioni dell'essere neri attraverso la sua musica, sfuggendo di nuovo alla stretta dei critici. Ha cambiato forma di nuovo.

E così eccomi, a venticinque anni, in grado di dire che Glover mi ha insegnato a essere me stesso. Senza scuse. Come per tutte le identità che le nostre culture creano, ci sono dei livelli nell'essere neri. E, che ci si riconosca nell'immagine ultra-virile delle persone di colore proiettata da maggior parte del rap, o in quella di un ragazzo alternativo che è diverso da così, l'evoluzione di Glover ha dato una voce a quei freak e geek di colore che pensavano di dover compromettere la propria personalità per essere accettati. Ma quando impari a lasciare da parte questi pregiudizi, puoi iniziare lo stesso viaggio di Glover. Mettere a tacere le voci che ti dicono di essere questo o quello. Imparare a essere soltanto te stesso.

(Tutte le immagini: Ibra Ake)

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