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Le cose più imbarazzanti che ho visto facendo il tatuatore

"A causa delle difficili condizioni di lavoro le avevo piazzato una mano sulla vulva. E con le vibrazioni della macchinetta stava per avere un orgasmo."

di Stefanie Katzinger
01 settembre 2015, 8:30am

Tutte le foto dell'autrice

Dopo avere raccolto le vicende peggiori successe a insegnanti, pornostar e studenti di medicina, abbiamo deciso di chiedere ai tatuatori di raccontarci i loro momenti lavorativi più imbarazzanti.

I tatuatori lavorano con clienti che aspettano da un sacco di tempo di realizzare il tanto agognato tatuaggio—ma se l'immaginazione non ha limiti, le possibilità umane ne hanno eccome. Ho contattato alcuni tatuatori di Vienna e ho chiesto loro di raccontarmi l'episodio più strano che gli è successo. E queste sono le loro storie.

IL PROBLEMATICO

Ovviamente è molto diverso se il tuo cliente è al primo tatuaggio o un veterano. Di solito le persone che hanno già molti tatuaggi sanno come risponde al dolore il loro corpo. Comunque prima di procedere preferisco sempre chiedere se il cliente ha mangiato qualcosa e se si sente in forma.

E così ho fatto anche con questo cliente che aveva un sacco di tatuaggi e voleva che gli tatuassi le dita. Mi ha assicurato che stava benissimo. Dopo qualche scambio di battute ho cominciato. È un posto che fa abbastanza male, ma è un male sopportabile perché non ci vuole molto.

Stavo per cominciare il terzo dito quando l'ho sentito tremare. Gli avevo chiesto di stare più fermo possibile, ma non riusciva a controllarsi. Poi è successo tutto molto in fretta. Gli si erano ribaltati gli occhi, si è pisciato sotto ed è caduto dalla sedia. Volevo chiamare un'ambulanza, ma appena si è ripreso si è comportato come se non fosse successo nulla. Per nascondere i pantaloni bagnati si è annodato il maglione in vita. Io non volevo continuare, ma lui mi ha promesso che sarebbe andato dal dottore subito dopo, perciò mi sono fatto convincere. È sopravvissuto alle altre dita. Magari era un medico, ma ne dubito.

GLI IDIOTI

Parte del mio lavoro consiste nel rifiutare le richieste dei clienti che arrivano in studio. Ovviamente non sempre: anche se come molti altri studi abbiamo una lista d'attesa, prendiamo anche walk-in—con molto piacere, tranne in qualche occasione.

Una volta è entrato un ventenne al suo primo tatuaggio. Voleva farsi tatuare "puttana" a caratteri cubitali sull'avambraccio. Non so cosa mi aspettassi quando gliel'ho chiesto, ma alla domanda, "Perché?" mi ha risposto semplicemente, "È la mia parola preferita." Gli ho detto di prendersi del tempo per pensarci bene, e pensare a cosa avrebbe detto sua madre nel vederlo.

Sfortunatamente mi vengono spesso richiesti anche tatuaggi di simboli nazisti. Dal momento che perfino questi idioti sono consapevoli che stanno chiedendo una cosa da idioti, la prendono sempre larga: iniziano con domande generiche sul lettering o sui ritratti, finché alla fine ti chiedono il teschio delle SS o, nel peggiore dei casi, un enorme ritratto di Hitler. Di solito se ne escono dallo studio senza tatuaggi.

I PICCIONCINI

Spesso arrivano coppie che mi chiedono tatuaggi "di coppia", e spesso rifiuto. Ma in questo caso il cliente era una mia vecchia conoscenza sulla quarantina. È arrivato tutto entusiasta dicendomi che aveva trovato l'amore della sua vita e che entrambi volevano tatuarsi un simbolo del proprio sentimento—volevano qualcosa di "speciale". Ho pensato che fosse abbastanza vecchio per sapere cosa stava facendo.

Mi ha detto che mi avrebbe mandato qualche indicazione il prima possibile. Quella notte stessa mi sono svegliato e con un gesto irriflesso ho controllato i messaggi sul telefono. La prima cosa che ho visto è stato un cazzo enorme. E una vagina. In merito, mi scriveva se per favore poteva avere la vagina di lei—realistica—sulla coscia, e se potevo tatuare il pene di lui sul ventre di lei. Ovviamente in dimensioni reali.

Il primo appuntamento era della donna, che è uscita con il pene del compagno tatuato sul basso ventre. Poi è arrivato il turno di lui—che è un uomo enorme con una coscia altrettanto enorme, lunga e grossa. Perciò mi è toccato fare un altro stencil, e sono tornato con una vagina in formato A4. Lui ne era entusiasta, quindi mi sono apprestato a cominciare. Mentre stavo per appoggiare l'ago gli è arrivato un MMS con una foto della stessa vagina, ma con qualcosa di bianco. Mi ha detto di inserire anche quello nel tatuaggio. Quando gli ho chiesto se il bianco fosse sperma mi ha risposto molto indignato, "No, mi hai preso per un pervertito? È solo più accurato, così."

Tre settimane l'ho incontrato per strada. Gli ho chiesto se il tatuaggio fosse guarito e come andava con la sua donna. Ma non stavano più insieme. Pareva che il tatuaggio non fosse un gran problema però, perché nessuno dei due mi ha chiesto di coprirlo.

LA CLIENTE SODDISFATTA

Spesso i clienti al primo tatuaggio portano alcuni amici per farsi coraggio. La ragazza in questione è arrivata all'appuntamento con tre amiche. Quando le ho chiesto cosa volesse tatuarsi, le sue amiche hanno iniziato a ridacchiare e lei si è fatta tutta rossa. Alla fine mi ha detto che aveva una voglia sull'inguine e che voleva che ci tatuassi intorno dei petali per farla sembrare una margherita. Non era niente di difficile.

Ovviamente per prima cosa mi ha dovuto mostrare la voglia. Si è tolta i pantaloncini e, riluttante, ha abbassato le mutande. Ma ancora non riuscivo a vederla. Era molto, molto vicino alle labbra. Le ho anche spiegato che non bastava che lei tenesse scostate le mutande mentre lavoravo, perché si sarebbe creata troppa confusione. Si è dovuta togliere le mutande e le ho fatto aprire leggermente le gambe per poter lavorare bene. Le sue amiche morivano dal ridere, ma la cliente, nonostante la posizione poco ortodossa, sembrava a suo agio.

Mentre la tatuavo era anche molto silenziosa. Quando ho alzato lo sguardo per osservarla, mi sono accorto che aveva gli occhi chiusi e si mordeva un labbro, che è abbastanza normale. Ma poi mi sono reso conto che a causa delle difficili condizioni di lavoro avevo piazzato una mano proprio sulla sua vulva. E con le vibrazioni della macchinetta stava per avere un orgasmo. Non so se l'avrebbe davvero avuto perché il tatuaggio era finito, ma le sue amiche l'hanno trovato comunque molto divertente.

UN PICCOLO ERRORE

Un ex cliente mi ha fatto un bello scherzetto. Era un mio vecchio conoscente, e pur essendo uno di quelli che bazzicano nelle gang di biker aveva abbastanza paura dei tatuaggi—perciò ha dovuto bere un po' prima di cominciare. Mi aveva detto che voleva farsi tatuare il nome di sua moglie—che prima di quel momento non avevo mai sentito nominare. Perciò siamo arrivati in studio dopo un paio di bicchieri di whisky, e a quel punto mi ha detto per la prima volta il nome di sua moglie. Il cliente era esaltato e voleva farselo sul polso, perché si vedesse. Quando abbiamo finito, mi ha ringraziato mille volte e mi ha detto che non vedeva l'ora di mostrarlo a sua moglie.

Il giorno dopo me lo sono trovato fuori dal mio studio con un paio di altri biker. Era furioso. Alcuni biker volevano picchiarmi a sangue, ma ho avuto abbastanza sangue freddo da chiedere quale fosse il problema. A quanto ho capito, a causa della sbronza il buon uomo si era confuso il nome della moglie e quello dell'amante—e la moglie non ne era stata molto felice. Per giustificarsi, pare che lui avesse detto alla moglie e a tutti i suoi amici che io l'avevo fatto apposta. Per fortuna sono stato abbastanza veloce da spiegare come erano andate davvero le cose. In fin dei conti io non conoscevo né la moglie né l'amante, e gli avevo mostrato lo stencil prima di cominciare. In segno di pace gli ho proposto di coprire il tatuaggio con uno con il nome giusto—e stavolta l'avrei fatto prima leggere ai suoi compagni.