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Boiler Room Milano: nessun nome grosso, solo enormi musicisti

"The Italian New Wave" a Boiler Room ci ha dimostrato che non servono VIP in line-up per far capire a tutti che i nostri producer spaccano tutto.

di Noisey Staff
06 ottobre 2016, 1:15pm

Ogni volta che Boiler Room arriva in Italia partono le polemiche. Anzi: le polemichette, roba abbastanza micragnosa e inutile, tendenzialmente ingiustificata. È probabile che sia la scarsità di episodi in terra nostrana a causarle: in pratica, si fa moltissima fatica a capire che, quando BR organizza un evento fuori dalle sue sedi principali, non necessariamente si mette ad assemblare la nazionale dei DJ e dei producer locali. Purtroppo però questa resta l'aspettativa di tutti, una convinzione inossidabile che sembra non voler crollare. Neanche la storia più recente pare in grado di metterle fine: ricordate Boiler Room Napoli? Ricordate che tipo di line-up c'era? Sfido chiunque ad affermare che non fosse composta dai major players di una delle scene chiave della dance italiana. Eppure, anche in quel caso, le polemichette non sono state meno feroci. 

Il punto è che mettere insieme una line-up che accontenti tutti non solo è impossibile, ma non è nemmeno auspicabile. Molti sbagliano completamente gioco: il fatto che si tratti di musica ascrivibile genericamente all'elettronica li convince che sia la loro personale ottica musicale (di solito orientata alle versioni più ortodosse di un qualche tipo di genere strettamente danzereccio) a dovere essere soddisfatta, dimostrando sempre di più la pochezza morale di certi richiami. Sembra quasi che gli appassionati di house e techno sentano un qualche diritto di prelazione rispetto ai generi più off, perché se non c'è la cassa stai sbagliando tutto. Quindi non solo Boiler Room deve contenere le eccellenze italiane, ma anche passare prima da un'idea regolare di clubbing, travisando ancora una volta l'intento del canale, dentro cui è passato davvero chiunque, da Skrillex a Russell Haswell, da  Omar S ai Sunn O))). 

Boiler Room Milan

Certo, il fatto che il progetto coinvolto questa volta si chiamasse The Italian New Wave non ha aiutato molto a fugare i fraintendimenti. È infatti abbastanza facile che un nome del genere, in chi non conosce il progetto, evochi proprio quello scenario da squadrone pronto per i mondiali, o se volete da ministero dei beni culturali che si occupa di salvaguardare la mediocrità. E invece è tutto il contrario: gli artisti scelti da Club To Club, per quanto abbiano tutti un potenziale pop innegabile, stanno esattamente in quell'area post-clubbing "sperimentale", sono tutti artisti che incorporano suggestioni poliedriche in un linguaggio personale. Ne abbiamo parlato nel nostro ultimo documentario legato al festival.

Boiler Room Milan

Proprio qui sta lo scarto: non si tratta di selezionare "i migliori", di fare lo squadrone supremo o giocare a tenere fuori chi non fa figo, ma di offrire una piattaforma di supporto, cementificata da un festival con anni di esperienza e una solidità strutturale come poche altre, a un gruppo di artisti che facciano a sua volta da traino al popolatissimo underground nazionale. La chiave è l'ibridazione: creare crossover culturali in contenitori che attirino l'attenzione di ascoltatori dai gusti diversi e provenienti da background diversi, e provino a offrirgli stimoli che, restando in una comfort zone commercialmente più appagante (ma di fatto più stagnante), non sarebbero riusciti a fare. Dovrebbe essere sempre questo il compito di un festival di portata europea, ma così legato al territorio locale e nazionale che l'ha generato: un attenzione culturale alla crescita e all'arricchimento creativo. 

Boiler Room Milan

E quindi eccoci ala Boiler Room di ieri al Santeria Social Club: alla faccia di chi voleva Carola Pisaturo headliner perché "mancava un nome forte che rappresentasse l'Italia", dal punto di vista musicale è stata davvero una bomba. Niente da eccepire: una line up incisiva, composta solo da nomi stilisticamente molto forti, riconoscibili, gente che quel processo di ibridazione, di ricerca e di crescita lo sente anzitutto come necessità personale. Producer in grado di confrontarsi con la contemporaneità, non solo musicale, e offrirne una prospettiva in divenire. Petit Singe: intensissima, psichedelica, tra melodia astrale e bordate quasi doom, decisamente il momento di viaggio siderale più assurdo e selvaggio. La producer di casa Haunter Records ha accompagnato per mano i presenti e li ha lasciati dopo un climax percussivo che ha incorniciato precisamente il live che avrebbe seguito il suo set, quello dei Ninos Du Brasil con la loro batucada rave che ha fatto impazzire anche il bomber presente alla serata, Lapo Elkann, un altro elemento assurdo del quadro a tratti situazionista che si è delineato in questa Boiler Room tutta matta.

Dopo di loro, Dave Saved ha sorpreso lasciando a casa la malinconia cyber che lo ha sempre contraddistinto per lanciarsi in un set a metà tra synth-rock e disco, anche in questo caso il passaggio perfetto tra la potenza immaginifica dei performer mascherati e il dritto quasi rock di Not Waving, che ha confermato quanto di punk ci sia nelle sue bassline acide, tritando tutto come una motosega e chiudendo col botto. Un'atmosfera che nemmeno gli immancabili presenzialisti milanesi, iscrittisi senza manco avere idea di cosa avrebbero ascoltato, sono riusciti a rovinare.

Boiler Room Milan

I nomi fatti da chi voleva la Nazionale Azzurra dentro una serata del genere avrebbero funzionato quanto al Gods Of Metal. E va bene così: che necessità abbiamo di buttarla sull'orgoglio, su chi ha già vinto, sbrodolandoci di provincialismo immondo? Che ancora occorra trovarsi di fronte a qualcuno che, invece di applaudire al coraggio, rimprovera che non si è fatto il pacchettino di ovvietà, è veramente la cifra di quanto le lagne stiano oramai a zero. Perché ieri sera, al netto di tutto, abbiamo ascoltato della musica della madonna, ma la vera vittoria è stata nell'aver organizzato a Milano una Boiler Room che avrebbe funzionato in centinaia di altre città europee, presentando al mondo artisti di estrazione e intenzioni a volte diametralmente opposte, ma che, anche grazie alla contiguità che un progetto come Italian New Wave è riuscito a intrecciare, hanno dimostrato che qui forse non avremo nicchie musicali ben formate, unitarie, coerenti, ma che anzi è proprio sul solco delle distinzioni che i nostri fanno leva per coprire l'intero spettro della sperimentazione e farlo con una classe e uno stile personalissimo. Di più: che nonostante le peculiarità di ognuno, gli artisti di Italian New Wave sono riusciti a fare blocco unico, spalleggiandosi reciprocamente come in una vera squadra—se possibile, una squadra molto più forte delle formazioni da "dream team" ventilate da chi aveva alimentato quelle polemiche che ora, alla luce di quanto successo ieri, possiamo giustamente archiviare. 


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