FYI.

This story is over 5 years old.

reportage

Schiavi siberiani

Shane Smith e il segreto dei campi di lavoro nordcoreani in Siberia, tra schiavi denutriti e sgherri russi fin troppo ben nutriti.
11.12.11

Questo tizio stava minacciando Shane con una sbarra di ferro, poi è arrivato il gangster Billy il Pesce, gli ha preso l’arma e ha sistemanto tutto grugnendo, “È con questo che vorresti darci la buonanotte?” Poco dopo il mio arrivo in Siberia, il nostro editor inglese, Andy Capper, mi scrive: “Vedrai, la Siberia ti piacerà tantissimo. È tutto a portata di mano e i siberiani sono molto accoglienti.” Ovviamente stava scherzando (o stava facendo l’inglese, che è lo stesso), perché per andare da qualsiasi parte ci vogliono 18 ore di treno e la gente è davvero scostante. Qualcuno all’inizio può anche sembrare simpatico, ma quando la vodka inizia a scorrere—e ne scorre—, basta poco perché diventi davvero ostile. Certo, la regola del russo rabbioso ha le sue eccezioni, seppure rarissime. Una di queste, un tipo davvero adorabile, Billy il Pesce—ovviamente non è il suo vero nome: di soprannome fa Pesce, a cui io ho aggiunto Billy perché ero ubriaco. Billy è un brutto ceffo della mafia locale e viene da un paesino della Siberia che non ha polizia né forze dell’ordine, eccetto lui e i suoi sgherri. Ma il suo ruolo è stato a dir poco fondamentale, perché noi eravamo lì, nel bel mezzo del nulla, per inseguire una preda molto pericolosa e decisa a non lasciare tracce—gli schiavi nordcoreani. Billy, pregustando il divertimento, ha acconsentito a portarci nelle profondità della foresta per scovarli. Al primo accampamento lungo la strada, le guardie nord-coreane ci lanciano occhiate minacciose, segno che la nostra presenza non è gradita. Billy il Pesce non faceva altro che ridere. La sua era una risata fragorosa, con mascelle spalancate e denti d’oro in vista. “Questa è la Russia” grugnisce con occhi fiammeggianti. Abbracciando con un gesto gli spazi vasti che lo circondano, aggiunge: “Ed è mia,” per poi dire al cameraman: “Continuate a filmare. Non possono farci nulla.” Agli ordini. Più tardi, ormai nel fitto della foresta, ci imbattiamo in gruppi di lavoratori nordcoreani, uno dei quali si avvicina accerchiando rapidamente il nostro furgone. Un uomo brandiva una sbarra di ferro, e sembrava avere tutta l’intenzione di sfondare i nostri crani capitalisti. Billy gli prende l’arma di mano, lo fissa, e gli fa con voce calma: “È con questo che vorresti darci la buonanotte?” Tira su col naso. “Avrai bisogno di ben altro,” conclude, e sorridendo scaglia il pezzo di ferro tra la vegetazione. Pranziamo seduti su una vecchia catasta di legna—carne in scatola, pane secco, patatine alla paprika, vodka, birra, e, come dessert, vodka e succo di frutta. Poi Billy tira fuori qualche vecchio fucile con cui sparare alle bottiglie di birra vuote per scaricare un po’ la tensione accumulata. È come avere di nuovo 15 anni e fare le teppe nella foresta. Girato l’angolo, ecco di nuovo i nordcoreani, stavolta intimiditi e assai meno aggressivi. “Sapevi che erano qui?” chiedo a Billy. “Certo.” Tira di nuovo su col naso. “Dove altro dovrebbero essere?” Tipico di Billy. Dopo aver passato il pomeriggio a giocare al gatto e al topo con gli schiavi coreani, Billy ci porta a un fiume siberiano ghiacciato per una pausa “rinfrescante,” cui segue una bevuta di vodka “riscaldante.” Giunta la sera ci dirigiamo a casa sua, dove la famiglia ci offre l’unico pasto decente dell’intero viaggio in Russia. Dopo mangiato ci spostiamo tutti al bar (una stanza con qualche lampada), famiglia Pesce compresa, per una notte di bagordi, sbronze e abbracci alcolici con uomini duri dai soprannomi duri: Stalin, Bracconiere, e, il mio preferito, il caro vecchio Killer. Pianti, ancora vodka, scambi di regali simbolici, e, infine, i due giorni in treno di ritorno alla “civiltà”. Ma i nordcoreani ci aspettavano sul treno… Così sono cominciate le peggiori 48 ore della mia vita, in mezzo a FSB (la versione aggiornata del KGB), scagnozzi vari, poliziotti in borghese e altri brutti ceffi che ci prelevano dal treno e ci mettono sotto custodia. A quel punto, sognando Billy e la sua capacità di aggiustare le cose senza alcuno sforzo, gli scrivo che la FSB ci ha acchiappati. La sua risposta è stata: “Era scontato. Andatevene e basta.” E così facciamo, attraversando in fretta e furia la Siberia in direzione del confine cinese (Billy ci aveva indicato il percorso dei trafficanti) e… della libertà. Visitate il sito per sapere di più della nostra rocambolesca fuga da schiavi denutriti e sgherri russi fin troppo ben nutriti. E grazie tante a Billy il Pesce. На здоровье! Alla tua, amico! Un nordcoreano ripara un camion russo nel bel mezzo di un campo di lavoro Shane con un russo della polizia ferroviaria che l’ha salvato da una banda di sgherri sulla Transiberiana. La segheria di Dipkun. Billy il Pesce con il suo fucile. Dicevano tutti che il ponte per la segheria era crollato e che avremmo dovuto guadare il fiume, ma a quanto pare un poliziotto ha costruito una struttura sostitutiva per poter andare al campo e fregare un po’ di ferraglia ai nordcoreani. Tronchi di larice siberiano, impiegati principalmente nella produzione del truciolato di cui sono fatti quegli schifosi mobili che arredano la vostra casa.