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Il governo Renzi ha pestato il primo vero merdone del suo mandato

Quello che ha coinvolto il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi non è il primo "scandalo" che tocca il governo, ma l'impressione è che si tratti del primo in grado di creare grossi problemi per l'esecutivo.

di Leonardo Bianchi
01 aprile 2016, 10:34am

Il selfie di Matteo Renzi con un gruppo di ricercatori italiani a Chicago, pubblicato ieri sulla sua pagina Facebook. Via

Se si guarda il profilo Facebook di Matteo Renzi, impegnato in una visita istituzionale negli Stati Uniti, la giornata di ieri è stata il classico trionfo del governo del fare. Tra selfie con "giovani imprenditori italiani," jogging alla Frank Underwood e calorose strette di mano, il presidente del consiglio ha celebrato "uno straordinario accordo con IBM per il progetto post Expo di Milano," e ha parlato ad Harvard di "futuro dell'Europa."

Nello stesso pomeriggio, però, un'inchiesta della procura di Potenza ha coinvolto (non sotto il profilo penale) il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi. Tra gli indagati per "traffico di infuenze illecite" nel filone su Tempa Rossa—l'impianto estrattivo della Total in Basilicata—c'è infatti Gianluca Gemelli, imprenditore dai variegati interessi e soprattutto compagno della ministra.

Secondo l'accusa, Gemelli avrebbe indebitamente sfruttato "la relazione di convivenza che aveva col Ministro allo Sviluppo Economico;" dalle carte è poi spuntata un'intercettazione in cui Guidi diceva a Gemelli che "dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato, se è d'accordo anche 'Mariaelena' [ il ministro Boschi], quell'emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte." L'emendamento in questione era stato ritirato dal decreto sullo Sblocca Italia e successivamente infilato nella legge di stabilità approvata nel dicembre del 2014, tra le proteste del MoVimento 5 Stelle.

Al di là degli eventuali sviluppi penali, è emerso quindi un nuovo colossale conflitto d'interessi della politica italiana—un problema che del resto era già venuto fuori ai tempi della nomina della stessa Federica Guidi, imprenditrice (l'azienda di famiglia è la Ducati Energia) e figlia dell'ex vicepresidente di Confindustria Guidalberto Guidi.

Questa volta, però, la posizione della Guidi è apparsa da subito politicamente indifendibile. E infatti—mentre montava la polemica—ieri sera il ministro ha rassegnato le dimissioni con una lettera rivolta a Renzi, dicendosi "assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato."

Poco dopo, come accade ogni volta in cui c'è un problema, è scattato il frame dell'"ira" del leader "tradito": Renzi, hanno riportato le agenzie, era letteralmente "furioso" per quanto era successo; e non solo, era doppiamente incazzato perché "Federica non ci aveva detto chi fosse e cosa facesse il fidanzato"—come se la faccenda riguardasse più la convivenza tra coinquilini, che le dinamiche di un governo. Ma a parte questo, la reazione c'è stata subito anche perché—secondo quanto pubblicato da Repubblica—"dobbiamo anche dimostrare che non siamo come i grillini, quelli che hanno traccheggiato per un mese su Quarto."

Tutto a posto, dunque: il leader ha fatto la sfuriata, la mela marcia è stata buttata fuori dal cesto, e ora si torna a lavorare a testa bassa per il bene del paese. Peccato che non sia tutto così semplice e lineare.

Anzitutto, uno dei compiti più urgenti per Renzi & co. è quello di impedire che le dimissioni di Guidi e le inchieste abbiano riflessi sul referendum per le trivelle previsto il prossimo 17 aprile. Stando a un retroscena, Palazzo Chigi non avrebbe nascosto lo "stupore" per la "coincidenza temporale dell'inchiesta che coinvolge pozzi petroliferi e della campagna referendaria sulle trivelle."

Il governo infatti è fortemente schierato contro il referendum, e solo qualche giorno fa era partito l'invito all'astensione. In una nota, inoltre, si erano usati toni piuttosto sprezzanti: "I soldi per questo referendum potevano andare ad asili nido, a scuole, alla sicurezza, all'ambiente. Se il referendum passerà l'Italia dovrà licenziare migliaia di persone e comprare all'estero più gas e più petrolio."

In secondo luogo, Renzi e l'esecutivo dovranno evitare che Maria Elena Boschi—che al momento appare solo di striscio in un'intercettazione—finisca un'altra volta sulla graticola parlamentare.

Pur non essendo il primo "scandalo" che tocca il governo, la sensazione è che questo sia il primo in grado di creare grossi problemi per l'esecutivo—anche e soprattutto a livello d'immagine. Certo, è altamente improbabile che Matteo Renzi crolli; inoltre, le ripercussioni a un livello strettamente parlamentare non saranno rilevanti.

Eppure, ancora una volta siamo costretti a parlare di confilitti d'interesse irrisolti e di inchieste giudiziarie che travolgono la politica ai suoi più alti livelli. E tutto ciò sgonfia la narrativa pseudo-rivoluzionaria propugnata dal premier, che tratteggia un paese perennemente in movimento, vitale e profondamente rinnovato. Ciò che abbiamo visto ieri, invece, è l'esatto opposto—ossia il ritratto di un paese stantio, bloccato e ripiegato sulle solite pratiche di sempre.

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