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Prova a non distruggerti la vita

Ho preso per la prima volta l'ecstasy, e non è andata molto bene.

Qualche mese fa ho provato per la prima volta l'MDMA. Ero nel bagno di un locale di Brooklyn, ho sciolto la povere in acqua, l’ho bevuta e ho aspettato che facesse effetto. Poco dopo nel mio cervello hanno iniziato a esplodere fuochi d’artificio. Tutto andava più veloce, le voci di chi mi stava intorno sembravano quelle dei Chipmunks e le luci mi disturbavano. Sopraffatto, sono uscito dal locale e ho incontrato un amico che non vedevo da anni.

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“Kevin, wow, ti vedo bello magro,” ho detto senza rifletterci troppo.

Ha fatto un sorrisino. “Lo so. È per l'ipertiroidismo, ho perso un sacco di chili.”

“Mi mancano le tue forme. DOVE SONO LE TUE FORME?!”

Kevin mi ha squadrato: “Aspetta… sei fattissimo, vero?”

Dopo una pausa, gli ho detto tutto in un respiro, “OK, sono fattisimo, ma è una sensazione fortissima e questa conversazione mi sta aiutando a calmarmi. Non lasciarmi da solo, ti prego.”

“No, sto qui,” mi ha rassicurato toccandomi delicatamente il braccio.

Poi, così, all’improvviso, la situazione è crollata. Il cuore ha iniziato a battermi violentemente e vedevo ombre che chiaramente non erano lì. Senza pensarci due volte ho lasciato i miei amici e ho chiamato un taxi per tornare a casa, dove pensavo sarei stato al sicuro. Mi sentivo la testa come un’arancia spremuta che schizzava succo sui sedili. Sceso dal taxi ho cercato di fare qualche passo, ma mi sembrava di non riuscire a camminare. Era come se attaccati alle scarpe avessi avuto dei sacchi di sabbia e ogni passo richiedesse più energia e attenzione di quello che l’aveva preceduto.

Mi serve dell'acqua, continuavo a ripetermi. Non devo disidratarmi, o ci resto secco.

Sono entrato nell’alimentari all’angolo, ho agguantato tre bottiglie e mi sono incamminato verso la cassa, muovendomi sempre come una patetica lumaca.

Il commesso mi ha guardato stranito mentre lasciavo cadere le bottiglie.

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“Mmm, signore,” ha chiesto gentilmente.

“COSA?”

“Le chiamo un’ambulanza?”

Un’ambulanza? Non mi sembrava di averne bisogno, ma da che mi ero fatto non avevo avuto l'occasione di guardarmi allo specchio. Se uno sobrio mi guarda e la prima cosa che gli viene in mente è “ambulanza” forse è il caso di chiamarla, no?

“Già,” ho detto, sconfitto. “Sarebbe bello.”

Il commesso mi ha fatto sedere su una cassetta di plastica in mezzo al negozio, poi ha chiamato la polizia. C'erano ubriachi che entravano e uscivano, e ogni volta che uno di loro si accorgeva della mia presenza sconvolta scoppiava a ridere.

“Cazzo,” ha sussurrato a un’amica una ragazza con le treccine. “Messo male quello.”

L’ambulanza ci stava mettendo una vita. Alla fine mi son ripreso un attimo e ho chiesto al commesso quanto c’era da aspettare.

“Non so,” ha detto con un’alzata di spalle, mentre stampava prezzi su scatole di Advil. “Li ho chiamati due volte.”

Mi è squillato il telefono. Era il mio amico Carey. Ho risposto.

“Ciao Ry, dove sei?”

“Sono seduto su un coso di plastica in un alimentari, strafatto di molly. Mi stanno chiamando un’ambulanza.”

“Un’ambulanza? Cos'hai? Non stai bene?!”

“Non so. Al tipo qui sembrava me ne servisse una. Io mi sento bene, però.”

All’improvviso, ho sentito le sirene.

“Sta arrivando,” gli ho detto.

“Ryan, non prenderla! Ti spennano!”

“Davvero?”

“Certo! Non prenderla!”

Mi sono alzato dalla cassetta.

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“Stia seduto," è saltato su il commesso. "C'è l'ambulanza!”

Ho continuato a camminare e ho visto i paramedici correre giù dall’ambulanza. Per un attimo, i nostri occhi si sono incrociati.

“Ok, me ne vado! Scappo, torno a casa!” Ho iniziato a correre in modo impacciato lungo la strada. Stranamente, nessuno si è preoccupato di venirmi dietro.

“Cinque minuti e siamo lì,” ha detto Carey prima di attaccare.

Ho corso fino al mio palazzo e ho aspettato l’arrivo di Carey e la sua fidanzata, Renée. Ero zuppo di sudore, ma bere acqua mi ha fatto sentire mille volte meglio. Non mi sembrava più di morire.

Hanno suonato al citofono e li ho fatti salire.

“Ti senti meglio?” mi ha chiesto Renée, abbracciandomi.

“Sì,” ho detto, chiudendo involontariamente gli occhi. “Possiamo ascoltare Cibo Matto?”

***

Sto facendo quello che so fare meglio: scappo dall’intimità. Sono a letto con uno, non importa chi, e il sole mi colpisce come un genitore arrabbiato. Devo mandarlo via dal mio appartamento.

“Non mi sento bene,” gli dico, tenendomi lo stomaco. È una mossa che ho perfezionato negli anni, e funziona sempre.

“Veramente?” mi guarda preoccupato. È scemo, è tenero, potrebbe essere buono, ma non lo sapremo mai.

“Sì,” mugolo. “Scusa.”

Capisce il messaggio. Non gli sto chiedendo aiuto. Mi lascia e un bel senso di sollievo mi corre lungo il corpo, quasi meglio dell’orgasmo che ho avuto 20 minuti prima. Mi sento di nuovo al sicuro. A mio agio. Niente mi può far male se non c’è nessuno a farmi male.

Ordino un burrito per colazione e guardo un po’ di Netflix.  È il momento in cui sono più felice. È per questo che morirò solo.

***

Ogni volta che prendi una decisione disonesta e grondante autodistruzione fai un passo indietro, lontano dalla persona che sei e da quella che vorresti essere. Quando avevo vent’anni, il mio obiettivo principale era provare tutto. Volevo davvero provare l'MDMA quella volta? No. Pensavo sarebbe stato troppo per me, ma l’ho fatto perché non mi va di smettere di fare cazzate. Le cose brutte, purtroppo, sembrano ancora belle. Ma c’è il trucco. Non sembrano più veramente belle. Non come prima. Le cose cattive sono divertenti solo se non ti conosci. È l’unico motivo per cui si inizia. Provi cose diverse e scopri quel che ti piace, e intanto speri di avere un maggiore controllo sulla tua personalità. È diverso, però, quando arrivi a capire veramente chi sei. Le giornate trascorse a buttare fuori dal tuo appartamento tutto ciò che è reale, le bravate raccontate con gioia agli amici il giorno dopo non sono più divertenti o carine. Al college, la gente si vantava dei propri errori. Poi le cose sono cambiate. O avrebbero dovuto. Non so. Non tutti lo capiscono nello stesso momento. Alcuni hanno un’inclinazione naturale a crescere e a essere sani e a prendersi cura di sé, mentre altri cercano solo di scoprire quanto possono arrivare vicini alla morte prima di sentirsi vivi. Io sono da qualche parte lì a metà. Non mi va di fare esercizio fisico, mangiare sano o andare a fare escursioni, perché è noioso, ma non voglio nemmeno essere un disastro. Voglio essere felice, voglio lasciare che qualcuno mi ami, voglio un cane e un giardino. Praticamente, voglio una vita che sia meritata e reale.

Non avrei mai detto che sarebbe stato così difficile sistemare le cose cattive dentro di me. Mi sembra sempre di essere indietro rispetto ai miei amici, di perdere il segno. L’impulso a distruggere la tua vita è forte, ma può sparire un po' alla volta. La felicità non è avere qualcuno che ti chiami un’ambulanza mentre sei seduto nel bel mezzo di un alimentari strafatto di ecstasy, o fingere di avere la nausea per mandare via qualcuno. Proprio no. Ognuno merita tutto l’amore, tutti soldi e tutti gli orgasmi di questo mondo. Basta solo smettere di distruggersi la vita prima di arrivare a quel punto.