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Come comportarsi a tavola - Seconda parte

Esploriamo quegli aspetti collaterali dello stare a tavola che nessun manuale ha mai avuto il coraggio di trattare.

Nella prima parte abbiamo ripassato i concetti base dello stare a tavola. Nella seconda non ce la prenderemo più con gli innocenti scarpettatori, con i leccapiatti e gli sgomitanti: i precetti della nonna o della maestra delle elementari li abbiamo ormai ripassati tutti.

Esploriamo invece gli aspetti collaterali che nessun manuale, né in italiano volgare né in inglese britannico, ha mai trattato con dovizia di argomenti. Poniamoci pure delle domande scomode. 

Tipo, come usare la lingua a tavola non solo per mangiare, ma anche per parlare? 

E perché il vero ‘cibo difficile’, quello che può farci fare le vere figure di merda , si trova da Pizza Hut o da Burger King o dall’ortolano, piuttosto che in un ristorante di pesce? 

E infine, pago io, paghi tu o stecchiamo? 

Vi aiuteremo a rispondere.

LE CONVERSAZIONI A TAVOLA 

Di tutto ciò di cui si parla durante i pranzi con la famiglia d’origine o con i coinquilini universitari (se ne avete) nei pranzi cacio e pepe e Heineken 66cl., di argomenti cioè come la morte, le vicende da sala operatoria, i propri soldi, eventualmente le tasse, le case degli altri, il sangue, di tutte queste cose non parleremo. Come ogni manuale di etichetta diamo per scontato che ognuno a casa propria se la cavi come vuole, e che quando è solo, con il piatto in mano davanti allo schermo del computer, non parli. 

A differenza di tutti gli altri manuali di etichetta invece, vi chiediamo di fuggire dalla small talk, la conversazione circolare che tappa il silenzio imbarazzante: una cena non è il primo giorno di Erasmus (Da dove vieni? Come ti chiami? Che brutto tempo!)

Cinema. I gusti cinematografici degli altri sono imprevedibili. Può capitare anche che qualcuno vi metta  in mezzo Fight Club come film seminale... ecco, non dico che dobbiate mostrarvi disponibili a un vero ‘dibattito’, ma non alzatevi nemmeno di scatto sbattendo il tovagliolo sul tavolo e sbottando "Questo è troppo!" Cercate di conciliare per quanto possibile, ricordando che "qualsiasi cosa in cui ci sia Edward Norton è merda" non è la frase giusta, mi raccomando. 

Dovreste mantenere lo stesso contegno anche se dal pecoreccio si passa all’intellettualismo d’accatto: quando ad esempio vi capita di sentire arrivare nella vostra direzione le parole ‘Lars von Trier’ e ‘Genio’ nella stessa frase. Il galateo qui lo stanno violando gli altri, mica voi che rispondete mettendo giustamente ‘Machete’ e ‘Capolavoro’ nella stessa frase.

La Questione Palestinese. Sì, bisogna scongiurare l’ansia di sembrare troppo seri. E sì, a volte c’è la necessità di dissimulare la nostra ignoranza dei particolari. Forse per tali ragioni, mentre mangiamo, la nostra prospettiva nei confronti di questo conflitto somiglia ai commenti di una partita di calciotto con qualche bestemmia in meno. Vi sarete certo trovati a dire o ascoltare aneddoti al ribasso come:  "O ma lo sai che (pausa masticazione) la figlia di uno dei capoccia del Mossad ha (pausa deglutizione) rifiutato il servizio militare (pausa nuovo boccone ) obbligatorio, ‘refusnik’ mi pare (pausa masticazione) si dica così, e si è fatta pure il gabbio, ed è pure una fica! (deglutizione)." Un gioco troppo al ribasso.

Uscire da Facebook. "Insomma, assurdo cazzo, ora convivi! ti sei tolto da Facebook!" "Eh sì, scelta importante" "E come stai?" "Benissimo" "Vero?" "A un certo punto, dico, il tempo passa, non è che vivi solo per il cazzeggio i like, cioè, mi dispiace ma ora ho pure da lavorare Twitter."

Sesso. Secondo i fumosi ‘sondaggi’, il sesso a tavola sarebbe ancora più ‘tabù’ dell’ammontare del proprio stipendio. Ma non è vero niente. Di sesso a tavola si parla continuamente, anzi si fa più che altro un detour che aggira il sesso in sé toccando tutti gli argomenti collaterali, le eccentricità, il porno. La tradizione dell’autoironia sul porno è così ricca che i maschi eterosessuali possono pescare dove vogliono: funziona sempre. Alle ragazze—non solo quelle che hanno un rapporto problematico col sesso—piace parlarne, senza finire troppo sul personale, e lasciare spesso gli altri nel dubbio sulla discrepanza fra ciò che conoscono e quello che praticano. E mostrando di conoscere più attrici porno rispetto ai maschi.

Motori. È raro ma può capitare che vi venga posta una domanda del tipo "Ti piacciono le marmitte?" Se non sapete proprio cosa dire rispondete che no, l’unica cosa che sapete sulle automobili è la differenza visibile fra la Porsche serie 911 e Porsche Boxster perché avete giocato a Need For Speed. Siccome l’appassionato di motori è anche appassionato di Playstation 3, si cambia argomento. Siete stati tattici.  

Gusti musicali. C’è una regola anti-nicchia nelle prescrizioni del galateo, e pretende che non si debbano trattare argomenti che escludono qualcuno dei presenti. Con i ‘gusti musicali’ questo garantismo va a puttane. Tanto sono tutti peccatori in questo caso. Se la dubstep ha fatto nascere un’affinità elettiva fra due persone che vi mangiano accanto, e che si sono chiuse, vi sembra assurdo, perché la dubstep vi fa schifo. Ma appena vi chiudete con qualcuno a parlare di quella band di amici vostri che vi piace un sacco, lo fate con naturalezza. Contro le affinità elettive l’etichetta perde sempre. 

Viaggi. I viaggi vanno bene, lacerano le timidezze reciproche e suggeriscono una quantità potenzialmente infinita di deviazioni nel discorso. Per tutti quelli che hanno il passaporto timbrato quanto il vostro, editate il racconto, tagliate, evitate la versione orale dell’album Facebook in cui sono caricate 300 foto identiche (se avete amici in grado di condensare il Sudafrica in quattro minuti di aneddoti non idioti avrete già capito come si fa). Bisogna ricordare che chi ha viaggiato poco però sviluppa una serie di complessi che lo porteranno ad ascoltare i racconti di chi invece ha viaggiato parecchio con un miscuglio represso di invidia e di paura letterale della morte, perciò, saranno cazzi loro, ok, ma cercate di non esibirvi in reportage fluviali del tipo "Lo Zen e l’arte di dare un senso alla mia vita solo quando me ne vado dall’Italia per tre mesi."

Gay. Chiedere a un gay perché, nonostante i gay godano di uno splendido diritto (nessuno può pretendere bambini da loro), siano così testardamente intenzionati a perderlo. Potrebbe essere l’inizio di un’amicizia oppure di una feroce incomprensione reciproca. In ogni caso ci avete provato. 

Politica. Con la politica amatoriale a tavola,se alla fine non si accende la rissa, si accende la noia. Sperate solo di non trovarvi gomito a gomito con un abbonato al Fatto Quotidiano

Con certe persone poi non si può volare più di tanto: una volta ho raccontato a un’ebrea italiana una scena di una famosa serie tv in cui Larry David insegna a un bambino gay cos’è una svastica. Lei non ha riso neanche un po’, e mi ha anche giudicato.

Se stessi. Ci sono persone che in testa hanno come delle animazioni di Cyriak fatte di ‘io’ sempre più grandi che inciampano uno sull’altro e gridano sempre "io!, io!, io!", e quegli io te li scaricano tutti addosso soprattutto a tavola. Di solito sono ragazze fra i 23 e i 27 anni e ragazzi fra i 21 e i 24, ma può essere chiunque. Un boccone dopo l’altro dovrete venire a sapere QUANTO si sono drogati e QUANTO sono arrivati a un pelo dal baratro. Dovrete sapere QUANTO quella persona appena uscita dalla loro vita li abbia quasi (QUASI) portati a un passo dal baratro, e addirittura di come stiano facendo in questi giorni un serio PENSIERINO sul vegetarianesimo dopo aver scoperto come vengono uccise le vacche prima di essere macellate, e ovviamente dovrete saperlo COME vengono uccise queste vacche, un pezzettino dei lombi elettroshockati e sgozzati delle quali si trova ora sulla punta della vostra forchetta, e se lo sapete già a Mr./Mrs. "ora ti parlo un po’ di me" non importa, è importante confrontare versioni diverse di orrori, e così via. 

La tragedia è quando non abbiamo nessuno accanto che ci permetta di rivolgere a questi individui la sfumatura della nostra nuca.

Moti dell’anima. Vi lavate i denti di nascosto prima di fare sesso la mattina? Vi piace la poesia? Le vostre aspirazioni sono state ridimensionate? Lo psicologo vi ha messo in crisi? Siete ambiziosi? Non vorreste mai un figlio prima dei 32 anni? Una notte, ormai  lontana e imbarazzante, avete provato ad aprire la gabbia della tigre in un circo di periferia e l’indiano di guardia vi ha inseguito per mezzo km? La vostra canzone preferita in assoluto è "Be My Baby" delle Ronettes? Parlatene alla vostra ragazza a tavola. Se non potete, forse avete la ragazza sbagliata.


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IL CIBO DIFFICILE

Non sto parlando dell’aragosta (per imparare a mangiarla senza bavaglino basta questo tutorial), ma delle pietanze davvero difficili. Le porcate che questi cibi possono spingerci a fare generano sentimenti innominabili in italiano, per i quali si devono per forza utilizzare i due abusati marcatori di imbarazzo prestati dal tedesco, Schadenfreude, il godimento provocato dal male altrui, e Fremdschämen, la vergogna per la condotta imbarazzante di qualcun altro. Se vediamo qualcuno sbrodolarsi col kebab, questi due sentimenti segreti emergono contemporaneamente. 

Di solito, quando non sappiamo mangiare del cibo difficile, c’è un momento difficile preciso in cui preghiamo che tutto vada per il meglio, quell’attimo congelato in cui la pietanza sta per lasciare la forchetta o le mani proiettandosi in bocca con tutta la potenza del disastro. Per nominare quest’istante potremmo farci prestare un’altra parola dal tedesco, Spannungsbogen: la massima tensione della volontà che non è ancora atto. Ma è meglio identificarlo proprio in quella preghiera, che mentalmente esce sempre fuori in romanesco: "Bucio de culo, aiutame te."  Un tipico Spannungsbogen: quando state tirando fuori una lumaca sugosa dal suo guscio con l’apposita forchettina pregando perché non schizzi dappertutto (schizzerà). Ma dato che quasi nessuno di noi ha mai fatto volare una lumaca, ma ha solo visto la scena in un film con Leslie Nielsen o in Pretty Woman,  occupiamoci del cibo difficile più ricco di grassi saturi, che regala sempre bei momenti difficili.

Il Kebab è il primo. Il piatto povero del ventunesimo secolo circola da noi soprattutto nella versione impiadinata, che rispetto al doner è una versione più rispettosa  di chi si impegna tanto per mimetizzare il sapore di carne spesso mezza rancida: i kebabbari appunto, che dopo aver eseguito l’involto tanto rapidamente da impedirci di percepire alcun movimento chiedono sempre se "mangi qui o porti via o camminando."

1. Mai camminare mangiando quell’affare solennemente gonfio. La metà finirebbe sulle polacchine.

2. Arrivati al fondo della piadina non potete sapere se aspettarvi un composto mangiabile oppure una sugna in cui la carta e l’alluminio si sono mischiati ai 29 ingredienti e alle quattro salse che ci avete messo dentro. Meglio non dire mai "un po’ di tutto" quando chiedono "che ci metto?"

3. Il fondo è meglio buttarlo nella spazzatura con una certa sprezzatura—oppure fatene un boccone solo: poi però dovrete solo annuire per mezz’ora mentre chi cammina con voi vi parla, perché non riuscirete ad aprire la bocca neanche volendo. 

Le ali di pollo. Tipico: è rimasta della carne incastrata fra gli ossicini. Che faccio, ci infilo in mezzo la lingua? Ci infilo in mezzo la forchetta? Ci infilo in mezzo gli incisivi ungendomi tutte le guance? Ci infilo in mezzo le dita così si strappa? Spezzo gli ossicini con le mani perché mi sto incazzando? Provo a mangiare anche gli ossicini perché mi sto così incazzando che....

La risposta, che siate dal cinese a buffet o da KFC o al pub, è sempre no.

Le mozzarelline fritte. Ognuno deve trovare il proprio metodo con loro. Calde, infatti, sono pericolose: tutte in bocca ci si brucia il palato o la lingua, e le conseguenze possono essere incandescenti, tipo cominciare a sbuffare, agitare le mani aprire le fauci e aspirare sonoramente, bere mezzo litro d’acqua in tre secondi, chiedere scusa a tutti.

Del siero bianco colerà inesorabile dove capita se, d’altra parte, le si morde per dimezzarle. 

Allora aspettiamo che si intiepidiscano un po’: la mozzarella diventa un filo di colla che si espande dopo il morso costringendoci ad allontanare la mano dalla faccia di almeno due metri. 

Gli anelli di cipolla, infine, sono un’apoteosi tarantiniana, è vero. Ma vedere qualcuno che ingoia 80 Frisk in un minuto per il senso di colpa è una brutta scena. 

L’elenco potrebbe non concludersi mai, ma c’è un’altra categoria di cibo,che pur non superando di 400 volte la RDA di calorie è ricchissimo di imbarazzo potenziale. A nessuno infatti viene in mente di sorvegliarsi mentre mangia la frutta, perché non è unta ed è sana e fa bene. In realtà è un tranello, la frutta è cagna. 

La banana in teoria dovrebbe essere sbucciata con coltello—poi tagliata e mangiata con la forchetta. 

Ma scherziamo?, direte voi: è un procedimento incongruente con la vita contemporanea, così si fotte la dieta da ufficio! In più a casa propria c’è spesso un’aria di impunità. Inoltre ordinare una banana al ristorante è una cosa da sketch dei Monty Phyton, non credo che qualcuno l’abbia mai fatto, direte voi. Giustamente, diciamo in coro, c’è un solo modo di mangiare la banana: come. Le. Scimmie. E infatti, eccoci qui:

Nonostante tutto però dobbiamo dirlo: chi sbuccia la banana col coltello è pazzo.

Al momento di mangiare l’uva, nemica dell’uomo, ci si dimentica di avere una bocca, e che la separazione dei semi dal resto può avvenire dentro di essa. I più schizzinosi, dopo aver messo il chicco controluce per vedere se gli ha detto culo e i semini lì dentro non sono più di tre, sbucciano l’acino e lo puliscono nel piatto perché proprio non ce la fanno. Lo sbucciano con le posate o con le unghie, il mignolo alzato, la punta della lingua che tocca il naso: il risultato della vendemmia, no, non quella poltiglia repellente ma il vero risultato, è che tutti quelli che vi hanno osservato riconsidereranno l’ampiezza dello spettro dell’autismo. So che è crudele anche perché, se siete schizzinosi, per voi i mostri sono quelli che l’acino lo ingoiano intero. Questi ultimi infatti dimenticano proprio di avere le mani, in cui possono raccogliere i semi.

Dopo la frutta chiudiamo con il gelato, quello che una volta veniva chiamato ‘da passeggio’: i normali coni e coppette.  Gli estensori di etichetta non l’hanno mai mangiato e fremono di riprovazione soprattutto di fronte al cono, che permette le ‘ambigue leziosità’ da cui sono intimoriti. In realtà, la natura stessa del gelato da passeggio è poco pulita, che sia sul cono, sulla lurida coppetta di carta, nella cialda o nel bicchiere di plastica per il gelato flurry. Nessuna persona sana rinuncerebbe al gelato per banali questioni d’etichetta: basta ricordare che il confine tra l’ambigua leziosità e la catastrofe sociale è più sottile del cucchiaino di plastica colorata dei gelatai.


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COME PAGARE

Una volta un ragazzo che stava nella mia stessa tavolata ha preso l’intero ammontare del conto pagato alla romana e dopo aver tirato fuori un blocchetto di Ticket Restaurant mezzo finito e aver fatto l’equivalenza ha lasciato i buoni sul piattino e si è messo un po’ di soldi in tasca. Questa cosa dovrebbe essere illegale. Detto questo, ecco come pagare se:

Avete un lavoro vero. È il vostro compleanno, fra i 25 e i 30 anni. Invitate i vostri tre/quattro migliori amici più qualche meritevole outsider. Al dolce, voi che avete le idee molto precise, scivolate via e tornando dal bagno pagate a tradimento con la carta di credito. In cambio riceverete puro amore.

Siete assunti a progetto o dottorandi. È il vostro compleanno, eccetera. All’amaro, sganciate il centone, alleggerendo un po’ il conto. Sarà un bel momento per tutti.

Non avete un lavoro. Tutti al pub, chi c’è c’è e chi non c’è s’arrangia. Voi mollate un cinquantone e gli altri divideranno il resto. Quello che ha bevuto tre cocktail pensando che avreste pagato voi, cazzi suoi.

Siete un uomo e una donna. C’è ancora il maschio che durante le ‘prime’ uscite tira fuori la carta o le banconote col sorriso di chi è sicuro che "alla quarta ricevuta di pagamento arriva la scopata." Poi dopo un po’, siccome continua a pagare sempre lui, la carta la tira fuori accompagnandola conborbottii impercettibili e piccoli tic misogini, ginocchia agitate, orecchie arrossate, palpebre che sbattono. Ci sono anche donne che se non dividono tutto a tutti i costi non riescono a considerare la vita vissuta con dignità. 

Questi due tipi purtroppo non si incontrano quasi mai fra loro, ma è chiaro che dovrebbero stare insieme per la vita e, per il bene dell’umanità, mai riprodursi. 

Tutti gli altri invece, se si riesce a non considerare la fica un trofeo e il cazzo un panopticon dove l’iniziativa femminile viene rinchiusa, possono trovare un decente equilibrio di coppia aldilà dei conti correnti. 


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Come comportarsi a tavola - Prima parte