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L'assassinio di tutti per mano di qualcuno

Killing Them Softly, tra qualche anno, verrà reputato un film minore di Andrew Dominik, ma sfido chiunque altro a orchestrare una performance corale maschile di tale efficacia e a farsi relegare a “film minore”.
23 luglio 2014, 8:57pm

Questo post appartiene alla nostra serie sul meglio del catalogo Sky Online.

Cogan – Killing Them Softly è un film ambientato in un futuro post-apocalittico.

Alt. No, aspetta.

Cogan – Killing Them Softly è un film ambientato durante la Grande Depressione e ha come protagonisti uomini con abiti vagamente futuristici.

Alt. No, aspetta.

Cogan – Killing Them Softly è un film ambientato negli anni Settanta.

No. Cogan – Killing Them Softly è un film ambientato durante la campagna elettorale degli Stati Uniti d'America nel 2008, e lo è per davvero. Non fosse per il costante bombardamento delle immagini e degli estratti audio dei discorsi elettorali di Obama e Bush, i riferimenti visivi al mondo attuale (o semi-attuale) sarebbero praticamente inesistenti.

Andrew Dominik non è il regista più prolifico del mondo. Se è per quello, non è nemmeno il regista più prolifico della Nuova Zelanda. In quattordici anni ha completato tre lungometraggi. Tre: tutti e tre completamente diversi.

Chopper era un ritratto, tutto sgranato e in movimento, di un criminale australiano con una storia molto simile a quella di Bronson, otto anni prima che Nicolas Winding-Refn realizzasse il suo ritratto stilizzato di Bronson.

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, il secondo film scritto e diretto da Andrew Dominik, era uno dei film migliori dello scorso decennio. Aveva un titolo che, sorprendentemente, risultava migliore in italiano per merito della locuzione "per mano di", che diffonde odore di fieno e denti marci in tutte le direzioni. Il titolo diceva già tutto, non si poteva chiedere altro, ci mancava solo il disegno. La storia di Jesse James è nota a tutti, se non altro per la canzone di Cher o per il fatto di aver giocato a Sam & Max Hit the Road, in cui la mano di Jesse James è fondamentale per recuperare l'anello dell'umore all'interno della palla di spago più grande del mondo.

Jesse James è un lungo saggio sui pro e i contro delle fandom che si conclude con “Ci sono più contro.” È anche un film sul capovolgimento dei ruoli, e sul fatto che nulla di limpido o eroico contraddistingue la figura del fuorilegge-eroe, e il fatto che il suo fan (Robert Ford) passa attraverso l'assimilazione e il rigetto, e uccide per una paura che è certamente anche la paura di non poter proseguire se non liberandosi dal fantasma del suo mito.

La prerogativa del film è distrarsi di fronte a cavalli

Ma basta parlare di pistoleri.

In Killing Them Softly, Brad Pitt che, poche righe fa, era Jesse James, interpreta un sicario ingaggiato da un colletto bianco della mafia per scovare i responsabili della rapina compiuta durante una partita di poker della malavita.

Brad Pitt/Jackie Cogan è un giusto, e non ama avvicinarsi ai sentimenti delle sue vittime. Il suo modus operandi è sorprenderle, in modo che non ci sia tempo per la disperazione.

Anche il film stesso lavora più o meno così: non aspettatevi sparatorie e corse in macchina a tutta birra; per poco più di novanta minuti, quello cui assistiamo è il prima e il dopo. Quelle che in un film d'azione standard sarebbero pause narrative (la pianificazione di un colpo, e la discussione sulle conseguenze dello stesso colpo). I lunghi discorsi sul cosa uccidere e perché farlo.

Con tutto il suo dilungarsi sui risvolti del crimine che non siamo abituati a vedere sul grande schermo, Killing Them Softly è un'eccellente testimonianza della burocrazia della morte (organizzata).
Senza troppi spoiler, alla fine del film si parla dell'America come di un grande, unico, business, e come poter negare che tutti i dialoghi convolutissimi, e la scarsità di azione, rispecchiano proprio la freddezza e la meticolosità di un personaggio come Cogan. Il fatto che tutto si verifichi in una sorta di terra desolata con rare indicazioni temporali serve ad accentuare questo distacco. Che poi, sia chiaro: Killing Them Softly non è mica Aspettando Godot, c'è pur sempre gente con i fucili a canne mozze con i discorsi elettorali di Obama in sottofondo , ma è allo stesso tempo ben lontano da un documentario sulla caduta di Wall Street.

Killing Them Softly, tra qualche anno, verrà reputato un film minore di Andrew Dominik, ma sfido chiunque altro a orchestrare una performance corale maschile di tale efficacia* e a farsi relegare a “film minore”: significherebbe che il resto della filmografia futura dell'autore è talmente abbagliante da spingere a prendere sotto gamba un film in cui James Gandolfini beve tre martini e una birra a goccia negli unici dieci minuti in cui compare.

* Donne, nel film, non ce ne sono. A un certo punto qualcuno descrive una donna e l'atto di scopare la stessa, ma non è propriamente da ritenersi una “performance corale femminile”. A un certo punto compare una prostituta che cerca di farsi allacciare la cerniera da Brad Pitt. Spoiler: Brad Pitt si rifiuta: “Sei una donna, esci da questa sceneggiatura.”

Nessuna donna, alcuni cani

Brad Pitt, da quando ha una casa di produzione, fa sempre in modo che gli si scrivano solo ruoli in cui o è un manigoldo dal cuore d'oro (Cogan, Jesse James), o salva l'umanità alla fine del film (12 anni schiavo, World War Z).