Innanzitutto, smettetela una volta per tutte di considerare l’inverno un periodo brutale e noioso. Il fatto che venga buio presto o che la voglia di depilarsi sia messa a dura prova avranno meno importanza se lo pensate sotto forma di fiaba lappone (la Lapponia è come Narnia, ma senza tutte le stupidaggini annesse e connesse).
Ok, in effetti l’inverno è davvero noioso, ma in una maniera ristoratrice per l’edonismo estivo. Ecco perché prima di iniziare dovremmo tutte dire una preghierina di ringraziamento all’inverno anche se fa schifo di brutto.
COLORE
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Avete prestato attenzione al disco di Taylor Swift? Cosa pensate di Red? Qui c’è un piccolo assaggio: “Losing him was blue like I’d never known / Missing him was dark gray, all alone / Forgetting him was like trying to know somebody you never met / But loving him was reeeeeeed” ecc. ecc. ecc. Mi confermate che ci prende per il culo, vero? E poi, nella realtà non esiste una persona così alta, e i cui capelli fanno così, e poi cosà, e poi di nuovo così. È una totale presa per il culo.
Comunque, per me l’inverno è argento. Immagino sia stra-ovvio caratterizzare un momento/mese/stagione in maniera così sinestetica—ovvero, in questo caso, far corrispondere una cosa o un’idea a un colore, secondo il meccanismo per cui alcune persone sentono “undici” e pensano immediatamente “viola”—ma è inevitabile, e nella mia palette vira da un noioso e freddo argento metallico a uno scintillante e luccicoso argento fatato. Nei giornali e sui blog, la “color story” dell’inverno è argento, e anche se dovete strizzare gli occhi di fronte a un cumulo di neve sporco per farché si manifesti la magia, potete farcela.
FREDDO
Mi rivolgo a tutte le ragazze e a ogni ragazzo che abbia degnato di un’effettiva attenzione intellettuale l’esperienza dell’essere ragazza, e di conseguenza sa che avere freddo è una nostra diffusa e costante realtà corporea. E il risultato è uno, e unico: di qualunque altra cosa i ragazzi si vogliano lamentare (lavoro, dolore, oppressione politica), voi probabilmente avete avuto la peggio. (Oooooh affrontatelo!) (Sto solo scherzando, rilassatevi.) Non ho alcun problema a dire che in questo momento ho freddo.
FIDANZATI
Ci sono due possibilità, in questa stagione. (Se siete già impegnate e la vostra relazione è stabile saltate al capitolo successivo o fatevi un riposino, insomma, non mi interessa. Anzi, sì. Andate qua, chissà che un giorno non vi torni utile). La saggezza comune vuole che ci si rifugi in un tipo carino e coccoloso, probabilmente dotato di barba e una grossa sciarpa. Il punto centrale di questa frequentazione non è tanto il “piacersi”, quanto il trascorrere tempo stretti stretti davanti a un film o in attesa che il pasto del microonde sia pronto, e via così fino a togliere la spunta a “la parte noiosa delle vacanze natalizie”, “la festa di Capodanno” e “quella prima settimana di marzo che è sempre uno schifo”. La chiamerei una relazione da Starbucks.
La seconda possibilità prevede un tipo che vi venererà per cinque mesi e porterà fuori il vostro cane sotto la tormenta, ritirerà i libri in biblioteca per voi e sarà disponibile ogni volta desideriate un po’ di coccole da film (sì, perché di quelle abbiamo bisogno SEMPRE e COMUNQUE). Scegliete con saggezza.
VAPORE
Se dico “lusso democratizzato” a qualcuno verranno subito in mente le collezioni pacco di H&M, e mi sta bene. Ma se invece mi riferissi alla pratica di rendere qualcosa di regolare uno specchio della perfezione? Niente esprime questo concetto meglio di un bagno caldo. Su internet (e probabilmente anche da qualche parte nel mondo… Giappone? Finlandia?) esiste un’intera cultura devota all’arte del vapore, perciò documentatevi e orchestratene uno che contenga sali e petali e schiuma, con un asciugamano morbido nelle vicinanze e un luogo morbido e accogliente in cui rifugiarvi una volta uscite dalla vasca.
Non avete una vasca? Ooops.
CIBO
Marshmallow grandi o marshmallow piccoli? È il dibattito del secolo, ma io lo lascio agli altri. Solo chi non ha avvertito il friccicorio di quei cosini sul fuoco perde ancora tempo a interrogarsi su queste cose.
In generale un po’ tutto il cibo in inverno assume un’altra dimensione, perché il vostro corpo è coperto da cinque diversi strati di stoffa (finto-pelliccia compresa), e quando indossate il paraorecchie o un berretto o il cappuccio la cosa si fa ancora più confusa, della serie “EEEH? NON SENTO BENE, STAI DICENDO PIÙ BISCOTTI E PANNA? OK, COME VUOI.” Poi però per pranzo finite sempre per mangiare soltanto le clementine.
ABBIGLIAMENTO
La morale della favola è “i pantaloni da ginnastica sono disgustosi”, ma è vera solo in parte. L’eredità dei sederi di Juicy Couture, delle cosce di Free City e dei liceali in tuta sulla metro a ogni ora del giorno ha lasciato la per lo più corretta impressione che i pantaloni da ginnastica siano troppo difficili e troppo orribili da saper portare.
La maggior parte dei pantaloni di questo tipo ha un che di “collegiale” (troppo morbidi, pastello, ripiegati, indossati in una compromettente postura ingobbita, con l’interno rivestito di un costante appiccicoso velo di sudore esalato dagli aperitivi a base di liquore al malto o qualunque altra schifezza abbiate avuto il coraggio di ingurgitare), mentre l’effetto sognato è più da “seconda elementare” (quel genere di materiale non morbido che dà struttura, chiuso con un cordoncino annodato a orecchie di coniglio, stretto alle caviglie) in cui l’esperienza aptica (ossia la sensazione) è attiva ma rilassata.
In pieno inverno i jeans possono davvero fare del male al vostro corpo, e innescheranno una reazione contraria alle bruciature da congelamento (avete presente, quando tornate a casa in inverno e saltate fuori dai jeans per fare pipì e quando nel sedersi le gambe sfrigolano perché si sono riscaldate troppo in fretta?); le calze sono troppo perfette e troppo utilizzate per abusarne e dovrebbero essere limitate ai giovedì e ai venerdì al lavoro; i leggings di nylon sono freddi come la merda. L’ideale è un paio di pantaloni da “tuta” quale capo che facilita il “divertimento” e non tanto il sistema di pensiero da “divano” (ascoltate, quando siete così in doposbornia spogliatevi e basta, fate un bel bagno, e bevete Gatorade avvolte in un lenzuolo di cotone tutto il giorno, credetemi), sovvertendo le aspettative nei confronti dei pantaloni da ginnastica e migliorando i vostri sabati invernali di ben dieci volte. Non dormiteci però. Dormite in qualcosa di setoooooso.
VOLUME
Nascondere o modificare parti del corpo attraverso il suddetto abbigliamento è parte essenziale dell’inverno. Come scrivevo qualche tempo fa, “Per lo più, la cosa bella dell’inverno è che si richiede una re-immaginazione del corpo e delle sue funzioni all’interno di un contesto pubblico. Le strutture dei maglioni e in misura maggiore dei cappotti sono oscure. La sensualità non è realmente sussunta, ma semplicemente arresa a capi in lana, GoreTex e felpe. Al posto dell’anarchia femminile c’è altro, qualcosa di riconoscibile, qualcosa di sexy ma non determinato da scelte consapevoli.” Poi arriva la moda. Quest’anno siamo passate a un altro livello. I cappotti di Chloé ricordano i materassi in schiuma, e sulle pagine delle riviste la maggior parte dei look presenta pantaloni in velluto rosso (o gonne a palloncino rosse). Anche Chanel sembra aver ingrandito tutto. Le scarpe rimangono le stesse dell’estate, però.
ESTATE
Detto ciò, perché non saltare a piè pari l’intera scocciatura e rifugiarvi in un posto caldo? Il bagno non vale, e le stufette elettriche sono il male: intendo un luogo naturalmente caldo. Io di solito faccio così, ma quest’anno mia sorella ha deciso (era il suo turno) che invece di una spiaggia ce ne andremo tutti in un parco divertimenti per bambini, così che i suoi nani possano divertirsi (al posto mio). Ma insomma, l’inverno è già abbastanza clemente coi bambini, no?
SOLSTIZIO D’INVERNO
Le tavole Ouija sono parte fondamentale della girl culture. Qualunque ragazza che non abbia mai partecipato a una seduta o non sia stata una strega per almeno tre minuti non ha alcun senso su questa terra.
CASA
A volte d’inverno capita di non uscire di casa per tutto il giorno. Perché? Ma perché fa freddo! Le circostanze esterne rendono il tutto un’esperienza piacevolmente istituzionalizzata, all’interno della quale ci si cambia spesso di vestiti (pantaloni della tuta!) e subentra quel momento tipico e stranamente routinizzato in cui si sviluppa la narrativa del “che farò tutto il giorno?”. Dopo questo primo interrogativo è naturale che ne sorgano di altri sempre più caotici e psicotici—”Cos’è casa? Cosa la rende tale? Chi sono i miei vicini, e se esistono, mi comprendono nella stessa maniera in cui io li comprendo?” E via così, avanti e avanti, fino alla primavera.
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