Cocaina nel tiramisù: cos'ho imparato lavorando in un ristorante gestito dalla mafia polacca

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Cocaina nel tiramisù: cos'ho imparato lavorando in un ristorante gestito dalla mafia polacca

Avevo appena finito le superiori e volevo mettere da parte qualche soldo per andare in vacanza. Così mi sono ritrovato a lavorare in un ristorante gestito da un gangstar polacco, tra festini, spaccio di droga, gioco d'azzardo e violenza.
30.3.16

Illustrazioni di Ella de Souza.

"Qui imparerai tutto ciò che c'è da sapere sul gioco d'azzardo, la prostituzione, l'intimidazione e l'estorsione," mi aveva detto Józef, il mio capo, con lo sguardo fisso sulla slot machine. La sua mano—grossa e grassa come la zampa di un orso—colpì la macchinetta. Erano le cinque del mattino e lavoravo dalle sei della sera prima. Mi ero preso qualche pausa nascondendomi in bagno un paio di minuti. Era il mio primo giorno da cameriere allo Yangtze e mi ero ripromesso che sarebbe stato l'ultimo. Ma le mance erano buone, e volevo mettere da parte qualche soldo per andare in vacanza. Così alla fine ci sono rimasto un paio di mesi.

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Józef aveva quasi cinquant'anni. Era alto più di un metro e 80, aveva corpo e faccia da gorilla: gambe corte, spalle enormi, e una pancia tonda. Gli occhi piccoli e neri trasmettevano indifferenza e vacuità. Indifferenza e vacuità erano parte di tutto ciò che Józef—o "il Matador"*, come è conosciuto nel mondo della malavita polacca—faceva.

Nel 2007 mi ero appena diplomato alle superiori. La mia prima ragazza mi aveva mollato qualche mese prima, e io avevo reagito cominciando a condividere canzoni tristi sul mio profilo di Gadu Gadu, il servizio di chat polacco in voga al tempo. Avevo bisogno di lavorare, perciò ho portato il mio patetico curriculum al ristorante Yangtze, nella piazza del Mercato di Varsavia.

Il locale era sempre affollatissimo e arredato con bambù e piante finte. Alle pareti c'erano false stampe cinesi. Al di là dell'arredamento pacchiano, era chiaro che facevano bei soldi. La prima volta che ho visto Józef stava in piedi accanto al bancone con l'aria del padrone indaffarato—salutava i clienti e compilava moduli d'ordine. Dall'aria che aveva, poteva essere un fantastico padre di famiglia. Ovviamente non avevo idea del casino in cui mi stavo infilando. Ma ecco alcune cose che ho visto e alcuni dei personaggi che ho incontrato durante il mio periodo da cameriere in un ristorante gestito da un gangster polacco.

IL PACCHETTO

Una sera, una coppia elegante di mezz'età aveva ordinato un tiramisù. "Non è nel menù," avevo risposto. Il capo si era materializzato dal nulla con un'aria insolitamente gentile. "Non vi preoccupate. Facciamo arrivare subito del tiramisù dall'altro ristorante," aveva detto ai clienti, per poi ordinarmi di andare in quest'altro posto, La Fortuna*, e chiedere del tiramisù. "Fallo in fretta e avrai una bella mancia," aggiunse. Avevo attraversato la piazza gremita ed ero entrato al Fortuna, che sembrava il palazzo del Doge. I tavoli erano perfettamente apparecchiati, ma dentro non c'era nessuno a eccezione dello chef seduto a uno dei tavoli. Sorseggiava whisky e leggeva il giornale.

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La Fortuna ha dai tre ai cinque clienti al giorno, eppure il ristorante non è nato per fare soldi, ma per impressionare i soci in affari del padre del Matador, a sua volta un noto "businessman" polacco. A volte ci invita a cena alcuni importanti gangster. Mangiano aragosta o filetto e sorseggiano alcolici costosi. Poi vanno dalle prostitute che li aspettano allo Yangtze, dove continuano a fare bisboccia fino all'alba.

Il tiramisù era già pronto, in un pacchetto perfetto. L'avevo portato nella cucina dello Yangtze e avevo chiesto allo chef di prepararlo—levarlo dal pacchetto, tagliarlo, metterci su un po' di cacao. Questi mi guardò sorridendo senza toccare il pacchetto. Józef era entrato, mi aveva dato una pacca sulla spalla e mi aveva detto di pulire il tavolo, ora vuoto, della coppia che aveva ordinato il tiramisù. Mi avevano lasciato 150 zloty (35 euro) di mancia.

Poi mi appoggiò la grossa mano sulla spalla e mi guardò negli occhi. "Se continui così, ti guadagnerai un secondo lavoretto." Il cuoco mi ha poi spiegato che quello che avevo trasportato era tiramisù molto costoso. Ero diventato un corriere della droga.

LA MACCHINETTA FOTOGRAFICA

Una notte me ne stavo fuori dallo Yangtze ad aspettare che il capo e i suoi invitati pagassero le prostitute e andassero finalmente a letto, così che avrei potuto sistemare e tornare a casa. Ma non sembrava loro intenzione andarsene, dato che avevano perso qualche migliaio di euro al gioco e volevano racimolare i soldi per pagare le ragazze alle slot machine. Józef sapeva che le ragazze erano professioniste d'alto bordo e lavoravano per una persona importante, quindi non poteva fare quello che avrebbe fatto di solito—dare uno schiaffo alla ragazza di turno e dirle di andarsene fuori dalle palle.

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Anche io stavo aspettando che vincesse, perché aveva perso così tanto che gli avevo dovuto prestare i soldi delle mance. Se non fossi rimasto lì, non si sarebbe ricordato niente il giorno dopo e non avrei mai più rivisto i miei soldi. All'improvviso, da una slot machine partì un motivetto e uscirono un sacco di monete. Saranno stati 200 zloty [circa 47 euro], e lui me ne doveva 100.

"Quanto ne sai di computer?" mi chiese, all'improvviso di ottimo umore.

"Quanto chiunque altro."

"Vieni, aiutami. Sei sveglio tu, questi idioti non ci capiscono un cazzo," disse indicando chi gli stava intorno. Eravamo saliti al piano di sopra, mentre le prostitute se ne andavano.

Il piano di sopra consisteva in un dispiegamento di poltroncine rosse e un tavolino con sopra un laptop. Józef mi chiese di trasferire le foto del suo compleanno da una macchina fotografica al computer, e di inviarle a una persona. Si era seduto accanto a me, incredibilmente eccitato, come un bambino che sta per mostrare al padre la medaglia che ha vinto. Quando cliccai "copia", cominciò a guardare forsennatamente prima lo schermo poi la mia faccia, poi lo schermo, poi la mia faccia.

Erano una quindicina di foto, tutte scattate in un grosso salotto. Donne nude senza sensi, bottiglie vuote, aragoste e pezzi di quello che sembrava maiale arrosto sparsi per la stanza. Tutte le foto erano una variazione sullo stesso tema; ragazzi mezzi nudi, cose a tre, dettagli di genitali maschili, una donna sorridente con un occhio nero. Una foto spiccava tra tutte: Józef, nudo, in piedi accanto a un amico—entrambi sorridenti verso l'obiettivo. Due donne erano inginocchiate davanti a loro, mentre Józef reggeva tra le mani una coscia di maiale e il suo amico un kalashnikov.

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Allegai la foto all'email senza dire una parola. Józef con un ghigno commentò semplicemente: "Ho fatto una festa per il mio compleanno."

PATRYCJA

Patrycja* aveva 18 anni, capelli castani fino alle spalle, corpo da modella e un dente leggermente scheggiato. Non era particolarmente sveglia ma se la cavava. È stata la prima a capire che nessuno lì veniva pagato in modo adeguato e non aveva paura a farlo notare al capo. Anzi, diventava aggressiva e gli chiedeva soldi di fronte ai clienti. Ogni volta che succedeva, Józef la portava al piano di sopra, dove rimanevano per una mezz'ora. Tornava sempre più calma e un po' in disordine. Dopo, si dimenticava di ogni ingiustizia.

Era una delle poche donne che aveva guadagnato il rispetto di Józef, invece che la sua violenza. A volte, lui sceglieva una persona con cui comportarsi bene. Ma questo non gli impediva di usare violenza contro le cameriere, o di sbattere la testa della sua ragazza sul cofano di un taxi. La maggior parte delle ragazze come Patrycja si licenziavano dopo un mese o due, spesso dopo che uno degli amici o dei soci di Józef metteva loro le mani addosso. E dopo un po' diventavano manager in altri bar. Sapevano cosa volevano, e cosa fare per ottenerlo.

KAROL

Karol* veniva da fuori Varsavia, ed era un sempliciotto dal cuore buono. Era il tuttofare del ristorante. Una volta si è preso una pausa che è durata più di quanto avrebbe dovuto, mentre c'era una partita importante da consegnare. Quando è tornato il boss e uno dei suoi amici lo hanno trascinato fuori dalla cucina e picchiato davanti a tutti. Sono stati attenti a non lasciargli segni in viso. Non avevo mai visto niente del genere, non sapevo cosa fare. Non ho preso le difese di Karol, così come nessuno dei clienti o dello staff.

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Karol si è scusato ed è tornato a lavoro. "Denuncialo, vattene da qua, fai qualcosa," gli avevo detto stando attento a non farmi sentire. Mi ha risposto che non l'avrebbe fatto perché voleva arrivare da qualche parte nella vita e Józef aveva le conoscenze giuste per aiutarlo. "È fatto così, nessun problema. E comunque," ha continuato,"il capo della polizia beve il caffè qui, gratis, a chi dovrei denunciarlo?"

Aveva le sue ragioni: la polizia non aveva mai toccato Józef, né lo aveva mai fatto qualche politico a cui doveva anche un bel po' di soldi. Ma in qualche modo quel debito era passato di mente a tutti, e lui continuava a lamentarsi giulivo del prezzo assurdo degli affitti sui giornali locali.

I CLIENTI

Lo Yangtze attirava un sacco di clienti interessanti, ovviamente. Come Jarek*—che aveva sempre una giacca dell'ultimo modello da venderti a un prezzo speciale. Anche "il Re degli zingari"* ogni tanto faceva la sua comparsa. Era alto più di un metro e 80 e avrà pesato 150 chili, carico di collane d'oro e con una tuta e un cappello da cowboy. Aveva sempre con sé dai quattro ai sette ragazzini tra i 12 e i 17 anni, e tutti avevano sguardi strafottenti. I ragazzini avevano un sacco di gel nei capelli e portavano Lacoste che probabilmente compravano da Jarek. Erano molto più bassi del boss, e si lamentavano un sacco.

Venivano anche popstar e pseudo-celebrità apparse in reality-show di bassa lega. Erano tutti orgogliosi di conoscere Józef, ma per me non faceva alcuna differenza di chi fosse il vomito che pulivo in bagno. Io volevo solo andare in vacanza.

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§

Józef non mi ha mai messo le mani addosso, né mi ha mai minacciato. La cosa che mi sorprendeva di più, anzi, erano le volte in cui due minuti dopo avermi urlato contro veniva a scusarsi. Provava a giustificare il suo comportamento, mi faceva i complimenti o diceva ai suoi amici di non prendermi in giro. Probabilmente aveva dei problemi mentali e qualche mania di controllo. Da unire a droghe, tendenza alla violenza e abitudine al comando. Una miscela esplosiva.

Oggi lo Yangtze e La Fortuna non vanno più bene come prima, perché Józef è finito in galera per percosse e tentato stupro. I nomi e l'arredamento dei ristoranti sono cambiati, ma è chiaro che le persone che ci stanno dietro sono sempre le stesse. A volte le incontro per strada, che si danno il cinque, parcheggiano dove vogliono le loro Hummer gialle e ridono di tutti. Forse gli serve un cameriere.

*I nomi dell'autore e di tutti i personaggi sono stati cambiati.

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